3 domenica di Pasqua

Chi è saggio osservi queste cose
e comprenderà l’amore del Signore

Io non lo conoscevo. Per ben due volte Giovanni Battista parlando di Gesù ai suoi discepoli usa questa espressione, quasi confessando una certa ignoranza nei confronti di Gesù stesso. Non è qualcosa che ti aspetti da uno come Giovanni Battista, un uomo di fede, un testimone, un profeta.  Appare strana questa affermazione; quasi una contraddizione rispetto alle parole che la precedono: Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me” e anche alla conclusione del discorso di Giovanni: io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio. Appare fuori luogo dal momento che i vangeli e la tradizione ci raccontano di una parentela tra le madri e quindi anche tra Gesù e Giovanni Battista che vengono descritti come secondi cugini, nati tra l’altro a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro.  Appare stonata sulla bocca di colui che quando era ancora nel grembo nella madre Elisabetta, sussulta sentendo la voce di Maria che porta nel grembo Gesù. Come fai a non conoscerlo, tu che sei il profeta dell’Altissimo, e che andrai innanzi al Signore a preparargli le strade?
Ma forse è proprio così che accade e dobbiamo ringraziare Giovanni Battista che ce lo ricorda: nella frequentazione abituale a volte ci si perde di vista, la routine fa il suo, i pregiudizi, la pigrizia, un po’ di egocentrismo, le difficoltà della vita quotidiana che tolgono il tempo al confronto al dialogo; si comincia a lasciar correre, si impara cosa dire o non dire, cosa fare e non fare; in buona sostanza ci si trascura. Può così accadere anche a noi di credere di conoscere una persona, di conoscerla da sempre e poi un giorno, sorpresi, trovarsi a dire “pensavo di conoscerla” e trovarsi, nel bene o nel male, a scoprirla diversa da come la si pensava; fino a dire: non la conosco più.
L’altro, anche colui che amo, è sempre molto di più di quello che io conosco e la bellezza di un rapporto che sfida il tempo sta esattamente nella possibilità che si regala di conoscersi sempre meglio, di lasciare spazio allo stupore.
Può accadere anche con Dio. Credere di conoscerlo, perché siamo battezzati, fin da bambini siamo andati a catechismo, abbiamo imparato preghiere e preghiamo, abbiamo ricevuto i sacramenti, abbiamo anche provato una grande emozione il giorno della prima comunione e magari – ma non è scontato – continuiamo a venire a messa.
Forse proprio noi, che continuiamo a venire a messa, con la stessa sincerità di Giovanni Battista dovremmo domandarci: ma lo conosco davvero il Dio nel cui nome sono stato battezzato? Non è forse che alcune cose le conosco per sentito dire? Quando mi sono mai fermato davvero a comprenderle? Quante cose non so di lui? E su quante cose devo ammetterlo di averne una conoscenza sbagliata o imperfetta? Così proprio quel io non lo conoscevo credo possa tornar buono a ciascuno di noi per fermarci e meditare, perché quelle parole non parlano anche di noi, parlano della nostra fede e alla nostra fede.
Se pure il Battista riconosce di non aver conosciuto bene Gesù, anche io non posso che ammettere che la mia conoscenza di Gesù, della fede e di Dio sono imprecise, approssimative, e che di questa superficialità spesso mi accontento. Conosco davvero Gesù così da sapermi davvero fidare delle sue parole e del suo progetto di vita? Conosco bene quel Vangelo che mi racconta la sua vita, i suoi insegnamenti e i suoi gesti? Quando chiedo: come mai hai smesso di frequentare la chiesa? Quasi nessuno sa dirmi un perché preciso; spesso dice di non saperlo spiegare e forse nemmeno di conoscere un perché. 
Ho come l’impressione che se la fede, oggi, è così trascurata, la causa vada proprio cercata nella convinzione di aver già conosciuto tutto e a sufficienza per decidere di ritenerla poco interessante e poco importante per la propria vita, senza accorgersi che in realtà si sapeva proprio poco e troppo poco e che non si era in realtà fatto davvero esperienza della bellezza e delle profondità del Vangelo e di Dio.  L’altro, anche colui che amo, è sempre molto di più di quello che io conosco. È così anche per Dio. È saggio, come fa Giovanni Battista, confessare di non conoscerlo e soprattutto non fermarci a quello che crediamo di conoscere. Dio è sempre una novità, una scoperta da fare. Anche Giovanni ha dovuto fare la sua personale “fatica” di tenere aperto il cuore ad una sempre nuova conoscenza; anche lui che pure fin dal grembo, aveva saputo sussultare nell’avvertire la sua presenza nel grembo di Maria ha dovuto permettere a Dio di essere diverso da come se lo era immaginato e costruito nella sua mente fino ad arrivare quasi a dubitare: ma sei tu che dobbiamo aspettare o è un altro? Conoscere, rifiutare, tornare a conoscere: sono i movimenti quasi naturali della fede. 00Che il nostro cammino ci trovi pronti ogni volta a lasciarci sorprendere e scomodare fino ad arrivare a professare anche noi davanti a Gesù: ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio.

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