Domenica delle Palme

Avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù.

Avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù.
Così abbiamo ascoltato dal capitolo 12 della lettera agli Ebrei.  Parole semplici, ma efficaci; parole che possiamo custodire come preziose indicazioni per vivere la prossima Pasqua.
Celebrare la Pasqua è impegnativo. Più del Natale: vai a messa il 25 dicembre, ancora meglio cerci un buon orario della vigilia ed è presto fatto. No, la Pasqua reclama per sé lo spazio di tre giorni. Lo chiamiamo Triduo. Comincia il Giovedì Santo, entrando con i discepoli nel cenacolo. Ti chiede di proseguire il cammino, il giorno dopo, dentro le vicende della passione di Gesù; di assistere ad una morte; di stare nel silenzio di un giorno vuoto e scuro come il Sabato Santo, per poi celebrare finalmente la vittoria della Vita nella veglia Pasquale, la messa più lunga dell’anno. Ma anche la più bella, la più intensa. Sant’Agostino la chiama la madre di tutte le veglie. Una volta nella vita credo si debba mettere nel conto di vivere un Triduo nel suo totale svolgimento. Proprio perché chiede tempo e impegno, occorre, come abbiamo ascoltato, deporre prima tutto quello che è di peso; occorre la volontà di mettere da parte ciò che può aspettare, ciò che è peccato dice ancora la lettera agli Ebrei. Occorre liberare il cuore da ogni affanno, anche da quei pregiudizi che ci fanno pensare che tanto non cambia nulla, anche facendo Pasqua; che mica trovi le soluzioni ai tuoi problemi o ciò che occorre alle tue necessità e ai tuoi bisogni.
Deporre ciò che è di peso e liberarci dal peccato. Per correre con perseveranza nella corsa che ci sta davanti. Siamo ancora capaci di correre? Siamo ancora capaci di perseveranza? Abbiamo ancora qualcosa o qualcuno che ci fanno venire la voglia di correre, di affrettarci? Qualcosa o qualcuno che ci tolgono il fiato per l’emozione e non per l’affanno?
E poi abbiamo ascoltato ancora: tenendo fisso lo sguardo su Gesù!
Le letture evangeliche di questa domenica – il racconto dell’unzione a casa Betania e il racconto dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme – ci presentano tanti volti, ma dietro quei volti interessi diversi. Molti vogliono vedere Gesù e sono interessanti a vedere anche Lazzaro, il risorto. Essi cercavano Gesù – dice l’evangelista Giovanni – e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?»
Sono probabilmente gli stessi che presero dei rami di palme e uscirono incontro a lui gridando: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!»
Ma ogni sguardo è diverso: ha differenti sfumature e diverse profondità. È mosso da interessi diversi. Per questo vediamo spesso solo quello che vogliamo vedere.
Accade così anche dentro l’intimità della casa di Betania, la casa degli amici di Gesù, Marta, Maria e Lazzaro, dove quel giorno ci sono anche i discepoli.
Anche lì gli sguardi sono diversi e non sono tutti fissi su Gesù. Non lo sono certo quelli dei curiosi: forse allora non si usava chiedere l’autografo e fare un selfie, ma più o meno quello sembra essere il loro interesse. Lo sono gli occhi di Marta, preoccupata di servire e di far sentire come a casa. Lo sono gli occhi di Maria che più degli altri sembra percepire il turbamento di Gesù e gli si fa accanto con un gesto luminoso e affettuoso.
Non lo sono quelli di Giuda e tacitamente anche quelli degli altri discepoli che davanti ai loro occhi vedono solo lo spreco quasi il danno e danno voce solo al rimprovero interessato: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?».L’olio che Maria usa per ungere i piedi di Gesù viene valutato da Giuda 300 denari. Giuda si accontenterà di 30 denari per tradire Gesù stesso. Il prezzo dell’amicizia è 100 volte più alto del prezzo del tradimento. Su chi saranno fissi i nostri sguardi in questi giorni? Per chi sapremo sprecare un poco del nostro tempo? A chi saremo vicini? Non basterà in questa Settimana Santa lo sguardo curioso dei Giudei, assetati di cose straordinarie, di miracoli strepitosi. Non sarà abbastanza esserci per abitudine! Non basterà in questa settimana esserci solo per vedere: bisognerà ascoltare, fare silenzio, pregare! Per comprendere.
Avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù.

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