4 domenica di quaresima

Ci sono scadenti esploratori che pensano che non ci siano terre dove approdare
solo perché non riescono a vedere altro che mare attorno a sé

Ci sono scadenti esploratori che pensano che non ci siano terre dove approdare solo perché non riescono a vedere altro che mare attorno a sé. Riescono a vedere solo il mare e per questo non riescono neppure ad immaginare che ci sia qualcosa d’altro da esplorare, qualcosa d’altro da conoscere; un motivo per cui lasciare la riva e mettersi in mare, viaggiare, rischiare, fare approdo in terre ancora sconosciute.
Non siamo ciechi, come l’uomo del vangelo, ma a volte anche noi vediamo solo quello che vogliamo vedere, quello che ci fa comodo vedere, quello che non ci scomoda e non ci disturba.
È così per i discepoli. Nonostante siano già da tempo con Gesù, non sembrano aver imparato ancora molto. La loro visione del mondo è ancora legata ad insegnamenti precisi: agli occhi di Dio, ogni colpa è punita.  Se quest’uomo è cieco, o lui, o i suoi genitori devono aver combinato qualcosa e quell’infermità è sia la prova, quasi il marchio della colpa, sia la punizione. Oltre non riescono ad andare, anche se hanno almeno la pazienza di chiedere un parere a Gesù: “Rabbì, secondo te, di chi è la colpa?”. “Sbagli? paghi!”. Il loro unico interesse: Chi è il colpevole? Dov’è l’errore? Chi ha sbagliato? Di chi le responsabilità? Direi un modo di pensare che non è cambiato: quante volte anche la nostra unica preoccupazione è quella di scaricare le colpe su qualcuno, trovare il colpevole. Così, poi, uno si può sentire a posto, tranquillo e in pace. Soprattutto, trovato il colpevole, ho anche trovato il buon motivo per non occuparmi del problema! Hai voluto metterti in mare tu, la tua famiglia e i tuoi bambini? Sei morto affogato in mare? Chi ti ha detto di partire? Te l’avevo detto che era pericoloso e che oltre il mare c’era il nulla. 
Un po’ semplice il sistema, ma solitamente funziona molto bene.
È così per gli amici e i conoscenti del cieco. Si accorgono che ora ci vede. Alcuni lo ammettono: “Sì, in effetti è proprio lui!” Altri invece decisamente dubitano: “No, è solo uno che gli assomiglia”. Sono quelli per cui le cose non possono cambiare così di punto in banco, men che meno le persone. Ti vogliono un gran bene, ma un gran bene “così come sei” che difficilmente accettano qualche cambiamento. Appena cambi ti dicono: non ti riconosco più. Fanno proprio tanta fatica ad accettare che tu possa essere diverso da come ti hanno conosciuto e da come forse vogliono che tu sia. Anche per loro il mare è un ostacolo oltre il quale non vi è nulla.
Ci vuole un po’ di faccia tosta, ma anche questo sistema funziona bene per evitare di cambiare a nostra volta. 
È così anche per i genitori. Buffa la loro reazione. Sembrano addirittura essere incapaci di gioire della guarigione del figlio. Troppo presi dalla paura, cercano di non compromettersi, di non sbilanciarsi: “Ha l’età, parlerà lui di sé stesso”.  Come dire: arrangiati; non vogliamo complicazioni; sei sempre il solito che non ascolti i nostri pareri e consigli. Chissà quante volte avevano sperato potesse accadere e ora che è accaduto… non riescono a vedere altro che il mare in quello che è successo, un mare di problemi. Non ti aspetti che un genitore nel bene e nel male nasconda la verità su un figlio solo per non fare brutta figura. Che ad un certo punto uno di cui ti fidi ti dica: “arrangiati, non te lo abbiamo chiesto noi  di cambiare; di prendere quella scelta; dovevi chieder consiglio prima e ti avrei detto a cosa andavi incontro; ti sei messo in un mare di guai, ma non coinvolgerci”. Quando decidete di pensare più a voi stessi che agli altri…  questo modo di fare torna buono.
Ci sono poi i farisei. Non sanno mettersi d’accordo tra di loro. Alcuni dicevano una cosa; alcuni ne dicevano un’altra, ma la vera indecisione è dentro ciascuno di loro, non fuori. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. “Noi sappiamo; noi siamo figli di Mosè; quell’uomo che ti ha guarito è un peccatore; anche tu poi sei nato nei peccati e vuoi insegnare a noi?” Ecco la loro difesa di fronte all’inspiegabile miracolo: negare la realtà; screditare le persone; mettere tutto a tacere; far finta di non aver visto. Quando vuoi aver ragione a tutti i costi, a volte te le inventi: te la canti e te la suoni da solo.
Questi personaggi sono tutti dentro di noi.
Ma per fortuna c’è anche Gesù. Gesù non deve difendere niente e per questo è libero: di vedere, di pensare, di dire, di guarire. Quando uno non deve più salvare l’immagine, non pensa a salvare la faccia, allora è libero. Libero anche di fare brutta figura, essere deriso e rifiutato.   Quando uno non è preoccupato di salvare la sua faccia, può anche preoccuparsi degli altri. Il cieco nato sembra averlo capito e leggendo questo racconto credo che tutti possiamo dire che alla fine è quello che ci fa la figura migliore. Lui che non ci vedeva, ora non solo ci vede, ma è il più illuminato di tutti. Lui è quello che oggi ci appare meno stupido degli altri. Il più degno di stima, lui che all’inizio aveva perso la faccia facendosi spalmare del fango fatto con la saliva sugli occhi: perché se chiudi gli occhi sulla realtà solo per salvare la faccia o garantirti una presunta tranquillità, o solo perché ti manca il coraggio di affrontare il mare, non potrai che accontentarti di vivere in un mondo che non esiste, se non nelle tue illusioni.

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