3 domenica di Quaresima

sarete liberi davvero

Per poter entrare dentro questo racconto o meglio, questo resoconto che Giovanni fa di questa discussione tra Gesù e i Giudei che avevano creduto in lui ci occorre una chiave. Possiamo provare ad utilizzare la “chiave” delle domande.
Il premio Nobel 1988 per la letteratura Nagib Mahfuz scrive «Potete giudicare quanto intelligente è un uomo dalle sue risposte. Potete giudicare quanto è saggio dalle sue domande.» E ancora nel romanzo l’Insostenibile leggerezza dell’essere si legge: La stupidità della gente deriva dall’avere una risposta per ogni cosa. La saggezza deriva, invece, dall’avere una domanda per ogni cosa.  C’è un’arte del domandare che fa crescere il sapere, c’è un domandare banale che lo rallenta se non addirittura lo spegne. 
Provate a rileggere il Vangelo e contate quanti punti di domanda ci sono: 8! 5 sono sulla bocca dei Giudei a segnalare queste domande.
Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». 
«Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?».
Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto?
Chi credi di essere?». 
«Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?».
Non sono certamente grandi domande. Hanno la consistenza leggera delle domande retoriche, quelle per cui in fondo si crede di avere già la risposta pronta. Hanno l’aria minacciosa delle domande per mettere all’angolo l’interlocutore e impedirgli di parlare. Soprattutto quel: chi credi di essere? Domande forse anche arroganti.
Ora andate a cercare le altre 3 di Gesù.  Eccole:
Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? 
Chi di voi può dimostrare che ho peccato?
Se dico la verità, perché non mi credete? 
Domande aperte, che invitano al dialogo, che non delegittimano l’interlocutore ma lo invitano al dialogo.
Oggi possiamo provare a tornare a casa non con delle risposte, come pure spesso ci aspettiamo davanti ad un brano di Vangelo, ma a tornare a casa con delle domande. Serie, personali, che chiedono tempo e ricerca, onestà e riflessione. Tutte cose che certamente costano e che solitamente ci scoraggiano da questo esercizio di affrontare le domande.
Cosa è la verità? Cosa è la libertà? In che rapporto stanno? Siamo così sicuri di poter esaltare anche noi, come già i Giudei, la nostra libertà e di poterla collocarla sul gradino più alto della nostra personale scala di valori? O forse così facendo possiamo essere liberi e insieme obbedire alle leggi e ai comandi che il Signore stesso scriverà sulle tavole di pietra che Mosè porterà sul monte Sinai?
I bambini si fermano al loro: “voglio”; a volte a tal punto da trasformare la volontà in un capriccio. Diventando grandi si dovrebbe poi imparare che il “voglio” non è grande criterio a cui affidarsi per le proprie decisioni, quanto meno non l’unico.
Non ho fatto altro finora che pormi e porvi domande, ma mi pare che per la fiducia che dovremmo riporre in Gesù, abbiamo il dovere di farlo. Lo dobbiamo fare, dice Gesù, per cercare e conoscere quella verità che ci farà liberi ma anche per cercare e difendere quella libertà che occorre avere per riconoscere la verità. 
La Parola di oggi ci indica qualche sentiero lungo il quale cercare risposte.
Si dice nella lettera ai Galati «Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse».  E ancor prima di Paolo, Gesù raccomanda: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno.  
Vi viene suggerito che la verità non è sempre coincidente con la nostra volontà: quello che noi vogliamo non sempre ha a che fare con la verità, non sempre coincide con il bene. Ce ne discostiamo, in tanti e a volte banali modi.  Il solo fatto di essere liberi non ci impedisce di fare a volte sciocchezza, anzi.
Non tutto quello che voglio è un valore. A volte è semplicemente quello che voglio, è solamente qualcosa a cui io do valore e a cui rischio di sacrificare me stesso e gli altri. La carriera è un valore? Ma cosa devi sacrificare per arrivare dove sogni di arrivare?
La ricchezza? Il successo? Cosa devi trascurare per quel traguardo?
La mia tranquillità e il mio benessere? Se questa è la priorità, non piangiamo lacrime quando accadono tragedie in mare!
La nostra libertà è qualcosa di meraviglioso e insieme faticoso. Il Signore ci ha fatto così liberi che possiamo anche noi rivolgerci al Signore per dirgli: chi credi di essere?
Chi credi di essere per dirmi quello che devo o non devo fare?
Devo perdonare, devo amare, devo prendere la mia croce? So già ben io cosa devo fare nella mia vita. Chi sei per dirmi chi sono quelli che devo amare e chi invece devo tenere lontano. Chi credi di essere per dirmi che questa cosa è peccato ed è meglio che io non la faccia. Sono libero di farla, posso farla, per cui lasciami libero di farla.
Per favore, ti prego anche di non venirmi poi a farmi la morale e farmi sentire in colpa con i tuoi soliti discorsi: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.
C’è sempre il rischio che la nostra fede diventi solo abitudine, sia solo apparenza e non fedeltà al Vangelo; il rischio di essere tra coloro che credono in lui, ma quando tocca le nostre cose e il nostro comodo, prendere pietre per scacciarlo.
Preghiamo umilmente e intensamente: Signore liberaci dal pericolo di credere solo a parole. Donaci la tua Parola. Donaci la fedeltà a quella Parola e non alle nostre parole, ai nostri pensieri se non sono i tuoi. Aiutaci a custodire quel bene prezioso che ci hai donato che è la nostra libertà, senza mai perdere di vista la tua Verità.

Questa voce è stata pubblicata in Riflessioni, Vangelo della domenica. Contrassegna il permalink.