
L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Sembra l’inizio di una favola o di un film. La scena pian piano si stringe fino a condurre anche noi dentro la casa di Maria. Apparentemente sono due i personaggi protagonisti: l’angelo e Maria. Rileggendo meglio, si capisce che anche Dio è sulla scena seppure nascosto. Il dialogo è intenso, ma breve. «Rallégrati, piena di grazia, il Signore è con te. Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». Stando al racconto, in un attimo tutto sembra finire nel migliore dei modi. La proposta è accolta. Maria dice il suo eccomi. E tutti vissero felici e contenti.
Ma sapendo che qui il Vangelo non ci sta raccontando una favola, a me viene spontaneo domandarmi come possa essere stato tutto così veloce. Quanto tempo sarà passato tra le parole dell’angelo e l’eccomi di Maria? Davvero Maria ha acconsentito ad una proposta così sconvolgente ed inaudita in così poco tempo, facendosi bastare le poche parole dell’Angelo?
A me non è mai riuscito di fidarmi così velocemente di Dio. Per intuire la mia vocazione ci sono voluti tanti anni, per dire il mio sì ce ne sono voluti almeno un paio, fatti di pensa e ripensa. Così a volte preferisco pensare che tutta questa scena non sia durata solo 5 minuti. Preferisco pensare che Maria abbia avuto bisogno di pensarci bene. Di valutare. Di dar retta anche a tutta la paura e lo smarrimento che prendono il cuore dell’uomo di fronte alle decisioni importanti della vita. Preferisco soprattutto pensare che Dio abbia avuto rispetto dei tempi umani che a volte sono lenti, sono segnati dalla pigrizia e dallo spavento, sono segnati dall’incertezza e dalla insicurezza. Mi consola trovare traccia di questa fatica nella domanda di Maria: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Desidero pensare che abbia preso tempo per pensare, valutare, analizzare, chiedere consiglio; che si sia domandata se quello che stava sentendo era davvero la voce di Dio o qualche voce proveniente da chissà dove.
Le decisioni importanti hanno bisogno di tempo. Non bastano 10 minuti, a volte ci vogliono mesi; a volte anni. Ci sono fidanzamenti che durano 8/12 anni; ogni decisione comporta una rinuncia e rinunciare non è mai facile a nessuno.
Ogni decisione comporta un rischio e rischiare non ci riesce così facile. Oserei dire che ogni decisione comporta una certa dose di crudeltà verso se stessi. Comporta uno strappo con il passato. Ma decidere è il solo modo per dare vita e consistenza ai sogni. È il solo modo per farci diventare ciò che vogliamo.
Non so di quanto tempo Maria ha avuto bisogno per decidere, ma so che se mi fermo a pensare, mi accorgo che facilmente io mi trovo nella situazione di rimandare, di indugiare, di prendere tempo senza accorgermi che così il tempo lo perdo. So che allora mi fa bene contemplare la prontezza di Maria, prendendo per buono, come racconta Luca, che le siano bastate le poche parole e il breve tempo di quell’incontro per dire il suo “eccomi”.
E noi da quanto tempo siamo davanti a qualche decisione che rimandiamo e rimandiamo? Magari scusandoci semplicemente con la personale ma discutibile convinzione che non siamo capaci o non siamo pronti, che non è il momento, che non ci sono le condizioni?
A Maria, proprio a questa giovane donna di Nazaret, io credo che oggi possiamo chiedere questo dono. Di insegnarci a decidere; di renderci capaci di fidarci di Dio, riconoscendo quale grande fiducia innanzitutto lui ha nei nostri confronti. Quando Dio ci chiede di credere in Lui e di fidarci, quando chiede il nostro eccomi, sempre ci precede riponendo fiducia in noi e ci sta incoraggiando a non avere paura delle difficoltà della vita.
Ci dice che non siamo soli perché è proprio nei nostri “eccomi” che inizia la vita.



