
E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele;
E tu Giovanni, di cui si dice: Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Cosa avete da dirci in questa quinta domenica di Avvento?
Come vi sentite in questo mondo dove per sentirti qualcuno devi essere “grande”?
Come vi sentite in questo mondo dove conta essere forti, riconosciuti, ammirati, apprezzati e magari anche invidiati? Dove la fragilità è un’imperfezione; dove non essere primi è un demerito; dove l’umiltà è un difetto; dove anche nelle migliori relazioni si finisce per essere competitivi e forse anche combattivi e dove l’apparenza a volte sostituisce la verità?
Tu Betlemme, così piccola, tu Giovanni scelto per essere non il protagonista, ma il presentatore di colui che entra in scena come il Figlio di Dio.
Tu Giovanni che senza imbarazzo dici: colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me.Cosa avete da dirci?
Io credo che oggi ci parlerebbero di una piccola virtù forse uscita di moda come la modestia. La parola stessa nel linguaggio corrente è diventata facilmente il sinonimo di mediocrità, di pochezza, di cosa di poco conto. Eppure oggi Betlemme, nonostante la sua piccolezza, è ancora ricordata come il luogo dove è nato il figlio di Dio. Ancora oggi Giovanni battista è l’unico santo a cui è concesso di essere ricordato con due feste nel calendario – quella della nascita al Cielo, cioè l’anniversario della morte, e quella della nascita al mondo.
Ci parlerebbe non di se stessi, ma di Gesù perché è proprio vero che se vuoi che gli altri pensino bene di te, la prima cosa che devi saper fare è non parlare bene di te.Ci parlerebbero dell’importanza di avere il senso del limite, in questo mondo dove la pretesa, il tentativo e insieme la tentazione è quella di non avere limiti. Eppure, abitiamo un semplice puntino chiamato Terra in un Universo di cui non conosciamo neppure i confini tanto è immenso. Ci parlerebbero, soprattutto Giovanni, della consapevolezza dei loro limiti, ma senza diventare presuntuosi; senza vantare meriti vani, ma senza nascondersi; senza coltivare ambizioni esagerate, ma senza smettere di sognare. Ci parlerebbe insieme di pudore, di semplicità, di riservatezza, di naturalezza, di dolcezza.
Ci direbbero che non porta guadagno gettare ombre sugli altri e parlar male di loro perché questo non ha mai fatto diventare migliore nessuno e che non val troppo la pena affannarsi per attirare l’attenzione degli altri e i loro sguardi; meglio impegnarsi per dare attenzione a gli altri. Ci metterebbero in guardia dall’orgoglio ricordandoci che, come ci ha fatto pregare il salmo, solo il Signore regna per sempre; Egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi.
Ci ricorderebbero le parole del salmo 131: Signore, non si esalta il mio cuore né i miei occhi guardano in alto; non vado cercando cose grandi né meraviglie più alte di me. Io invece resto quieto e sereno: come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, nella totale fiducia nella parola di Gesù che ci dice che “chi vuol essere il primo sia l’ultimo e il servo di tutti”.
Ci parlerebbero di quella pace che sta nel cuore del modesto che non si deve affannare per apparire quello che non è, che desidera rimanere coerente con se stesso, sapendo che poche cose sono più rasserenanti della coerenza e della verità.
Infine, ma non come ultima cosa, ci parlerebbero di un Dio che della modestia e della piccolezza ha fatto il suo abito e il suo stile, rendendosi quasi irriconoscibile nascosto nel corpo di un bambino, nato da una donna di nome Maria che in quanto a modestia e umiltà ha molto da insegnare.
È quel Dio che attendiamo nel Natale. Nato a Betlemme Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, colui che deve essere il dominatore in Israele; Colui che è la nostra luce, colui dalla cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia



