4 domenica di Avvento

Consolate, consolate il mio popolo! Benedite!

Una voce dice: «Grida» e io rispondo: «Che cosa dovrò gridare?».
È molto più facile portare in piazza chi vuole protestare che chi vuole approvare. È molto più facile portare in piazza gli arrabbiati, gli scontenti o i delusi. Molto più facile, in una manifestazione, gridare contro che esprimere un consenso o il proprio favore. È solitamente la minoranza di opposizione che scende in strada, non la maggioranza.
Una voce dice: «Grida», e io rispondo: «Che cosa dovrò gridare?».
Quale grido abita il nostro cuore?
Il Vangelo di questa quarta domenica di Avvento, ci racconta però qualcosa di diverso.La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!»
Ci racconta di una folla contenta ed entusiasta nei confronti di Gesù; una folla con nel cuore sentimenti di benevolenza e di accoglienza che riconosce in lui una speranza nuova, vede in lui il segno della vicinanza di Dio: “sei colui che viene nel nome del Signore” e lo benedice.
Nelle sere delle prossime settimane, sarete invitati a venire in Chiesa per accogliere la benedizione del Signore. Spiace non poterla portare in ogni casa, specialmente in quelle dove se ne sente il bisogno: dove c’è un problema di salute in famiglia, problemi con il lavoro che non va o addirittura non c’è; problemi di divisioni e incomprensioni; dove il peso della solitudine si è fatto insopportabile; dove è grande la preoccupazione per la vita e il futuro dei figli; in quelle case dove semplicemente si chiede al Signore di custodire la pace al riparo da ogni contrattempo e avversità. Ma ascoltando questa folla che benedice, e ancora di più, accogliendo l’invito che il profeta a nome di Dio rivolge al popolo: Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata io vorrei affidarvi proprio il compito che abbiamo ricevuto da Isaia: Gridate! Cosa dovrò gridare? Parole di benedizione e di consolazione! Siate anche voi uomini e donne che vanno nel nome del Signore per le strade del nostro paese e siate benedetti perché benedite. Ricordate di come anche le vostre parole nel bene e nel male sono efficaci e creative.  Hanno il potere di ricordare il passato senza che faccia ancora male, di far vedere e costruire un futuro diverso da quello che sembra già scritto. Le parole difendono, le parole hanno veramente il potere di cambiare il nostro umore e le nostre giornate. 
Le parole cattive rimangono nel cuore di una persona e producono tristezza, dolore. Le parole buone, le parole di benedizione, aprono uno spazio di vita e d’amore. 
In questi giorni quando passate per le vie del paese provate ad osservare le finestre delle case. Non con sguardo curioso di chi vuole solo saperne di più o di chi giudica, ma con l’animo buono di chi, sente i dolori degli uomini e soffre con loro; sente le loro gioie e non prova invidia ma se ne rallegra. Dietro quelle finestre dove abitano persone che magari conosciamo solo di vista, ci sono volti di persone come noi che come noi hanno i loro difetti e i loro pregi, i loro dispiaceri e le loro allegrie.
Benediciamole. Impariamo a benedirle, a gettar via i soliti giudizi e a liberarci dalla distrazione e della indifferenza. Non passiamo distratti in mezzo alla gente. Ascoltiamo la benedizione che gli altri hanno da dirci e regaliamo loro la benedizione di cui hanno bisogno. Teniamo il cuore libero dai giudizi, più misurato e più attento nelle valutazioni. Restiamo prudenti e umili, perché ogni uomo è sempre più di quello che noi vediamo e sappiamo di lui. Ciascuno di noi ha bisogno che qualcuno ci benedica, dica bene di noi; non per alimentare il nostro orgoglio o la nostra presunzione, ma per ricordarci che intorno e dentro noi c’è ancora il bene. I bambini hanno bisogno di essere benedetti dai loro genitori e i genitori hanno bisogno di essere benedetti dai loro bambini. Le parole di gratitudine sono benedizione, come lo sono quelle di incoraggiamento; sono benedizioni le parole di affetto, di premura, di stima, di comprensione. Benedire è azione che cambia innanzitutto il nostro cuore, che diventa più buono, meno duro, più umile. È qualcosa che cambia il nostro modo di vedere il mondo e cambia il mondo stesso.
Andate e gridate: benedite e consolate il mio popolo!

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