1 domenica di Avvento

Non è ancora la fine
Non è ancora la fine!

“Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua resurrezione, nell’attesa della tua venuta”.  Sono parole che pronunciamo frequentemente quando veniamo a messa. Purtroppo accade che, per quanto ci sforziamo di averne cura, talora, le parole si consumino con l’abitudine, perdano la loro forza e smettano di parlarci, diventino mute. Occorrerebbe sempre avere l’attenzione quando si parla e ancora più quando si prega di dire quello che si pensa e di pensare quello che si dice, altrimenti la preghiera diventa esercizio meccanico che inaridisce il cuore che si abbandona volentieri. Anche questo nuovo Avvento corre lo stesso rischio e può essere vissuto nel segno della semplice ripetizione meccanica. Perché questo non accada, vorrei proporvi di fermarmi esattamente su quelle parole che conosciamo: “Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua resurrezione, nell’attesa della tua venuta”. 
Ogni giorno noi siamo nell’attesa della venuta del Signore che significa semplicemente custodire in noi il desiderio di farci trovare pronti. Pronti come uomini e donne che fanno di tutto per non sciupare occasioni e quando aspettano un ospite gradito, un amico, si fanno trovare in ordine, con la casa pulita e magari qualcosa da offrire.
Pronti come uomini e donne che non nutrono la paura di incontrare Colui che stanno aspettando e che hanno cura di non avere nulla da rimproverarsi e da farsi rimproverare; come uomini e donne che hanno perso il numero minore possibile di occasioni offerte loro dalla vita; come uomini e donne di fede che, ancora come diciamo nella messa, con l’aiuto della sua misericordia vivranno sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo.  Per diventare uomini e donne così, semplicemente pronti, ci è regalato questo tempo di Avvento nel quale mettere in atto esercizi di attesa, per liberarci da ciò che appesantisce la nostra vita, ma non la nutre, da ciò che la rallenta ma senza darci riposo, da ciò che la affanna senza offrire un briciolo di felicità.
Il racconto del Vangelo di oggi ci racconta di quanti orrori e pesantezze, fatiche e prove siano pieni i giorni degli uomini: Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori. Ci basta guardarci intorno per pensare intimoriti che la fine del mondo possa essere non così lontana. Ci basta semplicemente ascoltare la voce di questo tempo e le nostre conversazioni segnate dalla stanchezza, dalla lamentela, dal malumore per rattristarci e forse anche scoraggiarci e cadere nello sconforto. Il mondo fa paura, un sentimento a cui siamo di nuovo chiamati a fare i conti, un sentimento che nasce dalla sensazione personale e generale di abitare un tempo diventato imprevedibile e ostile, piuttosto che ospitale e affidabile. La paura però è un sentimento che il Vangelo definisce come contrario alla fede. Chi ha paura non attende: si nasconde o scappa o incattivisce.  Niente di tutto questo ha a che fare con il Vangelo, con la fede e neppure con l’amore.
Il profeta Isaia si rivolge così al popolo di Israele bisognoso di consolazione quanto noi con queste parole: la mia salvezza durerà per sempre, la mia giustizia non verrà distrutta. Ascoltatemi, esperti della giustizia, popolo che porti nel cuore la mia legge. Non temete l’insulto degli uomini, non vi spaventate per i loro scherni
Fare esercizi di attesa significa andare in cerca di tutti i semi di speranza che il Signore getta in ogni tempo e che custodisce con premura: “Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa”. Fare esercizi di attesa significa ricordare che non serve il pensiero o la minaccia della fine del mondo a dare un abbraccio ai nostri figli, per fare cessare un litigio, sciogliere un rancore, diventare più gentili. 
Perché rimandare? Cosa aspettiamo per riprendere in mano la nostra vita e la vita di chi amiamo e averne cura? Esercizi di attesa e di coraggio, di pazienza e di bellezza; esercizi di concretezza perché non dilaghi l’iniquità e non si raffreddi l’amore: questo è l’Avvento.

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