I dopo il martirio di GB Battista

lascerò ai giovani un nobile esempio

lascerò ai giovani un nobile esempio

A nessun piaccia essere rimproverato. A nessuno piace essere richiamato ai propri impegni e ai propri doveri. A nessuno piace neppure essere corretto, per quanto la correzione quando fatta bene e accolta bene sia un dono prezioso capace di rendere migliore noi e la nostra vita. 
Siamo anche noi appartenenti a quel popolo di cui il Signore oggi dice per bocca del profeta Isaia: Sono figli bugiardi, figli che non vogliono ascoltare la legge del Signore. Il bisogno di approvazione ci accompagna da quando eravamo bambini e abbiamo imparato cosa fosse giusto e cosa no, dallo sguardo compiaciuto o deluso dei nostri genitori; abbiamo soddisfatto quel bisogno, sfamandoci di quella parola così rassicurante e gratificante che non abbiamo mai smesso di cercare: bravo! Ci ha fatto crescere la stima degli altri, ma ad un certo punto, occorre nutrirsi anche di altro: di sogni da fare, da affrontare e da realizzare; di sfide da superare. Abbiamo dovuto imparare che la vita è fatta anche di tribolazioni come ci ricorda san Paolo, ma che di quelle, se affrontate con dignità e serietà, ci si può anche vantare e si può far tesoro, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Abbiamo dovuto imparare che la verità è dono prezioso e che non conviene dire ai profeti: “Non fateci profezie sincere, diteci cose piacevoli, profetateci illusioni!”  PS: Non conviene dirlo neppure ai politici!
Solo allora possiamo lasciare che Gesù cominci a predicare anche presso di noi, cominciando anche con noi da quell’invito deciso e fermo: convertitevi, spiegando di nuovo anche a noi il perché di questa necessità di conversione:perché il regno dei cieli è vicino.
Non possiamo essere tra coloro che inseguono promesse facili: diteci cose piacevoli, profetateci illusioni. Non possiamo andare in cerca ingenuamente di chi possa soddisfare i nostri bisogni e le nostre richieste senza chiederci sacrifici e responsabilità. Prima o poi la vita presenta il conto e lo fa a volte con gli interessi. Non so se anche voi siete tornati dalle vacanze con qualche buon proposito; se così fosse, oggi potremmo chiedere alla Parola di Dio di farsi amica di questi nostri buoni propositi e di ogni buona intenzione di cambiamento: convertitevi. Questo “convertitevi” non vuole essere la sgridata che ci arriva dall’alto. È la propizia spinta che ci deve arrivare da dentro. Convertirsi non è semplicemente trovare quelle due o tre cose buone da fare e per cui magari compiacerci, ammirati dei nostri risultati.  Non siamo ancora sulla strada giusta neppure se quelle due o tre cose che decidiamo di fare sono cose di Vangelo perché convertirsi non è solo fare cose di Vangelo, ma essere secondo il Vangelo. Convertirsi è rinascere, ma è anche lasciar morire ciò che deve morire. È un rischio, presuppone fiducia: in se stessi e nel futuro e anche in Dio. È difficile cambiare. Lo vediamo in noi stessi e forse lo notiamo ancora più facilmente negli altri.
Il cambiamento prende il via da solo se c’è in noi il forte desiderio di andare oltre quello che si è per spingersi in quei territori ancora inesplorati dove poter essere quello che si desidera e ci si sente chiamati ad essere. Quante resistenze e giustificazioni, quante difese d’ufficio e quante scuse non richieste sappiamo improvvisare! Occorre partire! Anche senza sapere con precisione quando si arriverà e perfino dove: il discepolo sa che non sarà solo. Dio cammina con lui. A volte lo precede, ma sa anche rallentare il passo e fermarsi. A volte segue da dietro, in ogni caso Dio c’è e spesso per chi la desidera veramente la conversione diventa dono suo. Lo sentiamo dire, ma ci rendiamo conto anche noi che i tempi che abbiamo davanti non saranno dei migliori. Non ci servono false illusioni e promesse piacevoli. Il nostro vescovo si domanda nella lettera pastorale di questo nuovo anno: Come sarà possibile conservare la gioia nei giorni tribolati della storia umana? Come sarà possibile sostenere il logoramento dei tempi faticosi, senza perdere la speranza? Quali vie si dovranno percorrere per camminare insieme? Forse accogliendo con decisione le parole di Gesù: Convertitevi. Lasciate che la tribolazione produca pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza.
“Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza.”

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