Pasqua

sta cercando anche te

sta cercando anche te

Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente. Sono le parole del credo che recitiamo ogni domenica. Ci ricordano il mistero della Pasqua. C’è il rischio serio di vivere la Pasqua come qualcosa di già conosciuto; di viverla nel segno della stanchezza che minaccia e rallenta spesso la nostra vita; perfino di viverla nel segno della rassegnazione di chi vede che poco o niente migliora.
Rileggendo le parole del credo, mi incuriosisce quel discendere agli inferi; quel andare di Gesù. A portare la forza della resurrezione prima ai morti.  A coloro che lo hanno preceduto e non lo hanno conosciuto. Non ci è stato molto. Tre giorni. Il terzo giorno è risorto: aveva altro da fare.
Voleva dedicarsi ai vivi. A quei suoi discepoli che l’avevano scampata, girandogli al largo, scappando, rinnegandolo, guardando tutto da lontano. Va a cercarli quasi uno alla volta; prima le donne, poi i discepoli, quelli che avevano salvato la propria vita ma non la faccia.
Va a cercarli dentro le case in cui si erano chiusi. Va a cercare Tommaso, dopo non averlo trovato la prima volta. Va a cercarli lungo la strada che conduce ad Emmaus. Va a cercarli su una spiaggia delusi dopo una pesca fallimentare.
Non sarà facile per nessuno di loro riconoscerlo. Non sarà facile non farsi prendere e bloccare dalla paura. Per questo ogni volta ricorda loro: non temete; non abbiate paura.
Ma il Signore non è risorto per spaventarci o vendicarsi. Da quel giorno il Signore non ha smesso di essere al lavoro soprattutto con i vivi. Solo dopo aver fatto tutto quello che deve fare con noi, i vivi, ci lascerà in pace, o meglio ci lascerà la pace. Non ci darà tregua. Egli sarà continuamente in agguato. Egli spunterà dentro ogni vicenda quotidiana della nostra vita finché non saremo capaci di riconoscerlo e di proclamarlo Signore e di essere discepoli.
Perché la pace non è il rimanere chiusi nei nostri rifugi, ma è uscire e correre il rischio di vivere il Vangelo!
È questo l’annuncio della Pasqua. Dio non ci darà tregua e farà di tutto per infrangere ogni finta pace e tranquillità.
La finta pace di chi anche crede di aver già chiuso i conti con Dio;
Di chi crede che tanto Dio non ha nulla da chiedere a me e io non ho nulla da chiedere a lui;
Di chi pensa sconsolato che ci ha già provato tante volte e non vale la pena riprovarci;
Di chi pensa che con Dio non ha tempo da perdere;
Di chi pensa che la vita sia ingiusta e che in agguato ci sia sempre la sfortuna, la cattiveria degli altri, l’ingiustizia; che tanto non vale la pena.
Da quella prima Pasqua fino ad oggi, da ora innanzi, nel destino di ciascun uomo, vi sarà questo Dio in agguato.
Il Dio della Pasqua è in cerca come avversario e antidoto della nostra tentazione di sopravvivere, come un alleato prezioso e insostituibile e imbattibile di ogni nostro resistere evangelicamente ad ogni forma di morte, di ingiustizia, di rassegnazione, di prepotenza, di rabbia o odio che minaccia la nostra vita.
In cerca di chi ormai si è rassegnato a quello che è e a come vanno le cose e allora preferisce convincersi che non c’è nulla da fare per cambiarle. Magari semplicemente perché ci ha già provato troppe volte ed è deluso per non aver mai raccolto nulla. O perché i risultati arrivano troppo lenti. 
In cerca di chi si è arreso perfino a sé stesso. Magari semplicemente perché adesso è giustamente troppo stanco e ha voglia di dire: dammi un attimo.
La Pasqua è quell’attimo giusto dal quale ripartire.
In cerca di chi ha fatto diventare il dolore un motivo di rabbia perché è rimasto ancora al venerdì santo della vita e non riesce proprio a perdonare chi gli ha fatto quella cosa, chi gli ha detto quell’altra, chi non lo ha capito o non lo ha ricambiato abbastanza.
Il Dio della Pasqua arriva per dirci che neppure il dolore ingiusto è un buon motivo per tener rancore e lasciarsi divorare dalla rabbia.
In cerca di chi si accontenta di portar pazienza invece che cercare passione. Soprattutto di loro. Di chi sta aspettando semplicemente che passi. Che qualcosa accada. Che qualcuno cambi. Che la situazione migliori per chissà quale grazia divina. Di chi sta semplicemente sopportando. Di chi si incammina dentro ogni giorno con il passo stanco di chi va a visitare una tomba.
Dio è in cerca già di buon mattino come sperimentano Maria di Magdala e l’altra Maria…
Possiamo immaginare il loro passo.  Quello tipico di chi si reca al cimitero. È l’andatura pesante, rassegnata, faticosa di chi crede di poter e dover vivere solo di ricordi e di rimpianti di un passato che non c’è più e non potrà più essere. 
Proprio a loro Dio tende il primo agguato.
Dio è in cerca anche con noi, di quella nostra voglia insopprimibile e invincibile – se cercate bene c’è in ognuno di noi – capace, ogni volta che le diamo anche solo un minimo spazio, di risorgere e farci tornare a sperare e credere che certe situazioni non sono solo una condanna, ma sono il luogo in cui siamo chiamati ad amare ancora di più, con passione vera e non solo pazienza.
Egli è già in cerca di tutti coloro che vogliono la guerra, per disarmare i loro cuori, ancora prima che le loro mani.
È ancora Pasqua. Il Signore non ha smesso di essere al lavoro soprattutto con i vivi. E non se ne andrà definitivamente in cielo a riposare, prima di aver fatto tutto quello che deve fare con noi, i vivi. Egli non ci darà tregua e non ci darà pace perché non ama vederci troppo a lungo nella nostra falsa pace. Ci sta cercando.
Buona Pasqua a voi.

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