3° domenica di Pasqua

So da dove sono venuto e dove vado

So da dove sono venuto e dove vado

Da quando nel 2008/2009 è entrato in uso il nuovo lezionario ambrosiano, faccio sempre fatica a capire perché nelle domeniche del tempo pasquale non si continui ad ascoltare i vangeli della Resurrezione e i racconti delle apparizioni del risorto ai discepoli, come invece fa il lezionario della liturgia romana; fatico a capire perché non ci venga fatta ascoltare la testimonianza di quelle donne e di quegli uomini che hanno avuto la grazia di incontrare Gesù risorto prima dell’Ascensione al cielo.
Voglio pensare che sia per raccogliere il consiglio che uno dei due angeli offre alle donne impaurite che con ancora il volto chinato a terra si domandavano che senso avesse quel sepolcro che avevano trovato vuoto. Quelli dissero loro: Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi co
me vi parlò.
Voglio pensare che oggi il Vangelo ci riporti al capitolo 8 del Vangelo di Matteo per aiutarci a ricordare come parlò Gesù; ci riporti a quel giorno in cui Gesù si trova suo malgrado coinvolto in una disputa con gli scribi e i farisei che gli conducono una donna sorpresa in adulterio e gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio.  Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?».
Ci riporti a quel giorno in cui prima si rivolge agli scribi dicendo «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E poi, rivolgendosi alla donna dice: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
Ci riporti a quel giorno in cui Gesù, continuando ad insegnare dice, come abbiamo appena ascoltato: io non giudico nessuno… e se giudico qualcuno lo faccio non da solo, ma con il padre che mi ha mandato.
E prima ancora Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
Ricordatevi come vi parlò. Ecco dove anche noi possiamo incontrare il Risorto. Ecco dove anche noi possiamo fare esperienza di resurrezione. Lo possiamo incontrare proprio dove noi pensiamo egli sia assente, proprio dove pensiamo di averlo smarrito e sia ora lontano: nel nostro peccato e nelle nostre tenebre, come la donna adultera, ma come anche gli scribi e gli stessi farisei che riconoscono in cuor loro che non sono nelle condizioni di scagliare per prima la pietra, avendo anch’essi peccato.

Occorre solo ricordarsi che egli non ha a cuore di giudicarci, ma di salvarci, non ha interesse a punirci, ma a restituirci a libertà. «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
La vita è un viaggio. Può capitare tante volte di sbagliare strada. Nessuno ha la cartina in mano, non esistono navigatori che possano aiutare nelle scelte della vita specialmente quelle importanti, come accade quando siamo in auto e non conosciamo la strada. E poi anche con i navigatori a volte capita di non fidarsi e di pensare che le indicazioni che ci dà non siano le migliori. Ci capita di peccare, di trovarci fuori strada, come smarriti.
Queste parole di Gesù ci ricordano che in questo viaggio della vita ci sono tre cose importanti da mettere a fuoco: da dove vieni, dove vai, a chi appartieni.
Gesù con grande, ma serena determinazione dice di sé: “So da dove sono venuto e dove vado”. So anche che appartengo ad un Padre che mi conosce e che conosco. A lui appartengo.
Questo senso di appartenenza mi guida in quel tragitto che collega il punto di partenza e il punto di arrivo, la mia nascita e la mia morte.
Vivere con il pensiero che veniamo dal nulla e andremo a finire nel nulla ci impedisce di dare un senso alla nostra vita, ci trascina dentro la spirale del tutto, tanto e subito, ci rende voraci, alla fine riempie il cuore di paura, ci spinge a riempirla di paura, di agitazione e non certo di amore.
Gesù sa da dove è venuto: dall’esperienza di amore e di comunione con il Padre.
Da dove va, o meglio dove è chiamato a tornare: a quella stessa esperienza di amore e di comunione.
Sa a chi appartiene: non certo al mondo, non a sé stesso. Sa che il senso della vita è questo viaggiare in cerca di amore, donando amore. Questo lo guida, questo diviene criterio per scegliere cosa fare, cosa dire, cosa pensare. Guidato da questo amore, non consegna la sua vita a ciò che è tenebra e peccato.
Fare esperienza del Risorto è sentirsi parte di questo viaggio di Gesù verso il Padre; è ricordare queste sue parole: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita»; è sentirsi accompagnati da lui, mai abbandonati; sentire che non siamo fatti per rimanere nelle tenebre o abituarci a quella condizione; sentire che anche quando sbagliamo strada egli non ci giudica, ma dice anche a noi: va’ e d’ora in poi non peccare più.

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