Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene. Oggi la Parola sembra fermamente intenzionata a farci comprendere e prendere atto di quel potere di Dio di far abbondare ogni grazia. Gli uomini inviati da Mosè ad esplorare la terra di Canaan, terra promessa da Dio al suo popolo condotto via dalla schiavitù d’Egitto, giunti fino alla valle di Escol, trovano un tralcio con un grappolo d’uva così grande da rendere necessario l’uso di una stanga per poter essere trasportato. Una volta tornati, dopo aver mostrato quel grappolo, i melograni e i fichi, raccontano di aver attraversato una terra dove scorre latte e miele. Il Vangelo non è da meno, come del resto non lo è stato domenica scorsa con il racconto delle nozze di Cana. Se a Cana è il vino a diventare non solo abbondante, ma soprattutto migliore, sul monte nei pressi del mare di Galilea dove si era radunata una grande folla di zoppi, ciechi, muti, storpi e molti altri malati, è il pane ad essere moltiplicato, insieme ai pesci. Credo sia bello accogliere questo invito a questo sguardo riconoscente verso il Signore, verso questo suo cuore sempre esagerato quando deve donarci qualcosa, questo suo essere senza misura, incapace di giocare al risparmio anche quando – ci dicono le vicende della passione, morte e resurrezione – c’è di mezzo la sua vita. È esagerato quando cambia l’acqua in vino; è esagerato quando moltiplica i pani e i pesci e lo fa per due volte, in misura sufficiente non solo a sfamare tutti, ma a farne avanzare; è esagerato quando semina: il seminatore uscì a seminare e ne gettò ovunque. È bello guardare a questo esagerare ma è importante non lasciarsi confondere e illudere. La sua esagerazione non è la soluzione alle mancanze materiali della vita. Provveduto a quelle, non abbiamo ancora trovato tutto ciò che è necessario, provveduto a quelle non abbiamo ancora ottenuto la gioia. È un abbaglio che è costato caro al figlio minore della parabola, quello che chiede metà di quanto gli spetta in eredità per poi perderlo in una vita disordinata e senza legami. Non è servito al terreno sassoso e neppure al terreno già occupato dai rovi dove il seme, pur gettato abbondante, non ha dato frutto. Il valore e la bontà della terra di Canaan, la terra promessa da Dio, non è misurabile dall’abbondanza e dalla grandezza dei grappoli d’uva che produce. L’esagerazione di Dio nel donare non deve diventare il pretesto per diventare esagerati nel chiedere e nell’avere. È vero che, come dice san Paolo, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, ma perché avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene. Avendo sempre il necessario in tutto ci ricorda che la misura è il necessario, non il superfluo; che lo stile non è il possedere, ma il condividere, che fondamentale è imparare a vedere il bisogno dell’altro e non solo il proprio bisogno. Non mi pare banale sottolineare che Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, non disse: “ho un po’ di fame, andiamo a mangiare”, ma disse «Io ho pietà di questa folla; perché già da tre giorni sta con me e non ha da mangiare; non voglio rimandarli digiuni, affinché non vengano meno per strada». Avendo sempre il necessario in tutto ci ricorda che non esistono solo i bisogni e le esigenze del corpo ma che abbiamo anche un’anima, un cuore e una testa che hanno fame di affetto, di attenzioni, di cura, di riposo, di pensieri, di parole, di perdono, di relazioni. Non mi pare banale sottolineare che quella stessa folla sia stata con Gesù tre giorni senza lamentarsi di quel prolungato digiuno. Ancora mi pare importante sottolineare che Dio esercita il potere di far abbondare in noi ogni grazia dandoci sempre il necessario in tutto perché noi possiamo poi compiere generosamente tutte le opere di bene. Quell’abbondanza di doni di grazia, non sazia da solo il cuore, ma lo prepara ad esercitare il potere di fare altrettanto: il potere di donare e di amare. Quando Dio ci chiede è perché prima ha dato! Sta scritto infatti: «Ha largheggiato, ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno». Ci ha amato perché noi potessimo capire che anche a noi è concesso dare, abbondare, largheggiare, amare. La nostra carità nasce dalla fede, dalla fiducia in Dio; nasce e cresce dalla consapevolezza di essere anche noi, noi per primi, gli amati da Dio e perciò chiamati ad amare. Dio ama chi dona con gioia. I discepoli hanno goduto dell’abbondanza di pane perché hanno consegnato i loro pochi pani! È la regola del Vangelo. È la promessa di Dio. Non c’è nessuno che abbia dato senza ricevere cento volte tanto.




