“Ma cosa siamo al mondo a fare?” Non so se vi siete mai posti questa domanda. È domanda, a mio parere, non solo legittima, ma quasi doverosa. È domanda che gli animali, con tutto il rispetto per loro, immagino non si facciano. È domanda che può nascere solo dentro la capacità di uno sguardo futuro e gli studi dicono che la maggior parte degli animali vive sostanzialmente nel presente e che comunque è fondamentalmente l’istinto che li guida anche quando, come fanno gli scoiattoli nel mio giardino, nascondono il cibo per l’inverno. Siamo noi, uomini e donne, che possiamo domandarci: cosa siamo al mondo a fare? Una domanda che capiamo non riguarda solo il fare, ma riguarda soprattutto l’essere. Una domanda che ti fai, proprio quando smetti per un attimo di dedicarti al fare e cominci ad interrogarti sul senso del tuo fare e sul futuro; cominci a immaginare, a tirar fuori i sogni dal cassetto: ti scopri capace di desiderare qualcosa che va oltre i tuoi bisogni essenziali. Ma anche una domanda che a volte nasce dallo sconforto che viene dal toccare con mano che non riesci a cambiare il tuo destino; i tuoi sogni si infrangono contro muri troppo alti, contro ingiustizie che puoi solo subire, si fermano su strade senza uscita che avevi preso pieno di entusiasmo salvo poi accorgerti che era l’altra la strada che dovevi prendere. Scoraggiati o sognatori, ci è utile e ci fa bene farci questa domanda per poter accogliere come risposta feconda le parole di san Paolo che ci aiutano a vivere questa festa dell’Immacolata: Benedetto Dio che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante. Le parole suonano potenti e chiare: creati per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità. Siamo al mondo per questo. Per questo nasciamo, per questo viviamo e per questo dovremmo imparare a morire. Permettete l’irriverente paragone. Appena nati i telefoni cellulari servivano per parlarsi. Poi hanno aggiunto i messaggi scritti e brevi. Ora fanno di tutto. Ti guidano per le vie delle città, fanno e inviano foto e video; controlli la posta, paghi la spesa; leggi libri, ascolti musica, guardi film. E quasi ci dimentichiamo che sono nati semplicemente per telefonare. Anche noi sappiamo e possiamo fare tante cose, ma oggi san Paolo ci dice: ricordati che sei nato per essere santo e immacolato nell’amore e tutto quello che sai e puoi fare lo devi fare per realizzare quello scopo. Non serve saper fare tante cose, non serve conquistare la fama, non serve accumulare denaro, non serve inseguire il successo. La vita è vocazione, non carriera. Dovremmo ricordarcelo soprattutto quando abbiamo a che fare con i nostri figli: non devono essere i più bravi a scuola, insegniamo piuttosto loro ad amare la scuola, lo studio, la comunità che si forma intorno alla scuola. Insegniamo a leggere libri. Non devono andare a giocare a calcio per diventare campioni, ma perché amano lo sport. Insegniamo ad amare il pianoforte e la musica, il tempo libero e il gioco. Ad amare la vita. Non devono fare la prima comunione e la cresima, siamo noi che dovremmo desiderare di farli sentire amati da Dio e ad amare Dio. La prima lettura ci riporta a come già il primo uomo Adamo con Eva si siano lasciati ingannare dal serpente che dice loro di trasgredire il comando di Dio proprio per diventare come Dio, l’apice della carriera che diventa delirio di onnipotenza. Solo quando il pasticcio è fatto, sapranno dire: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». È la storia di un tesoro perduto, di una luce smarrita a cui si contrappone oggi la storia di Maria, la donna nuova, il modello per quell’umanità creata per essere santa e immacolata nell’amore. Questa festa dell’Immacolata è la festa delle nostre radici e del nostro futuro, è memoria di come Dio ci vuole e promessa di quello che possiamo diventare. È festa di speranza. Il male non vince. Ci insidia da dietro, al calcagno, ma non ci ostacola il cammino in avanti. È festa che ci ricorda il sogno di Dio su Maria, ma anche il sogno di Dio su ognuno di noi. Siamo pensati, desiderati e amati da Dio che proprio così ci rende capaci di vivere santi e immacolati nella carità, non come semplice obbedienza ad un comandamento, ma come appassionata risposta ad un amore che ci precede e ci benedice. Il peccato è estraneo alla nostra natura; è impossibile realizzare la nostra umanità nel peccato; è incompatibile con la meta a cui siamo chiamati e alla comunione per cui siamo creati. Anche noi oggi con san Paolo possiamo dire: Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. Ci ha benedetti e mai ha ritrattato. La benedizione del principio rimane. Invochiamo la piena di Grazia perché da lei sostenuti possiamo vivere ogni giorno quella vocazione all’amore, dicendo il nostro eccomi, facendo nostro il sogno di Dio.
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