VI domenica di Pasqua

vangelo 2Parrocchia S. Agata – Monticello 
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

La liturgia sembra intenzionata a prepararci alla solennità di Pentecoste che celebreremo domenica 23 maggio e si affida direttamente alle parole di Gesù rivolte ai suoi discepoli dentro il cenacolo nel momento dell’ultima cena, quando ancora doveva compiersi la passione e la morte di Gesù: “Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me”.
Ma forse è bene che rimaniamo ancora immersi non solo dentro il tempo della Pasqua, ma proprio dentro il mistero stesso della Pasqua. Senza la fretta di archiviarlo come passato, come ormai compreso.
Mettiamoci allora in ascolto della Parola che anche oggi Dio ci rivolge.
Leggendo la seconda lettura, mi è tornato in mente un piccolo compito che un giorno ad un corso di formazione sulla catechesi era stata assegnato ai partecipanti: in 3 minuti occorreva riassumere al vicino di sedia la vita e la storia di Gesù. Tutti, partendo dalla nascita, si sono trovati nell’affanno di arrivare in fondo dentro il tempo assegnato e buona parte ha dovuto interrompere il proprio riassunto mentre raccontava di qualche miracolo o di qualche parabola.
Leggendo Paolo invece scopriamo che, scrivendo agli amici di Corinto, non solo impiega solo qualche decina di secondi, ma parte dal fondo: Fratelli, a voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. Paolo ha le idee molto chiare: il centro del Vangelo è l’annuncio della risurrezione di Gesù.  A pensarci bene è così che gli studiosi ci dicono siano nati i vangeli.
I primi racconti fissati per iscritto avevano a cuore di raccontare esattamente le vicende della passione, della morte e della resurrezione di Gesù. Poi, con il passare degli anni, è apparso necessario tornare a raccontare a chi non aveva mai incontrato Gesù qualcosa di più della sua vita. Due evangelisti, Matteo e Luca, ci raccontano alcuni episodi legati alla nascita e ai primissimi anni; Marco aveva già fatto un primo resoconto anche di altri episodi della vita, diventando punto di riferimento anche per gli altri evangelisti che, dentro le loro comunità di origine e, per quei primi cristiani, stesero poi la loro versione.
Ora, al di là di questo, mi pare interessante fermarci sul fatto che Paolo giudichi che quello che innanzitutto merita di essere raccontato, perché riassume tutto quello che aveva ricevuto, erano esattamente i fatti legati alla Pasqua: morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. È così convinto Paolo di questa affermazione che, pochi versetti dopo, scriverà ancora:  se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede.
Occorre che anche noi impariamo a partire da lì. Cristo morì e subito Paolo sottolinea: per i nostri peccati. Secondo le scritture: non quindi perché sul finale le cose sono andate male, non per un incidente di percorso non previsto, non perché gli “uomini cattivi” hanno avuto la meglio.
Per i nostri peccati: perché l’amore di Dio ha avuto la meglio sugli “uomini cattivi” e sul nostro peccato e ha avuto la meglio non perché li ha puniti o peggio uccisi tutti, ma perché ha dato la sua vita anche per loro.
Nella lettera ai Romani al capitolo 5, sempre Paolo scriverà: a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
Fu sepolto, ma è risorto. Ne siamo sicuri perché ci è apparso, è venuto a cercarci, a dirci: non temete, pace a voi. Questo è quello che ho ricevuto, ci dice Paolo, questo è quello che vi ho trasmesso.
Rimanere immersi nella Pasqua, significa prendersi il tempo per far nostro questo, che è il cuore della nostra fede. Noi non crediamo infatti semplicemente in un Gesù simpatico, buon predicatore, fantastico quando c’era bisogno di un miracolo, geniale comunicatore, un grande in alcuni suoi insegnamenti, ma niente di più.
Gesù, che non è un maestro di spiritualità, ma è colui che ci dà ragioni per vivere, che ci fa vivere: Gesù Cristo è la vita! Paolo nei versetti che seguono dice: è colui che mi ha stravolto la vita, non per rovinarmela, ma per restituirla a me che prima ho perseguitato la Chiesa di Dio e molte cose ostili contro il nome di Gesù il Nazareno.
E così, aggiunge Paolo, per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Queste che possono sembrare parole di conclusione, sono per lui parole di inizio, parole di resurrezione, parole di vita; una vita cominciata nuova su quella strada che portava a Damasco.
Questa domenica possa diventare anche per noi l’occasione per fare la stessa domanda di Paolo: “Chi sei, o Signore?”. Auguro a ciascuno di noi di poterci alzare e stare in piedi, di sentire nel cuore le ragioni vere delle fede, liberate dalle abitudini, dalla tentazione, come dice papa Francesco, di diventare cristiani pagani, cristiani nell’apparenza, abituati  alla mediocrità e con il cuore tiepido.
Che il Signore continui a farci partecipi della sua Pasqua e della sua resurrezione

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