Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
A volte penso che leggere i versetti del capitolo 17 del vangelo di Giovanni sia un poco come origliare, ovvero ascoltare quasi di nascosto i discorsi di altre persone. In questo capitolo Giovanni ha raccolto quella che solitamente viene chiamata la preghiera sacerdotale di Gesù. Queste che abbiamo ascoltato e che leggiamo nel capitolo 17 sono parole che Gesù rivolge direttamente al Padre e non ai suoi discepoli. Lo dice chiaramente l’evangelista quando scrive: “Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse…”
Non sono quindi parole di insegnamento come potevano essere le precedenti, sono semplicemente parole di preghiera. È forse per questo che ci suonano difficili e forse anche oscure. Gesù non sta parlando a noi, sta parlando al Padre. Non sta parlando, sta pregando.
Quello che possiamo dunque fare è proprio questo origliare, metterci seduti, ascoltare quello che si dicono, non per fare i curiosi, gli impiccioni o i pettegoli. Come fanni i bambini quando, pur sembrando indaffarati nei loro giochi, ascoltano le conversazioni dei grandi e imparano, rileggere questo vangelo con la consapevolezza di avere il privilegio di poter sentire parole importanti che il Figlio Gesù sta rivolgendo al Padre. Come non provare allora emozione e stupore nel sentire Gesù, il figlio di Dio, che dice al Padre: Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi.
Immaginatela bene la scena, ascoltate bene le parole.
La prima cosa che mi colpisce è semplicemente questa: anche Gesù prega. Per la verità questa non dovrebbe essere una grande sorpresa o novità. Nel Vangelo questo ci è raccontato più volte. Ne ricordo solo alcune per fare capire. Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani e disse ai discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”. “Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare”. “Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare”. “In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio.” “Gesù si trovava in un luogo a pregare.” “Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare”. Non voglio pensare che lo faccia solo per dare il buono esempio. Preferisco proprio credere che anche Gesù abbia avuto bisogno di pregare e chiedere quindi al Signore il dono di vivere la mia preghiera con lo stesso atteggiamento di bisogno e non di dovere. Noi non dobbiamo pregare! Abbiamo semplicemente bisogno di pregare come abbiamo bisogno di nutrirci, di respirare, di dormire. Non è un obbligo, ma è una necessità.
Abbiamo bisogno di entrare nella profondità della vita per non rimanerne alla superficie, per non accontentarci delle apparenze, per non lasciarci spaventare dai nostri pensieri e dalle nostre previsioni.
Abbiamo bisogno soprattutto di spostare la nostra attenzione da noi stessi, spostarla dall’io a Dio, sgombrare e liberare lo sguardo sul mondo a volte nascosto dal nostro ego che ci tiene prigionieri: i nostri problemi, i nostri bisogni, le nostre preoccupazioni… per imparare a pregare non perché abbiamo dei bisogni da soddisfare, ma perché abbiamo bisogno della preghiera stessa.
Dobbiamo sentire la necessità di trovare del tempo, liberandolo dagli impegni del giorno, dagli affanni del lavoro, racimolandolo magari proprio dal tempo che spesso perdiamo.
Dovrebbe proprio destarci stupore che proprio Gesù sentisse la necessità di appartarsi e dedicarsi alla preghiera, lui che non aveva bisogno di miracoli perché li sapeva fare, non aveva peccati da confessare, non aveva mancanze di cui lamentarsi, non aveva pene da cui essere liberato. È curioso che se cercate sul dizionario il significato del verbo pregare trovate questa definizione: rivolgersi a qualcuno chiedendo qualche cosa umilmente, con atteggiamento di supplica, di sottomissione. Anche la nostra preghiera è troppo spesso legata al chiedere e forse anche legata all’idea del sottomettersi. Oggi Gesù ci suggerisce che pregare è innanzitutto incontrare, cercare un volto, sentire una presenza e soprattutto un volto a cui consegnarsi e a cui affidarsi in un abbraccio liberante e amorevole, non un volto davanti a cui sottomettersi.
La seconda cosa che mi colpisce è sentire Gesù dire: Io prego per loro.
Come non rimanere stupiti e meravigliati anche davanti a queste parole? Ma come, non siamo noi a dover pregare te!? Ora, origliando Gesù mentre prega, scopriamo che lui prega per noi?! Come non sentirci amati e custoditi da queste parole e da questa azione di Gesù? Come non sentirci amati da questo Signore che, in quella stessa notte in cui verrà tradito dagli uomini e abbandonato a se stesso, prega per ciascuno di loro.
Ma allora non c’è bisogno che io sprechi parola a raccomandarmi a te, allora posso sciogliere ogni dubbio sul fatto che tu mi vuoi bene. Posso sentirmi compreso e protetto dalla tua preghiera.
Posso sentire che anche oggi io non sono qui a compiere l’azione della preghiera che da me sale a lui, ma che sono qui perché anche oggi lui prega per me, proprio mentre io sono qui davanti, magari anche un po’ distratto, annoiato o con altri pensieri e preoccupazioni nella testa e nel cuore.
Origliate rispettosi anche voi. Ascoltatelo mentre Gesù dice: Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi. La sua preghiera diventi la nostra preghiera



