III domenica di Pasqua

avvento 2Parrocchia S. Agata – Monticello 
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

“Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea”. L’annuncio e la comprensione della resurrezione del Signore Gesù passa attraverso questo esercizio di memoria che per il discepolo non è mai concluso. Ricordatevi. La fede ha a che fare con la memoria di una parola ascoltata, di un’esperienza vissuta, di una promessa già mantenuta e riconosciuta.
Senza memoria un uomo non fa esperienza di nulla; senza memoria un uomo non impara nulla. Allora “ricordatevi di come vi parlò”. Credo sia questo il motivo per cui oggi la liturgia, nel pieno del tempo pasquale, ci riporta indietro nel tempo ad incontrare e riascoltare Gesù mentre parla ai suoi discepoli: per ricordare.
Siamo ai versetti iniziali del capitolo 14 del vangelo di Giovanni. Siamo dentro il cenacolo durante l’ultima cena. È appena terminata la lavanda dei piedi; sono già stati rivelati il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro. Il cuore dei discepoli si era già riempito di uno strano timore. Avevano intuito che quella sarebbe stata l’ultima cena. Pietro aveva tentato fino all’ultimo di cambiare il corso degli eventi. Aveva ancor prima tentato di fermare le mani di Gesù di fronte al gesto di lavare i piedi ai discepoli: «Tu non mi laverai i piedi!».  Poi quelle parole coraggiose ma forse troppo audaci per essere mantenute: Darò la mia vita per te.  A questi discepoli, proprio a questi, ancora fragili, ancora inesperti, ancora insicuri e incostanti, come siamo noi, Gesù fa una promessa: vado a preparavi un posto. Una casa. Vi prenderò con me perché dove sono io, siate anche voi!
Sembra conoscere la domanda e il bisogno che da sempre abita il cuore dell’uomo e che il salmista ha così espresso: Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita. Abitare nella casa del Signore! Quale luogo più sicuro immaginare. In quale luogo sentirsi più riparati e protetti. In quale luogo immaginare di poter trovare pace se non nella casa di Dio?
Se avete la pazienza di sfogliare il libro dei salmi troverete più volte questo riferimento alla casa e al desiderio di abitare con Dio. Al salmo 58 troverete ad esempio questa bellissima espressione: Ma io, come olivo verdeggiante nella casa di Dio, confido nella fedeltà di Dio in eterno e per sempre.
Il salmo 85 ha questa espressione di augurio e speranza: Anche il passero trova una casa e la rondine il nido dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari, prima di concludere con l’esclamazione Beato chi abita nella tua casa. E poi ancora aggiunge: Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri che mille nella mia casa.
Quella di Gesù è una promessa che va quindi incontro al desiderio del cuore dell’uomo: abitare la casa di Dio; abitare una casa che sia luogo di intimità vero, che sia luogo di accoglienza; luogo del riposo; luogo dove ti senti voluto bene e conosciuto e luogo dove conosci meglio le persone; luogo delle partenze e dei ritorni; luogo della confidenza e della familiarità; luogo della festa e del perdono.
Chiara in una canzone di Sanremo 2017 canta: “Perché si torna sempre dove si è stati bene. E i posti sono semplicemente persone… la bellezza di chi nonostante tutto sa perdonarti”.
La casa è il luogo dove si passa più tempo della vita ma anche il luogo dove si vorrebbe morire. È il luogo della conoscenza ma anche della riconoscenza. Signore tu che conosci questo nostro desiderio di una casa vera ce lo hai promesso: vado a preparavi un posto. Una casa. Vi prenderò con me perché dove sono io, siate anche voi!
Come Tommaso però sentiamo anche forte la domanda: non conosciamo dove è la tua casa e non conosciamo la strada! «Signore, come ci si arriva?»
Troppe volte abbiamo sbagliato strada; troppe volte abbiamo creduto di esserci arrivati, troppe volte ci siamo persi. Troppe volte la strada ci è sembrata eccessivamente in salita per le nostre forze.
Troppe volte proprio in luoghi che abbiamo creduto essere casa, ci siamo invece feriti e fatti male. Troppe volte l’intimità è diventata il luogo del dolore. Spesso si aprono davanti a noi troppi sentieri, vorremmo andare dappertutto, sembra che conducano tutti alla felicità di una casa, ma una volta imboccata la strada ci rendiamo conto che sono vie chiuse e senza sbocco. «Signore, come ci si arriva?»
Signore, anche a questa nostra domanda, tu hai offerto una parola di risposta: “Io sono la via, la verità e la vita”.
Così grande è il desiderio di Dio di averci accanto che si fa strada e guida.
Oggi a questo vangelo non dobbiamo chiedere chissà quali pensieri su Dio, ma dobbiamo chiedere di farci sentire la straordinaria emozione di aver davanti a noi un Dio che ci dice: ti tengo il posto. L’emozione di avere a che fare con un Dio che desidera averci accanto; di un Dio che ci dice, la mia casa senza di te è vuota.
Io mi sento a casa, nella mia casa, solo se ci sei tu, altrimenti non solo quella casa mi apparirà vuota, ma non la sentirò come casa! Tu devi essere con me.
Parole enormi, che possiamo solo intuire, ma che comunque custodiamo; di cui vogliamo fidarci e in cui vogliamo credere. Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita. Signore mantieni la tua promessa. Porta pace al nostro cuore. Facci abitare con te.

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