Domenica delle Palme

domenica palme20202Parrocchia S. Agata Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione Torrevilla

Questa Domenica delle Palme ci fa mettere alle spalle il tempo della Quaresima e ci accompagna con decisione dentro la Settimana Santa, la settimana autentica, dentro i tre giorni della passione, morte e resurrezione di Gesù. Il clima di festa che accompagna l’ingresso di Gesù in Gerusalemme non ci faccia ingenuamente dimenticare che presto proprio a Gesù faranno la festa; che egli è Dio, ma il Dio che scomoda non a misura dei nostri comodi, dei nostri desideri, delle nostre convenienze. Fa pensare quello che l’evangelista Giovanni dice raccontando questo ingresso di Gesù: “i suoi discepoli sul momento non compresero queste cose”. Un discepolo lo tradirà, consegnandolo a coloro che lo sentivano una minaccia per la propria vita, per l’intera città per il tempio. Un altro lo rinnegherà: “io non lo riconosco più quel Gesù di cui sono stato discepolo”. Lo cattureranno, lo processeranno in maniera sommaria e sbrigativa.  Lo condanneranno a morte con la complicità di tutto il popolo. Lo caricheranno del legno della croce su cui poi lo inchioderanno fino a farlo morire. Ricordare tutto questo, non è fare i guastafeste, ma è ricordare che colui che l’intero popolo ebraico attendeva come salvatore e liberatore, come colui capace di toglierci dalle spalle le nostre croci, si farà mettere in croce senza opporre resistenza.
Non si entra in questa Settimana Santa se non siamo capaci di mettere da parte noi stessi, i nostri problemi, le nostre preoccupazioni, i nostri comprensibili turbamenti e le nostre giustificate ansie.
Ne abbiamo tante e anche più del solito e soprattutto non bastasse la quantità, vi è anche il fatto della novità.
Non sappiamo quali conseguenze e quali ripercussioni avranno sui nostri ragazzi questi lunghi mesi di lontananza dagli amici, dalla scuola, dai luoghi di gioco e di svago.
Non sappiamo quanto peserà tutto questo in termini occupazionali, in termini sanitari, in termini di coesione sociale, anche di semplice serenità del cuore e della testa.
Passato lo spavento iniziale in cui era facile sentirsi sulla stessa barca, cantare dai balconi, applaudire gli infermieri, sentirsi più generosi e solidali, ora il rischio è proprio quello del “si salvi chi può”. Non si entra allora nella Settimana Santa e non diventa possibile rimanere davanti a quel Dio che, sfidato da sotto la croce a salvare se stesso proprio per dimostrare di essere Dio: quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!».  Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo.” (Mt 27,39-42).
Entrare nella Settimana Santa e celebrare la Pasqua significa liberarsi dalla tentazione del salvare solo noi stessi.  Lo ha ricordato anche papa Francesco in un’omelia di fine ottobre: “è una tentazione cruciale, che insidia tutti, anche noi cristiani; è la tentazione di pensare solo a salvaguardare sé stessi o il proprio gruppo, di avere in testa soltanto i propri problemi e i propri interessi, mentre tutto il resto non conta. È un istinto molto umano, ma cattivo, ed è l’ultima sfida al Dio crocifisso”.
Vivere i riti della Pasqua significa anche mettere da parte le nostre soluzioni che si rivelano solitamente mediocri e insufficienti perché rispondono solo alle brucianti urgenze del presente, lasciandolo irrisolto se non addirittura compromesso il domani. Non sappiamo infatti sempre leggere la complessità della realtà, soprattutto quando siamo sotto la pressione di un pericolo, quando il cuore si impaurisce; sacrifichiamo sempre qualcuno o qualcosa in nome di beneficio immediato e personale.
Voglio ricordare ancora le parole di papa Francesco: “tutti siamo specialisti nel mettere in croce gli altri pur di salvare noi stessi. Gesù, invece, si lascia inchiodare per insegnarci a non scaricare il male sugli altri. Il “vangelo del salva te stesso” non è il Vangelo della salvezza”. Mentre il mondo tenta di scaricare addosso ad altri le proprie croci il Dio della Pasqua che siamo invitati a celebrare si carica delle croci degli altri.
È facile, in questa situazione di prova, preferire un dio su misura, potente agli occhi del mondo, che s’impone con la forza e sbaraglia chi ci vuole male. La folla pensa di averlo trovato in Gesù e lo accoglie festosa, salvo poi abbandonarlo al proprio destino di morte quando si sente tradita nelle proprie attese.
Contempliamo il gesto compiuto da Maria quel giorno a Betania. Condivido queste parole di José Tolentino Mendonça: “Il profumo ci parla dei piccoli gesti d’amore senza i quali noi non siamo; il gesto di Maria ci ricorda quella segreta evidenza che gli oranti sono chiamati a scoprire: che l’orazione non si esaurisce nell’esposizione dei nostri bisogni, ma deve rendere visibile il nostro desiderio; che non può limitarsi a un discorso sul pane, legato alla nostra lotta per la sopravvivenza, ma deve aprirci alla contemplazione delle rose. Sa Dio se abbiamo bisogno di pane, ma anche di rose. La preghiera è puro profumo quando accetta di essere gratuita e non s’impiglia nei perché e nei percome.
Non abbiamo bisogno di qualcuno che venda un profumo prezioso per comprarci da mangiare, – come vorrebbe Giuda – ma abbiamo bisogno, in questi giorni santi, di qualcuno che ci ricordi la bellezza e la potenza dell’amore che salva.

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