Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Gioire al tempo futuro
Mi sono sempre chiesto perché il Vangelo proposto in questa solennità fosse così corto. Perché si fermasse all’inizio del racconto dell’Annunciazione. Tanto si sa cosa succede dopo, tanto si sa cosa si dicono l’angelo e Maria. Tanto, si sa. È capitato così, diverse volte, nel commentare queste poche righe, di servirsi di quello che viene dopo, anche senza averle lette e ascoltate. Tanto, si sa.
È capitato di commentare queste poche righe, facendo uso e facendosi forti della meravigliosa storia che già conosciamo: l’angelo arriva, spiega a Maria la decisione di Dio. La tranquillizza, le dà qualche indicazione in più e le ricorda che nulla è impossibile a Dio; raccoglie il suo eccomi e poi… “partì da lei”. Facile così. Facile quando si sa come va a finire. Ma vorrei provare oggi a non fare quello che sa già e invitarvi a fare lo stesso.
Le cose sono molto più difficili quando non si sa come va a finire e quando accadono.
Fermiamoci anche noi a queste poche righe. A quelle poche parole dell’angelo rivolte a Maria che oggi ci è dato di ascoltare: “rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”. Fai conto di non sapere altro, ovvero fai conto di essere Maria in quel momento e quindi di non aver mai letto il Vangelo, di poter contare dunque solo su quel “rallegrati”, motivato solo dal fatto che il Signore è con te.
Facile quando si sa come va a finire. Come del resto sarebbe più facile rallegrarsi in questo tempo se sapessimo come va a finire questa pandemia: sapessimo il quando, sapessimo il come. Sarà facile rallegrarsi quando ne saremo fuori. Magari anche un po’ malconci, ma fuori. Ma sentiamo tutti che non saperlo non rende così facile rallegrarsi di nulla, neppure del fatto che arriva Natale. Non è facile in questo tempo in cui non sappiamo nulla di come finirà, in questo tempo, come scrive Enzo Bianchi, in cui il futuro non equivale più a una promessa ma piuttosto a un’incognita, talvolta a una minaccia che impedisce ogni atto di fiducia.
Quel “rallegrati” è per noi invito e responsabilità. È per noi sfida e scommessa. Intanto mi rallegro. Anche se non so nulla? Proprio perché non so nulla e non mi lascio andare quindi a quelle previsioni scure e minacciose che siamo bravissimi a fare. Non sarà certo la tristezza la chiave per aprire la porta di questa prigione in cui ci troviamo; non sarà lo sconforto o il malumore e neppure l’aggressività e il nervosismo che ci monta dentro.
Anche se sei fermo ai primi versetti di questo racconto, rallegrati.
Dicono che il sorriso abbonda nel cuore degli sciocchi. A volte è vero. Ma direbbe papa Francesco, il sorriso è anche un ponte sul futuro. Rallegrati e se credi di non avere motivi particolari e sufficienti per farlo, rallegrati perché il Signore comunque è con te.
Dicevo nel commento al salmo di giovedì scorso che la gioia è il frutto della speranza che a sua volta nasce dalla profonda fiducia che Dio è veramente con me e mi tiene al sicuro in un abbraccio gentile, guidando ognuno dei miei passi e liberandomi dall’ansioso bisogno di sapere come sarà domani, dopodomani, il prossimo mese o il prossimo anno.
Sperare significa attendere con fiducia ciò che ancora non si vede. L’arte della speranza è resistenza nel presente e insieme apertura al futuro. Io non ne sono sempre capace. Del resto, se dovessi parlare solo di quello di cui sono capace, non avrei molto da dire, ma sento che è così. Ho avuto la grazia di incontrare persone capaci di rallegrarsi e qualche volta ne sono stato, per grazia, capace. Sorridere è saper gioire al tempo futuro, rallegrarsi per il solo fatto che sorriderò. Sorridere solo di quello che hai davanti è facile, a volte basta qualche distrazione e piccolo divertimento per farlo.
Facile sorridere quando sai già come finisce, sempre che quel sapere non sia sporcato dal pessimismo, dalla sfiducia, dalla diffidenza. Perché si può dire: tanto lo so già al modo di chi pensa che comunque le cose andranno male fedeli alla “Legge di Murphy” «Se qualcosa può andare storto, lo farà».
Di sapore diverso sono le parole di Paolo: Benedetto Dio che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante. Gesù Cristo, In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati a essere lode della sua gloria. Questa festa dell’Immacolata, è senza dubbio una festa di Maria, ma ancor di più una festa del Signore che ha fatto cose grandi in Maria sua Madre e che può fare cose grandi anche per ciascuno di noi.
L’invito fatto a Maria è ancora oggi invito fatto anche a noi: rallegrati piena di grazia e rallegrati prima ancora che per quello che il Signore ha fatto per te, per il semplice fatto che il Signore è con te. Che poi certamente può voler dire rallegrati perché il Signore è dalla tua parte. Non dimentichiamo che celebrare l’Immacolata non significa celebrare quello che Maria ha fatto per Dio, ma quello che Dio ha fatto per Maria! Non ricordiamo il Si di Maria a Dio, ma il Si di Dio a Maria.
Il sì di Dio all’umanità. Per questo possiamo tenere aperta la porta alla gioia.



