IV domenica di Avvento

4 avventoParrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Diversamente Natale

Il racconto dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme vuole aiutarci a preparare oggi, in questa quarta domenica di Avvento, quindi nella meta del cammino, la celebrazione della nascita di quel Gesù che la nostra fede, nutrita e confortata dalla Parola intera del Vangelo, ci invita a riconoscere come Figlio di Dio e nostro salvatore.
È un racconto dal sapore tipicamente pasquale. Siamo soliti ascoltarlo e riviverlo attraverso la processione della Palme nella domenica che ci introduce dentro la settimana santa. Sono i giorni che precedono la Pasqua, Gesù sta per entrare a Gerusalemme dove egli sa bene quello che lo aspetta.
Mi è venuto da pensare, guardando a questo inizio umile e discreto della sua passione, come sia proprio questo lo stile di Gesù. È del resto morto, nello stesso modo in cui è nato. Ignorato dagli uomini. Incompreso.
Non aprirono le porte dell’albergo perché sua madre potesse vederlo venire al mondo protetto dalle mura di una casa. Lo deridono, lo insultano e lo flagellano prima di caricarlo del legno della croce.
Egli viene. E non impone la sua presenza. Non lo fa a Pasqua. Non lo fa a Natale. Non lo fa quando entra nel mondo, non lo fa quando lascia questo mondo.
Lo fa con rispetto e con così tanta discrezione che è anche possibile non accorgersene. Lo fa con gentilezza: “andate nel villaggio. Troverete un puledro. Slegatelo e portatelo qui e chi vi domanderà cosa state facendo dice: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».
Viene con discrezione e chiede solo un piccolo aiuto. C’è da sciogliere un puledro.
Lo sappiamo che non sarà un Natale come gli altri: un Natale diverso. Ma ricordiamoci che diverso non significa inesistente e neppure necessariamente insignificante. Ogni Natale deve essere diverso perché nuovo, Nella diversità a cui saremo costretti, forse quest’anno ci è proprio chiesto di scegliere di fare il Natale.
Di essere anche noi discepoli che si fanno dare le istruzioni ben precise da Gesù e le mettono in pratica. C’è un puledro da sciogliere anche oggi. Poi lo rimanderemo indietro, ma non come se nulla sia accaduto. In mezzo, fatto accaduto e che ancora Dio vuole far accadere, c’è la venuta di Dio in mezzo a noi.
Proprio in questo tempo così inospitale, così spaventato, così sottotono.
Non dimentichiamoci che quando è nato, non ha certo trovato condizioni migliori. Fuori casa, nel grembo di una giovanissima donna, senza prenotazioni e senza appoggi. Senza lustrini e senza clamori.
A dei pastori indaffarati dietro il loro gregge, gli angeli hanno detto: venite a vedere. Avrebbero ben potuto rispondere: non possiamo, abbiamo le nostre cose da fare, le nostre cose a cui pensare e poi ormai è notte. Non possiamo venire. Ma immagino gli angeli insistere: venite a vedere perché c’è una grande gioia, che risplende e illumina questa notte e proprio le vostre cose da fare, le vostre cose a cui pensare. Non temete, ecco vi annunzio
una grande gioia, che sarà di tutto il popolo. Ecco venite anche voi a vedere: non mancate a questo Natale solo perché sarà un Natale diverso. Preparate un presepe diverso dallo scorso anno: diverso perché più bello. Più grande se potete. Più sentito. Mettete le statuine e in quel presepe mettete anche voi stessi, in attesa.
Stiamo certamente in attesa di tempi migliori: questa attesa abbia a che fare con Dio non solo con un vaccino e con la liberazione di una paura. Questo è ancora un tempo di attesa perché è ancora un tempo di promessa.
Il profeta Isaia che ci fa compagnia con le sue parole anche in questa domenica di Avvento ce lo testimonia. Una promessa che suona così: Quando sarà estinto il tiranno e finita la devastazione, scomparso il distruttore della regione, allora sarà stabilito un trono sulla mansuetudine, vi siederà con tutta fedeltà, nella tenda di Davide, un giudice sollecito del diritto e pronto alla giustizia».
Mercoledì la seconda lettura della messa faceva annunciare al profeta Zaccaria: Vecchi e vecchie siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme, ognuno con il bastone in mano per la loro longevità. Le piazze della città formicoleranno di fanciulli e di fanciulle, che giocheranno sulle sue piazze. Così dice il Signore degli eserciti: Se questo sembra impossibile agli occhi del resto di questo popolo in quei giorni, sarà forse impossibile anche ai miei occhi? Torneranno i vecchi nelle piazze, alla baita, in chiesa, nei negozi; torneranno fanciulli e fanciulle a giocare nei cortili degli oratori e delle scuole, nelle spiagge e sui sentieri, nelle palestre e sui campi da pallone Questo è ancora un tempo di attesa perché è ancora un tempo di promessa. È tempo di una promessa che si compie
per mano di Dio, ma quel compimento sarà visibile a chi ha tenuto viva l’attesa.
Sappiamo a cosa dovremo rinunciare. Sappiamo che non sono dettagli, ma sappiamo anche che la sostanza non è smarrita. Il Natale è certo anche questione di vacanze, di divertimento, di regali e brindisi. Le feste di Natale sono anche e soprattutto un pezzo della nostra storia e della nostra identità. Il Natale sono ricordi che ci portiamo non
solo dietro, ma dentro sin dall’infanzia: l’albero addobbato e il presepe, le lucine colorate, il panettone e il pandoro, l’attesa dei regali e i desideri realizzati, le tavole imbandite e le carezze dei nonni. Ma è – oso dire anche – questo Gesù che, buca il buio della notte e nasce senza che nessuno glielo abbia chiesto.
Questo miracolo si compie anche in questo Natale diverso, che proprio perché diverso può essere ancora più sentito. Chissà che quest’anno il tardo pomeriggio del 25, quando solitamente arriviamo sazi a dismisura di ogni bene e di ogni cosa a dichiarare finalmente finito il Natale, non ci si possa ritrovare con una voglia di Natale che si prolunga e accompagna più a lungo del solito.

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