Sant’Agata in Monticello Brianza
Santa Maria della Purificazione in Torrevilla Giovedì 3 dicembre
Salmo 122(121)
Chiedete pace per Gerusalemme
| 1 Canto delle salite. Di Davide. Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore!». 2 Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme! 3 Gerusalemme è costruita come città unita e compatta. 4 È là che salgono le tribù, le tribù del Signore, secondo la legge d’Israele, per lodare il nome del Signore. 5 Là sono posti i troni del giudizio, i troni della casa di Davide. 6 Chiedete pace per Gerusalemme: vivano sicuri quelli che ti amano; 7 sia pace nelle tue mura, sicurezza nei tuoi palazzi. 8 Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: «Su te sia pace!». 9 Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene. |
Nessun passo è stato inutileLa gioia che provo nel cuore è grande. Ringrazio quel momento in cui mi hanno incoraggiato a incamminarmi, a smettere di lamentarmi e fare il primo passo. Ora che sono in vista di quel luogo della pace sognata capisco che partire è stata la scelta migliore da fare. Ora comprendo che ogni fatica ha avuto il suo senso e nessun passo è stato inutile. Ho davanti a me il sogno di una città dove gli uomini vivono in concordia superando ogni divisione e competizione, fidandosi del Signore e della sua Parola che guida. Non voglio che la pace abiti solo la quiete del mio animo, desidero raggiunga il cuore di tutti gli uomini amati da Dio, che amano Dio e lo riconoscono Signore. Sia pace dentro, intorno e fuori di loro! La pace li avvolga e li protegga. La pace sia per i miei fratelli e i miei amici, ma anche per quelli che adesso non lo sono solo perché ancora non li conosco. Chiedo e invoco da te Signore questa pace e offro la mia vita per costruirla con opere e parole di bene |
La recita di salmo è preghiera personale anche quando si recita nella comunità e insieme è sempre preghiera comunitaria anche quando si recita personalmente. Nella nostra preghiera incontriamo Dio, ma anche tutta la Chiesa, incontriamo il Signore e i nostri fratelli. Molti salmi sono costruiti per essere recitati insieme, in un dialogo di voci che si rinforzano e si sostengono, che domandano e rispondono. Non sei solo quando preghi un salmo. La tua voce raggiunge Dio e raggiunge i fratelli e la loro voce ti custodisce anche quando tu non preghi.
“Fate il primo passo con fiducia. Non è necessario vedere tutta la scala, basta salire il primo gradino”. Cosi diceva Martin Luter King. Il primo passo può essere la parte più lunga e difficile di ogni viaggio.
La meta appare lontana e non sai neppure quanto. Ci sono viaggi che sai quando cominciamo, ma non sai quando finiscono. Il nostro pellegrino si è messo in cammino e noi con lui.
Ora vede Gerusalemme e sente la gioia nel cuore. Il salmo 122 è il canto del pellegrino che ha gli occhi e il cuore fisso su Gerusalemme, la meta, la città della pace sognata, la città di Dio.
Il lungo cammino e lo sforzo sembrano dimenticati e perfino la fatica degli inizi: Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore!». Quando ai bambini dici: oggi andiamo in gita, la loro reazione non è certo questo. Solo all’arrivo ti concederanno l’entusiasmo. Prima è una litania di quanto manca? Possiamo fermarci? Ho sete. Manca tanto? Solo la metà darà libero sfogo alla gioia. Così accade al pellegrino.
Il salmo unisce in maniera mirabile l’emozione lontana di quel giorno in cui è cominciato il viaggio e la commozione presente di vedere con gli occhi fisici la meta: Gerusalemme, le sue mura, il suo tempio, i suoi palazzi, la gente che la abita.
La gioia sembra essere retroattiva e proiettarsi anche su un tempo in cui gioia non c’era: nella mia angoscia ho gridato al Signore. Me infelice, io abito straniero in mezzo a gente che non riconosco amica.
Il Signore mi ha risposto. È forse lui che mi ha messo nel cuore il proposito e la forza per cominciare il cammino? È forse lui che mi ha detto: «Andremo alla casa del Signore!».
Non ci viene svelato chi siano stati coloro che lo hanno incoraggiato, ma egli se ne ricorda e in quella gioia sembra ringraziarli tutti, ricordando ciascuno.
Non gli hanno semplicemente detto: andrai! Gli hanno detto andremo! «Quale gioia quando io ascoltai quella voce, quando ricevetti quel suggerimento e mi decisi a metterlo in pratica!».
Fisicamente egli è alle porte di Gerusalemme. Non è chiaro se abbiano camminato con lui quegli uomini, ma egli li sente presenti: i nostri piedi sono fermi alle porte della città del Signore. Non è da solo.
È in un luogo fisico preciso, ma è anche un luogo interiore: il luogo del cuore dove si pratica la gratitudine per coloro che insieme al Signore hanno sostenuto il viaggio, il distacco, la fatica. Il luogo interiore dove la fatica di un tempo lascia il posto alla gioia; il luogo dove si svela e si conoscono le ragioni e il senso del cammino fatto, della polvere mangiata lungo la strada, di tutto il sudore versato e delle energie spese.
Nessun passo è stato inutile. Neppure nessun dolore. Nessuna sofferenza è stata superflua, nessuna lacrima è stata versata invano, nessun genito è stato dimenticato. Il Signore ricorda e raccoglie.
Ora riesce finalmente a rendersi conto che anche nel tempo dell’angoscia e della fatica era presente gioia.
Egli non riusciva a vederla, gridava e protestava dichiarandosi infelice e sconsolato.
Non se ne rendeva conto, ma finalmente gioisce. Occorreva quel primo passo, la partenza, il viaggio.
La sua non è semplicemente la consolazione di chi ce l’ha fatta, ma la conferma che ha fatto bene a fidarsi del Signore.
Questa gioia è il frutto della speranza che a sua volta nasce dalla profonda fiducia che Dio è veramente con me e mi tiene al sicuro in un abbraccio gentile, guidando ognuno dei miei passi e liberandomi dall’ansioso bisogno di sapere come sarà domani, dopodomani o il prossimo mese.
Ha fatto bene a partire, ma per capirlo occorreva partire.
Ora che è quasi arrivato, torna a parlare di pace. Finalmente si sente libero di parlarne. Così non era: io sono per la pace, ma quando ne parlo, essi vogliono la guerra.
La sua richiesta non è di essere lasciato in pace, ma è di pace. La pace che cerca non è solo assenza di conflitto, non è il tacere della guerra. La pace cercata non è semplice tranquillità interiore o quiete.
Questa è una visione moderna, psicologica e soggettiva e può spiegarsi e corrispondere ad una coscienza addomesticata e addormentata, indifferente al male solo perché non lo riguarda. La pace non nasce dal desiderio di non essere disturbati e di non volere noie.
La visione di Gerusalemme lascia già intravedere quale sia questa pace che cerca: una città unita e compatta che diventa meta per tutte le tribù e diventa luogo di lode del nome del Signore.
Unita e compatta: la bellezza di una città e di ogni luogo è data dalla comunione che gli uomini vivono in essa. La confusione, la divisione, l’indifferenza, la competizione, le urla, le menzogne sono tra i primi nemici della pace, della città e dell’uomo.
Il libro degli Atti degli apostoli così descrive la prima comunità cristiana che abita Gerusalemme: La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune (At 4,1).
Meta di ogni tribù: il pellegrino non prova fastidio nel vedere molti percorrere la sua stessa strada, anzi ne trova conforto. Si sente inserito in qualcosa di più grande di lui, ma di cui lui fa parte, si sente parte di una moltitudine dove il volto di ciascuno è sempre riconoscibile e riconosciuto.
Per lodare il Signore: la pace nasce da lui. La sua pace è diversa da quella del mondo: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» ( Gv 14,27).
Le guerre si concludono normalmente con la sconfitta di una delle due parti, la pace offerta da Dio non prevede alcuno sconfitto se non il male e il peccato.
Il Signore “infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia” (Ef 2,14): fare di due, uno, annullare l’inimicizia, riconciliare.
La seconda parte del salmo è una richiesta ripetuta di questo dono per ogni uomo, quelli vicini e quelli lontani; per chi sente come fratello e amico e per chi ancora non lo è solo perché ancora non lo si conosce.
La pace diviene il suo agire e il suo augurio: chiedete pace, sia pace, su di te sia pace, chiederò per te il bene; chiederò una pace dentro e fuori la città: sulle mura che la circondano e nei palazzi; una pace che non sia solo apparenza esterna, ma anche sostanza nel cuore. Una pace da proteggere perché protegga.
Sono chiamati figli di Dio coloro che hanno appreso l’arte della pace e la trasformano in opere, sapendo che non c’è pace senza dono della propria vita e che la pace va cercata sempre e comunque per se stessi, per i propri fratelli e amici, per la città intera, nel rispetto dei diritti e dei doveri di tutti.
La pace è per tutti o non è per nessuno.



