III domenica di Avvento

3 avventoParrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Raccolgo solo un frammento della Parola che il Signore oggi ci offre in questa terza domenica di Avvento.
Lo raccolgo direttamente dalla bocca di Gesù, così come gli è uscito, pur sapendo che quel frammento per essere pienamente compreso dovrebbe essere anche inserito e custodito dentro l’intero discorso che Gesù fa davanti ai Giudei decisamente arrabbiati a motivo della guarigione di un uomo paralitico da 38 anni compiuta da Gesù in giorno di sabato.
Raccolgo solo un frammento non per mancare di rispetto alla Parola, ma proprio nella fiducia che la Parola è come il lievito. Non ne serve molto per fare del buon pane. Occorre solo impastarlo con la farina e lasciarlo lavorare. Così occorre impastare la nostra vita con la Parola perché la faccia lievitare.
La Parola – possiamo anche prendere a prestito l’immagine che usa san Paolo – è quella piccola goccia di profumo che permette a noi di essere fragranza di Cristo.
Il frammento è semplicemente questo: voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Fate anche solo questa prova: chi di voi si ricorda il vangelo di domenica scorsa? Chi è tornato a casa e ci ha ripensato nei giorni di questa settimana? Non siamo forse anche noi così? Che solo per un momento ci rallegriamo di quella luce che viene dalla Parola di Dio e della cui verità Giovanni è stato testimone. Solo per un momento. Mi tornano in mente le parole con cui Gesù spiega la parabola del seminatore e il terreno
sassoso paragonandolo a colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Solo per momento.
Basta ritornare di nuovo sul vangelo raccogliere anche altre parole di Gesù che confermano l’ipotesi: voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi.
Ci rallegriamo solo per un attimo della luce e impediamo così alla parola di rimanere in noi, perché siamo forse troppo concentrati sull’attimo, al modo di chi non vuole perderselo, di chi è preoccupato di goderselo, come non ci fosse un domani.
Il rischio che tutti corriamo è di dimenticare in fretta. Usciremo migliori ci siamo detti in questa pandemia.
Ma nel frattempo quante occasioni abbiamo perso di essere migliori già oggi e non al termine della pandemia?
Quante occasioni di bene? Quante tempo perso? Quante giornate sono trascorse senza nulla da ricordare?
Perché aspettare di uscirne per essere migliori? Il tempo presente è una promessa che ci è donato da Dio.
Egli porta con sé certamente la sua pena, ma anche la sua grazia. Non è ragionevole consumarlo senza uno sguardo al futuro. Non è possibile pensare sempre di rimandare i sacrifici a domani nell’illusione di poter raccogliere ogni giorno solo gratificazioni e godimenti. È necessario, soprattutto quando la desolazione e la rassegnazione diventano i sentimenti prevalenti del tempo presente, reagire con la speranza che non nasce
dal generico pensiero che tanto alla fine tutto andrà bene, ma nasce dalla certezza che viene dalla fede che Dio è già in azione perché noi possiamo fare bene adesso e non in un tempo futuro lontano. È proprio nel bene seminato oggi con fatica, con sacrificio, con impegno che nasce il meglio di domani.
La mia giustizia è vicina, si manifesterà la mia salvezza e la mia salvezza durerà per sempre, la mia giustizia non verrà distrutta: questo è quanto il profeta Isaia annuncia al popolo di Israele durante il tempo desolato dell’esilio. Ma lo dice dopo aver fatto questa premessa: Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore. Ascoltatemi con la disposizione d’animo di chi si mette in gioco.
Cerca la giustizia e cerca il Signore. Non solo l’una, non solo l’altro.
Non semplicemente una vita che giudichiamo buona per il solo motivo che non facciamo del male – non abbiamo mai ammazzato e non abbiamo mai rubato – ma perché abbiamo seminato il bene. Ovunque e con chiunque. Ieri, oggi e certamente anche domani.
Non semplicemente una vita che giudichiamo cristiana perché veniamo a messa, magari facciamo anche la comunione e preghiamo. Gesù ha ascoltato dalla voce Padre, continuamente cercato nella preghiera, quello che avrebbe dovuto fare e che ha fatto: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato In me spereranno le isole, avranno fiducia nel mio braccio dice il profeta Isaia. Non dimenticate che in qualsiasi difficoltà vi possiate trovare io sono con voi, custodisco la vostra vita prima che i vostri beni e non
dimenticate che la vostra vita vale molto più di numerosi beni. Soprattutto non dimenticate che la vostra vita non ha bisogno di tante cose, non ha bisogno per essere piena e intensa del possesso di tante cose che spesso non fanno che generare ulteriore affanno. Smettiamola di rallegrarci solo per un attimo, piombando continuamente nell’affanno di chi fa la conta di quello che rischiamo di perdere. Impariamo a rallegrare noi ogni attimo, cercando anche solo le briciole di grazia che il Signore ci regala ogni giorno e non sprecando alcuna occasione di regalarci il bene.

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