Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla – 22 marzo 2020
Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» Non dovremmo mai finire di rimanerci male della domanda che i discepoli fanno a Gesù di fronte a quell’uomo cieco dalla nascita di cui ci parla il vangelo di questa quarta domenica
di quaresima – non stanchiamoci di ricordare che siamo in Quaresima!
Il male desta poco più che curiosità banali quando non ti tocca in prima persona. Se poi è lontano, non riesci neppure a preoccuparti. Non abbiamo forse anche noi guardato con banalità al comparire di questo male nella città di Wuhan? Abbiamo ascoltato certo confusi le prime notizie, ma non ne eravamo più di tanto spaventati.
Personalmente, non ricordo neppure di aver mai fatto o sentito una preghiera per quella che già allora, per quella terra, era un’epidemia a tutti gli effetti.
Poi è stato Codogno. Vicino, ma nemmeno tanto. Ora è fuori dalle nostre case, se non dentro.
Ora che tocca a noi farci i conti… non sappiamo più a che santo votarci e ci siamo scoperti capaci di preghiera.
«Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» Il male finchè non ti tocca di persona, non diventa paura, non ti toglie il fiato e la certezza del domani, genera al più curiosità banali se non addirittura morbose.
Come dimenticare i plastici dei luoghi e delle case dei delitti famosi e le trasmissioni loro dedicate?
Ora siamo qui ad invocare il miracolo. Saremmo disposti, in questo tempo in cui anche solo toccare qualcuno ci mette paura e uno starnuto ci fa allontanare invece di farci dire semplicemente “salute”, a sentirti sputare per terra e spalmarci gli occhi di fango pur di vedere finire lo scempio che questo virus sta facendo delle nostre vite.
Ma mentre chiedo anche io questa grazia, mi soffermo a pensare a cosa accadrebbe se domani mattina, improvvisamente e quindi miracolosamente, tutto finisse. E me ne vengono in mente di ogni colore.
Diventeremmo improvvisamente tutti ferventi cristiani? Sono sicuro che qualcuno esulterebbe all’idea di una miracolosa guarigione che si porti appresso una generale conversione. Ma i mussulmani non potrebbero a lorovolta dire che sono state le loro preghiere ad Allah ad ottenere la grazia?
E se cominciasse una piccola guerra nel nome di Colui al quale attribuire il miracolo?
Quante volte i farisei domandano al cieco nato che finalmente vede: ma come è successo? Chi è stato? Come si è permesso dal momento che nel giorno di sabato è proibito?
E nessuno intanto fa festa con quell’uomo per la sua guarigione.
(E se questo miracolo non accadesse? Continueremmo a fidarci di Dio e a pregarlo? Questo virus non sta minacciando solo la salute e il sistema sanitario, le nostre abitudini e la nostra economia. Chiudiamo la parentesi). Meglio pensare che accadrà e che faremo in quel caso una grande festa. Tutti in strada. Tutti a cantare non più sui balconi, ma nelle piazze. Tutti a battere le mani per i medici e gli infermieri, gli eroi di oggi che stanno già facendo miracoli insieme a tutti coloro che continuano a lavorare per permetterci le azioni essenziali alla vita.
Spero che quel giorno fermeremo per un attimo la festa per ricordarci anche di tutti coloro che nell’attesa del miracolo avranno perso un genitore, un figlio, un amico, un collega.
Ma in quanto tempo poi torneremo a cercare di saltare le file oggi così ben ordinate dalla paura, a discutere perchi deve portare fuori il cane? A vedere i nostri ragazzi annoiati di dover andare a scuola? A smettere di voler fare corsette, di leggere libri, di cantare con i nostri vicini, di stare con i nostri figli perché non abbiamo più tempo: dobbiamo lavorare per guadagnare il tempo e i soldi persi. Ottenuto quel che volevamo, smetteremo di pregare? Ora assistiamo alle donazioni agli ospedali, poi si ricomincerà ad evadere le tasse sottraendo risorse agli ospedali e agli stipendi di medici e infermieri?
Signore non sono pronto a vedere scomparire questo nuovo terribile male per vederci ricadere nella banalità delmale di prima.
Allora Signore, io il miracolo te lo chiedo, ma te lo chiedo tutto. Non guarirci a metà. Non limitarti a uccidere il virus che minaccia i nostri polmoni, la nostra vita e la nostra economia e quando dico nostra dico di tutto il mondo.
Perché se non avremo imparato che quello che succede a Wuhan, a Codogno, nella casa del nostro vicino, ci riguarda e ci chiama alla preghiera, prima o poi, tutto questo tornerà ad accadere.
Fallo per bene questo miracolo. Apri i nostri occhi su ogni male e dacci la forza di combatterlo a cominciare da quello che sta dentro di noi e che a volte non vogliamo vedere. Sia la tua grazia di sempre e non la paura di oggi ad aprire i nostri occhi e il nostro cuore. Mettici nel cuore la stessa domanda del cieco nato: “chi sei, Signore, perché io creda in te?» Non permettere che la nostra fede nasca dopo aver visto il miracolo, ma arrivi prima. Adesso. Faccia cadere le nostre maschere e le nostre cecità. Ci renda migliori ora, non dopo. Non per sdebitarci del miracolo, ma come inizio del miracolo.
Sia questo il tempo di una promessa. Tra noi e Te. Tra noi e il nostro prossimo. Tra noi e noi stessi.
Quando tutto questo sarà finito / e potrò finalmente riprendere la mia vecchia vita,
io non la riprenderò, / me ne voglio fare una nuova.
«Chi sei, Signore, perché io creda in Te?». «Credo, Signore!». Questo è il miracolo che ti chiedo.





