Domenica 27 marzo 2016
vangelo Giovanni (Gv 20,11-18)
In quel tempo. Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
Dio non ha lasciato Gesù, Suo Figlio, in balia della morte. Lo ha sottratto alla morte. L’ha risuscitato! Qui sta tutta la nostra fede, quando parliamo della resurrezione di Gesù. Una fede che, stando ai vangeli, filtra a poco a poco, come i raggi del sole al mattino. Prima nei cuori di tutti coloro che L’avevano conosciuto, poi, di generazione in generazioni, fino a noi.
La verità più grande di Dio nella storia degli uomini non si è imposta con la forza del pensiero, ma avvalendosi sin dall’inizio di alcuni segni. Scivolando dentro il cuore dei credenti, abitando le loro attese e le loro speranze. In tutta umiltà e in grande silenzio. Forte della discrezione propria di un amante che sa attendere l’amata. Nel rispetto della libertà di ogni uomo. Quasi in punta di piedi. Sapendo aspettare chi ancora piange, consolando chi ancora implora, sollevando insieme lo sguardo.



