Domenica 3 gennaio 2016
vangelo Luca (Lc 4,14-22)
In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore.
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.
Commento
Rileggere il Natale che abbiamo da poco celebrato come l’azione precisa di Dio che decide di avere una casa tra gli uomini, fissando la sua tenda tra noi. Non solo una sapienza che ci avvolge come una nube e che già guidava il popolo d’Israele nel deserto, verso la Terra promessa. Un Dio che decide di prendere casa, calcolando se è meglio andare ad abitare qui piuttosto che altrove.
La relazione che Dio stabilisce con noi non si può descrivere solo con i tratti di una generica sapienza o di una qualunque filosofia. È una precisa passione per l’uomo. Per quello che l’uomo è e così com’è.



