Domenica della Dedicazione del Duomo di Milano, Chiesa Madre di tutti i fedeli ambrosiani

duomo milanoDomenica 18 ottobre 2015
vangelo Giovanni(Gv 10,22-30)

In quel tempo. Ricorreva a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Commento

La fede è purissima grazia del Signore. Quando l’uomo aggiunge peccato a peccato, viene il momento del non ritorno. Si è oltrepassato il limite del male. La non fede nella vera profezia, il combattimento contro i veri profeti, rivela un cuore consegnato a Satana. È il segno che non si è nella Legge del Signore. Il peccato, come muro di bronzo, impedisce che vi possa esistere una qualche relazione di luce, verità, sapienza, discernimento con la fonte divina del bene. La natura umana, anche se stravolta dalla colpa di Adamo, possiede ancora in sé la capacità della luce, di Dio, della verità, della sapienza. Questa capacità si oscura in misura del peccato personale.

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