Estratto della mappa della pieve di Missaglia. Circa 1611. Cliccare sull’immagine per ingrandire. A sinistra, evidenziati da una ellisse rossa si può notare l’indicazione della posizione geografica di MONTESELLO e della chiesa di S.AGATA
Attingendo a solo scopo divulgativo dal volume “MONTICELLO BRIANZA, PAESAGGI, UOMINI, CULTURE” testi di Ilaria Sironi, Laura Caspani, Virginio Longoni con fotografie di Pietro Redaelli edizione dell’Amministrazione Comunale di Monticello,riassumo le notizie storiche sulla chiesa parrocchiale di Monticello.
Sono ricerche molto accurate e ringrazio per poterle riportare.
Il secondo quadro di insieme della parrocchia di Monticello risale all’episcopato di Federico Borromeo (1595-1631) succeduto al cugino dopo l’intermezzo di Gaspare Visconti (1584-1595) che aveva continuato l’opera riformatrice tridentina.
Anche Federico Borromeo proseguì nella prassi delle visite pastorali raggiungendo la pieve di Missaglia nel luglio del 1611. (ASDM Missaglia vol. XXXI; atti della visita pastorale di Federico Borromeo).
A quella data era rettore della parrocchia Hieronimus Casati, che era stato investito del beneficio parrocchiale nel 1593.
La descrizione dettagliata dell’edificio ecclesiastico ci consente di immaginare almeno in parte il suo aspetto di piccola chiesa di campagna, di dimensioni ridotte e di semplice architettura, che tuttavia iniziava ad assumere un decoro maggiore con alcune migliorie strutturali e con l’adeguamento alle norme liturgiche tridentine.
La pianta era ancora quella descritta nel’500 a navata unica, con cappella maggiore quadrata.
La facciata priva di decorazioni aveva un’unica porta di ingresso senza portico o vestibolo, vi si apriva una finestra di forma semicircolare, fatta secondo le ordinazioni di S.Carlo.
Sul tetto, in corrispondenza della cappella maggiore, era stata costruita una torre campanaria di forma quadrata, con una sola campana. Federico Borromeo segnalava che la sua fune pendeva “indecorosamente” all’interno della cappella stessa.
All’interno della chiesa alcune delle modifiche raccomandate da San Carlo erano state eseguite: la navata aveva una copertura in muratura, e a sinistra dell’ingresso era stata aperta la cappella per il battistero, in cui si trovava ora il fonte battesimale in pietra, di forma rotonda.
Le pareti erano prive di decorazioni con l’eccezzione della cappella maggiore dipinta con affreschi corrosi dall’umidità raffiguranti Santa Caterina e Santa Lucia. Nella cappella era anche collocato un quadro che rappresentava la Vergine con Gesù in grembo, Sant’Agata a destra e Sant’Apollonia a sinistra. (Di questo dipinto si perdono le tracce dal ‘700 in avanti).
L’arco di ingresso era decorato con una trave lignea che reggeva l’effige del Cristo in croce. L’unico altare presente nella chiesa era appoggiato al muro di fondo della cappella e doveva avere un aspetto molto povero: dotato di un tabernacolo ligneo, era privo di mensa.
All’interno della chiesa era presente un confessionale, secondo gli ordini di S,.Carlo e pure un’acquasantiera che, tuttavia, segnalava Federigo Borromeo, era promiscua per uomini e per donne.
Le sepolture venivano fatte ancora nel camposanto intorno alla chiesa, privo di croce e di cappella. Nell’interno della chiesa, invece c’era un solo sepolcro giudicato adeguato.
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