4 domenica dopo Pentecoste

 «Tutto mi è lecito!». Sì, ma non tutto giova. «Tutto mi è lecito!».
Sì, ma non mi lascerò dominare da nulla.

«Tutto mi è lecito!». Sì, ma non tutto giova. «Tutto mi è lecito!». Sì, ma non mi lascerò dominare da nulla. In questo passaggio della lettera ai Corinti, san Paolo immagina un dialogo con uno dei cristiani residenti in quella città, all’epoca importante centro commerciale, soprattutto per via del grande porto che ospitava, luogo di transito e di incontro tra persone di provenienza e cultura diverse, come anche oggi si dice: “un porto di mare” dove ognuno pensa a se stesso e ai suoi affari e al suo profitto.
In questo dialogo Paolo si immagina la possibile obiezione ai suoi insegnamenti e al suo severo rimporvero: Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomìti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.
Sì dai, Paolo, non esagerare! Non sei tu a dovermi dire quello che devo o non devo fare. Posso fare quello che voglio. Tutto mi è lecito, non metterla giù troppo lunga e non venire a fare la morale!
In questo dialogo, Paolo ha pronta la sua risposta: Sì, ma non tutto giova,  ma con molto realismo sa che l’altro non cederà facilmente: «Tutto mi è lecito!».
Chi di noi non si è mai trovato in una situazione simile?
O perché da ragazzi con sfrontatezza mista a candore abbiamo chiesto ai nostri genitori: perché non posso farlo? Perché devo farlo?
O perché da genitori o comunqua da adulti abbiamo cercato di spiegare a qualcuno di più piccolo (ma non sempre necessariamente più piccolo) che quella o quell’altra cosa non è proprio opportuna farla.
La prima cosa interessante da notare è come Paolo non contesti quello che questo immaginario interlocutore dice e gli riconosce una ragione: è vero, tutto ti è lecito!
Ma non è un criterio sufficiente fare qualcosa solo perché lo puoi fare? 
Semplicemente perché non fa bene! Ad altri, ma spesso neppure a te. Non ti sto dicendo che non ti è lecito, ma che non ti fa bene. Ci sono cose che ci fanno credere liberi, ma che in realtà consumano quella libertà, la svuotano. Sì, è vero puoi fare quello che vuoi, ma non tutto ti fa bene, non tutto ti fa crescere. Tu puoi certo fare quello che vuoi, ma sappiamo bene che non tutto ha lo stesso valore, non tutto ha lo stesso peso e la stessa importanza, che non tutto produce frutti.
Ci sono scelte che se anche sembrano vincenti al momento, alla lunga non pagano; scelte che diventano prima abitudine e poi dipendenza.
Per raggiungere alcuni traguardi devi inevitabilmente fare non solo delle scelte, ma anche delle rinunce che smettono di sembrare un sacrificio solo nel momento in cui il tuo cuore custodisce e riposa in ciò che ha scelto e non rimpiange quello che hai lasciato. È quello che invece fa la moglie di Lot. Non so per quale motivo la prima lettura sia stata tagliata e non ci abbia fatto ascoltare il versetto 17, ma il comando era stato chiaro::  «Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!».
Ma scappando la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale. 
Gesù stesso ne farà menzione in un discorso fatto ai suoi discepoli: Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà.
Per raggiungere alcuni traguardi devi inevitabilmente fare non solo delle scelte ma anche delle rinunce: di fronte all’invito alla festa, devi saper mettere da parte il resto che pure sembra essere più necessario: “Tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari”. La libertà ha bisogno di dedicarsi non solo alle necessità o al profitto; c’è altro e di altro si nutre la nostra vita. Tutto mi è lecito, ma non riuscirai mai a fare davvero tutto nella tua vita, quanto meno non tutto insieme. Eppure una certa dose di ingenuità ci insegue e ci rimette a volte nei panni del bambino che vuole tutto e protesta se non gli viene concessa.
Le esperienze che viviamo, di qualsiasi tipo, lasciano un segno dentro di noi che non sempre si cancella; lasciano delle conseguenze che non sono sempre rimediabili. Tenerci aperte tutte le strade senza percorrerne per intero una sola, non porta da nessuna parte, non sapremo mai cosa c’è al termine di nessuna di esse.
«Tutto mi è lecito!». Sì, ma non tutto giova. «Tutto mi è lecito!». Sì, ma non mi lascerò dominare da nulla.
Questo non è solo un dialogo immaginario tra Paolo e un interlocutore immaginario. È un dialogo spesso interiore, una battaglia che accade dentro di noi. Così scriverà nella lettera ai Romani: “Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto.  C’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo;  infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.”
È la battaglia tra ciò che a volte vorremmo fare e quello che sappiamo essere giusto fare, tra la tentazione e la coscienza, tra la serietà e l’irresponsabilità. Questa battaglia, qualche volta la vinciamo, qualche volta la perdiamo. 
Che il Signore ci dia la grazia di lottare e resistere e ci rialzi ogni volta che cadiamo, per non lasciarci dominare da nulla e soprattutto dal male.

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