Domenica prenataliza

tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo,
si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.

Il vangelo di oggi appare un semplice elenco anche piuttosto noioso di strani nomi, di persone che per lo più non conosciamo. Forse non sappiamo che di elenchi così ce ne sono due nei vangeli. Non sono neppure simili e questo ci potrebbe far giudicare poco attendibile la ricostruzione che Matteo e Luca fanno della genealogia di Gesù. Hanno tra l’altro andamento diverso. Matteo, come abbiamo sentito, parte da Abramo e viene in avanti, raccogliendo gli antenati di Gesù in 3 gruppi di 14 nomi ciascuno. Luca parte invece da Gesù, figlio, come si riteneva di Giuseppe, figlio di Eli e così facendo elenca settantasette antenati risalendo fino ad Adamo. In entrambi gli elenchi troviamo nomi e storie conosciute a cui la Bibbia dedica attenzione, altri sono nomi di cui non sappiamo nulla. In entrambi gli elenchi troviamo persone eccezionali che hanno fatto la storia del popolo di Israele e altri che sono ricordati più per le loro mancanze e i loro errori.
Al di là delle diversità, mi pare di poter dire che l’intenzione di entrambi gli evangelisti è quella di evidenziare la storicità di quanto andiamo domani a celebrare nel Natale.
Ma ancora di più mi piace pensare che questo elenco racconti meglio di tanti altri discorsi la volontà di Dio di stare dentro la storia, cercando la compagnia di tutti quegli uomini e donne che si rendono disponibili alla sua azione di grazia.
Proprio così: Dio non ama far tutto da solo, ma si rallegra di poter fare tesoro di ogni persona disponibile, sia essa inesperta, sia essa sconosciuta agli uomini, sia essa ai loro occhi perfino inadeguata.
Per fare un esempio concreto legato alla storia di uno dei nomi che abbiamo ascoltato, quando Dio incarica Samuele di ungere Davide nuovo re di Israele al posto di Saul, così gli raccomanderà: «Non guardare al suo aspetto né all’imponenza della sua statura. Io l’ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l’uomo. L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore».
Perché Dio fa la storia con i disponibili. 
Dio continua a fare la storia con chi gli dice sì e mette in quella disponibilità tutto quello che è. Non con rassegnazione, non per semplice senso del dovere o peggio per costrizione, come accade con coloro che temiamo.
Dio fa la storia con coloro che si rendono disponibili, ovvero mettono se stessi a sua disposizione consapevoli del privilegio che Dio stesso ci concede di poter far parte della sua storia, di essere parte della sua famiglia; di poter anche noi entrare a far parte di quell’elenco, non come chi salta sul carro del vincitore, ma come figli di Dio a loro volta.
Essere disponibili: questo è il nostro modo di essere parte ogni anno al mistero del Natale. Certo non è molto di moda questo atteggiamento, che non è neppure sempre giudicato sapiente. Di coloro che sono sempre o troppo disponibili, gli altri si approfittano. Gli altri a volte cominciano a pretendere o a dare tutto per scontato. Siamo diventati tutti un po’ sovranisti: prima io e poi gli altri. Ma se vogliamo vivere davvero il Natale, questo muro, almeno nei confronti del Signore, lo dobbiamo abbattere. Questa diffidenza nei suoi confronti la dobbiamo mettere da parte.
Il Natale è la festa di coloro che metteranno a disposizione di Dio anche solo una piccola parte del proprio tempo, del proprio cuore, dei propri pensieri.

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