I domenica dopo la Dedicazione

Il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno,
e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati

In questa domenica missionaria, invitati ad allargare lo sguardo e il cuore al mondo intero e prima ancora a Dio, ci fa bene sostare sulla prima lettura, presa dal capitolo 10 del libro degli Atti degli Apostoli che ci racconta di un momento particolare e fondamentale della vita della prima comunità cristiana: quel momento in cui crolla il muro di separazione che i primi cristiani che venivano dall’ebraismo pensavano di dover tenere in piedi per dividere pagani e credenti.
Cornelio, un ufficiale dell’esercito romano, uomo religioso che con tutta la sua famiglia credeva in Dio, ha una visione:  manda alcuni uomini a Giaffa e fa’ venire qui un certo Simone, detto anche Pietro.Accade così che Pietro, che a sua volta aveva avuto una visione, accoglie in casa gli uomini del centurione mandati con questo invito: Un angelo del Signore gli ha suggerito di farti venire a casa sua e di ascoltare quello che tu hai da dirgli.Il giorno dopo Pietro entra ospite a Cesarea nella casa di Cornelio spiegando così questo gesto fuori dalle regole religiose del tempo: Voi sapete che non è lecito a un Ebreo stare con un pagano o entrare in casa sua. Ma Dio mi ha mostrato che non si deve evitare nessun uomo come impuro.Sollecitato da Cornelio con queste parole: “ora noi siamo qui tutti riuniti davanti a Dio per ascoltare quello che il Signore ti ha ordinato di dirci”, Pietro prese la parola e disse: In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. 
Dio non fa preferenze di persone! Dio no! Gli uomini sì, perché si sono dimenticati di quello che fa Dio. 
Accade così che se scoppia una guerra, subito ci si schieri e uno dica: i russi sono i cattivi e gli americani i buoni; un altro ribatte: sono gli americani i cattivi che hanno esasperato i russi e istigato gli ucraini.
Accade che poi scoppia un’altra guerra e di nuovo ci si schiera: è Israele il cattivo che ha oppresso il popolo di Palestina e lo ha incattivito fino alla rabbia. Ma no – risponde un altro – quelli di Hamas sono i cattivi che non lasciano in pace Israele e lo costringono al controllo militare e alle armi.
Cade un razzo nel parcheggio dell’ospedale di Gaza: è stato Israele dice l’uno; è stato Hamas dice l’altro. E l’uno e l’altro non si parlano. Affermano. Si dividono e dividono.
Così scrive Paolo Giordano sul Corriere della Sera dei giorni scorsi: Per buona parte del mondo arabo e per molti detrattori di Israele, quel razzo era israeliano fin dal primo secondo, fin dal primo tweet, e tale rimarrà. Per altri non è mai stato israeliano, nemmeno nell’intervallo di ragionevole dubbio. Anche molti di noi hanno deciso già nei primi istanti chi lo avesse lanciato e non cambieranno idea… Ciò che è stato vero da subito, tuttavia, ciò che continua a essere vero per tutti, è che centinaia di persone sono morte nel bombardamento di un ospedale, in quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro e intoccabile della nostra civiltà.
Gli uomini si sono dimenticati che Dio non fa preferenze di persone non perché sia neutrale e ami stare sopra le parti, ma perché ama tutti quelli che praticano la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Si sono dimenticati che accade poi che in nome di Dio si facciano la guerra.
A me pare che ogni radicalismo ed estremismo nasca da questa incapacità di avere un cuore come quello di Dio che non fa preferenze, ma ama e predilige chi fa la giustizia. Nasce da quelle preferenze che facciamo e che dividono. Nasce dalla nostra bravura ad escludere e dalla nostra fatica ad includere.
Dividiamo quando cominciamo a dire: noi e loro. Dividiamo quando guardiamo il colore della pelle o il passaporto; forse anche solo quando diciamo: gli uomini e le donne; i giovani e gli adulti; quelli che a cui vuoi bene e quelli che ti hanno fatto del male; quelli simpatici e quelli antipatici; quelli di destra e quelli di sinistra.
A me pare che il razzismo sia semplicemente l’attitudine umana a dividere piuttosto che ad unire e che si manifesti in molte occasioni e in molti modi. È il pregiudizio portato alle estreme conseguenze, fino a diventare guerra tra le nazioni, tra i tifosi di calcio, tra vicini sul pianerottolo finchè prima o poi te lo trovi anche dentro casa e dentro il cuore. Inutile poi cercare chi ha ragione. Quando l’odio si diffonde hanno tutti torto.
Come papa Francesco ha più volte ricordato abbiamo bisogno di costruire ponti, non muri: uno dei titoli del vescovo di Roma è Pontefice, cioè colui che costruisce ponti, con Dio e tra gli uomini. Desidero proprio che il dialogo tra noi aiuti a costruire ponti fra tutti gli uomini, così che ognuno possa trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma un fratello da accogliere ed abbracciare! 
Abbiamo bisogno di imparare da Dio: Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Ef 2, 14
Quando anche noi ci renderemo conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia?
Quando impareremo che il più forte non è colui afferma le proprie ragioni o che vince il nemico con la forza, ma è colui che vince l’odio dentro di sé?

Ora chiudi gli occhi e prova a dimenticare la tua rabbia. Prova a fermare la furia sacrosanta che stai riversando su tutti quelli che l’hanno meritata. Chiudi gli occhi e permettiti, solo per un momento, di percepire unicamente il dolore. Di tremare. Di essere confuso. Triste. Di provare rimorso. Hai ancora la tua intera vita per punire, vendicare, pareggiare i conti. Ma intanto, adesso, limitati a chiudere gli occhi e guarda dentro di te, come un satellite che insiste sull’area di un disastro in cerca di segni di vita. Molto ti è stato sottratto — ma sei ancora un essere umano. Ferito, sanguinante, infuriato, piegato dal dolore, spaventato, in preda allo spasimo, eppure: ancora umano. Fai un profondo respiro e prova a ricordare quello che senti. Perché tu sai che tra un minuto da ora, quando riaprirai gli occhi, tutto se ne sarà andato. 
Etgar Keret scrittore, attore e regista israeliano
in Corriere della Sera del 20 ottobre 2023

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