
Un tempo avevo sogni sulla Chiesa. Una Chiesa che procede per la sua strada in povertà e umiltà, una Chiesa che non dipende dai poteri di questo mondo…. Una Chiesa che dà spazio alle persone capaci di pensare in modo più aperto. Una Chiesa che infonde coraggio, soprattutto a coloro che si sentono piccoli o peccatori. Sognavo una Chiesa giovane. Oggi non ho più di questi sogni. Queste, sono parole del cardinal Martini, contenute nel libro “Conversazioni notturne a Gerusalemme”.
Qualcosa di simile forse deve aver provato Gesù entrando quel giorno di cui ci parla oggi il vangelo nel tempio di Gerusalemme e vedendo quel grand via vai di uomini e donne, venditori e compratori, pellegrini e curiosi. Quello che trova e vede gli fa esclamare: «Sta scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”. Voi invece ne fate un covo di ladri».
Qualcosa di simile forse pensiamo anche noi della Chiesa di oggi. Magari della nostra Parrocchia, magari del suo parroco, della nostra comunità; della Chiesa italiana; del Vaticano. Lo pensiamo ogni volta che vediamo la Chiesa guadagnarsi le prime pagine dei giornali per gli scandali sessuali, economici, morali o per vicende che hanno a che fare più con il potere che con il Vangelo delle Beatitudini.
Si abbandonano i sogni, sempre che ce ne fossero; la fede si spegne; si accende al suo posto la rabbia. La delusione è enorme. Le ferite di chi crede si fanno profonde; qualcuno abbandona; qualcuno contesta e si ribella e, come Gesù quel giorno, vorrebbe ribaltare tutto e scacciare chi è causa di questa situazione. Qualcuno prega.
Quel paragrafo che vi ho letto non si conclude con le parole: oggi non ho più di questi sogni.Continua così: Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa.
La risposta alla delusione è quella di pregare. Di abbandonare con dolore il proprio sogno per chiedere a Dio di farci sognare come lui il volto della nuova Chiesa. Nemmeno Gesù si ferma alla rabbia e si limita a scacciare tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano o a rovesciare i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe.
La rabbia può essere utile come prima reazione al dolore, svolge la sua funzione quasi naturale di proteggerci da una sofferenza troppo grande, ma non è mai molto affidabile quando devi lucidamente proporre un’alternativa o trovare una soluzione.
La rassegnazione e l’abbandono non hanno mai creato nulla di nuovo e di migliore.
Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì: ecco la risposta di Gesù.
Ho deciso di pregare per la Chiesa: ecco la risposta di Martini.
Dietro queste risposte, certo, c’è molto amore per la Chiesa, popolo di Dio, e ancora prima per Dio.
«Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi… Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico, filando ora con la sinistra e ora con la destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti. Sarà un processo lungo, ma quando tutto il travaglio sarà passato, emergerà un grande potere da una Chiesa più spirituale e semplificata. A quel punto gli uomini scopriranno di abitare un mondo di indescrivibile solitudine, e avendo perso di vista Dio, avvertiranno l’orrore della loro povertà. Allora, e solo allora, vedranno quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto». Forse vi stupirà sapere che sono parole dette nel 1969 dall’allora professore di teologia Joseph Ratzinger.
Per tornare al vangelo, quel giorno Gesù scaccia coloro che vendevano e coloro che compravano. I venditori ci sono perché ci sono i compratori. L’invadenza dei social o dei telefonini nelle mani dei bambini, dei giovani e di noi adulti, così facile da condannare, esiste perché pochissimi di noi si sono veramente ribellati. Chi di noi è pronto a tornare ad usare il Nokia con i tasti e senza fotocamera? La disonestà e la corruzione trovano terreno fertile nella nostra disponibilità a chiudere un occhio quando tocca a noi essere onesti.
Quando ci troveremo a lamentarci della Chiesa e ne avremo anche buone ragioni, domandiamoci cosa possiamo fare per custodire innanzitutto in noi la fede nel Vangelo ed essere pietra viva di quella chiesa che sogna e non vede.
Per citare parole più vicine ad oggi, Papa Francesco così si è rivolto ai nuovi cardinali nel 2022: “a volte, come Chiesa, siamo sopraffatti dalla pigrizia e preferiamo restare seduti a contemplare le poche cose sicure che possediamo, invece di alzarci per gettare lo sguardo verso orizzonti nuovi, verso il mare aperto. Siamo spesso incatenati nella prigione dell’abitudine, spaventati dai cambiamenti e legati alla catena delle nostre consuetudini. Cosa possiamo fare insieme, come Chiesa, per rendere il mondo in cui viviamo più umano, più giusto, più solidale, più aperto a Dio e alla fraternità tra gli uomini? Aiutiamoci ad essere lievito nella pasta del mondo. Insieme possiamo e dobbiamo porre gesti di cura per la vita umana, per la tutela del creato, per la dignità del lavoro, per i problemi delle famiglie, per la condizione degli anziani e di quanti sono abbandonati, rifiutati e disprezzati. Insomma, essere una Chiesa che promuove la cultura della cura, della carezza, la compassione verso i deboli e la lotta contro ogni forma di degrado, anche quello delle nostre città e dei luoghi che frequentiamo, perché risplenda nella vita di ciascuno la gioia del Vangelo: questa è la nostra “battaglia”, questa è la sfida.”
È bello per noi raccoglierla nel giorno in cui ricordiamo il nostro Duomo, non per onorare pietre, ma per essere pietre.



