
Il vangelo oggi ci racconta di un dottore della Legge che, in combutta con i suoi amici farisei, decide di tentare a mettere in difficoltà Gesù, interrogandolo con il solo intento di metterlo alla prova. Non erano interessati alla risposta, non desideravano veramente dialogare e confrontarsi. Volevano solo metterlo in difficoltà perché proprio non riusciva loro di provare simpatia verso Gesù. «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
La risposta di Gesù arriva chiara e completa. Non solo cita il primo e il più grande, ma ci aggiunge il secondo, simile al primo. Entrambi fanno riferimento ad un verbo solo: Amerai. Il Signore Dio tuo, amerai il tuo prossimo senza dimenticarti di amare anche te stesso.
Amare. Amore. Un verbo e un sostantivo meravigliosi. Ha ragione Gesù a dire che da questo dipende tutta la legge e i profeti. Io credo che si possa arrivare a dire che tutto quello che facciamo, lo facciamo per amore. Lo facciamo per amare e per essere amati. Amare ed essere amati sono come il respiro. Si inspira e si espira. Si ama e ci si lascia amare. Non può esistere l’uno senza l’altro. Non puoi esistere. Senza non c’è vita. La realizzazione e la felicità della vita di ciascuno di noi sono intimamente legate alla presenza e alla qualità dell’amore.
A volta siamo così bisognosi di amore che arriviamo a fare stupidaggini: cediamo alla tentazione di rubarlo, di comprarlo, di barattarlo; di accontentarci di qualcosa che gli assomigli.
Cediamo alla tentazione di non essere sinceri per la paura di non essere meritevoli di amore, ci mostriamo per quello che non siamo, ci nascondiamo.
A volte nel cercare di essere amati ci affanniamo in vari modi per attirare l’amore di qualcuno.
Per soddisfare il desiderio di essere amati, cominciamo ad amare la ricchezza, il potere, il successo; curiamo il nostro aspetto esteriore per essere il più attraenti possibile; cerchiamo di renderci simpatici e interessanti, oppure cerchiamo di renderci utili, nella convinzione che tutto questo ci procurerà amore.
Qualcuno pensa che il problema dell’amore stia tutto nel trovare la persona giusta, convinti che una volta trovata la persona giusta, non avremo più problemi e il percorso della vita sarà tutto in discesa.
Si corre il rischio di rincorrere per tutta la vita l’amore senza mai trovarlo.
E il cuore, simbolo per eccellenza dell’amore, si rattrista, a volte perfino si indurisce, talora si spezza.
Oggi però il vangelo ci dice una cosa molto importante a cui non sempre facciamo caso, così abituati a rappresentare l’amore con il cuore e a pensare che sia il cuore la parte migliore di noi preposta ad amare. Gesù dice infatti che per amare serve tutto il cuore, tutta l’anima e tutta la mente. L’evangelista Luca aggiunge alle parole di Gesù anche: con tutta la tua forza.
Il cuore non basta. Se vai solo dove ti porta il tuo cuore, qualche volta rischi di assecondare solo te stesso. Nel nostro cuore abitano anche le paure, le nostre preoccupazioni, sentimenti meno nobili come il risentimento, l’invidia, la gelosia.
Nonostante la poesia che costruiamo attorno al cuore, anche il cuore conosce la stanchezza, la delusione, l’infedeltà, l’incostanza. Prima di poterci fidare del nostro cuore, abbiamo bisogno di far spazio a Dio, alla sua Parola, al suo esempio. Prima di fidarci del nostro cuore, occorre che abbia imparato le leggi dell’amore.
Mosè prima di dire al proprio popolo “amerai”, dice “ascolta”! Il nostro cuore da solo a volte diventa irragionevole e inaffidabile, ma quando è abitato da Dio diventa la nostra forza; quando non ascolta solo sé stesso, ma ascolta Dio, diventa capace di tutto. Diventa forza che “move il sole e l’altre stelle”. Da lì ci arriva l’energia che ci spinge e permette di compiere l’impossibile.
Come ci ha fatto pregare il salmo: Signore, tu dai luce alla mia lampada; il mio Dio rischiara le mie tenebre. Con te mi getterò nella mischia, con il mio Dio scavalcherò le mura.
Amerai: non solamente con il tuo cuore, ma tutto il tuo cuore abitato da Dio!
Perché questo diventi possibile, ascolta! I suoi precetti e insegnamenti, i suoi comandi e i consigli ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.



