
In quel tempo. Comincia spesso così la proclamazione del Vangelo. Occorre però non confondersi: questo inizio non intende dirci che il racconto che segue è riferito a quel tempo lontano in cui ha vissuto Gesù, ma anche che il tempo del Vangelo è sempre quello presente, il tempo in cui viene annunciato, letto e accolto. Tocca a noi oggi dare attualità a quanto Gesù ci dice.
Certo aiuta, tornare indietro e provare a capire in quale momento Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.Siamo nel cenacolo; Giuda se ne è appena andato e la sua uscita segna una svolta decisiva. La passione ha preso inizio. Poco prima Gesù aveva compiuto il gesto di lavare i piedi ai suoi. Egli sapeva già cosa abitasse nel cuore di Giuda. Lo aveva fatto anche intendere agli altri discepoli: Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».Poi si rivolge a Giudia dicendogli: «Quello che devi fare fallo al più presto». Tutti rimangono confusi: nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; Pare essere arrivata l’ora del fallimento non solo dell’opera di Gesù, ma della sua vita. Un fallimento completo: sconfitto e catturato dai nemici, tradito da un amico, abbandonato da tutti. Nel salmo 55 di legge: Se mi avesse insultato un nemico, l’avrei sopportato; se fosse insorto contro di me un avversario, mi sarei nascosto; Ma sei tu, mio compagno e mio amico e confidente; ci legava una dolce amicizia.
Il tradimento di Giuda porta alla luce la fragilità dell’alleanza di Gesù con i suoi e chiede anche a noi un gesto di sincerità di fronte a Dio. Porta alla luce anche la fragilità della nostra amicizia con Dio.
Le stesse che abbiamo ascoltato ci mettono di fronte ad un bivio davanti a cui anche noi spesso ci troviamo perché nessuno di noi è discepolo una volta per tutte. Anche noi conosciamo il tradimento. Anche noi vestiamo a volte i panni di Giuda.
C’è chi ama e chi non ama «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Il fatto è che coloro che amano e coloro che non amano non sono sempre due persone diverse. Sono più facilmente la stessa persona. Siamo noi, che desideriamo amare e restare fedeli, ma sappiamo anche che non sempre ce la facciamo; lo promettiamo, ma non possiamo garantire di farcela ogni volta che ci proviamo. Noi che abitiamo questa carne, così forte ma insieme fragile; noi che dobbiamo fare i conti non solo con l’umanità degli altri, ma anche con la nostra.
È una situazione di debolezza che conosciuta da Gesù. Egli sa che il nostro essere discepoli non è scontato, perché abbiamo da fare i conti con le nostre fragilità, i nostri dubbi, le nostre paure, le nostre incertezze, le nostre chiusure di mente e di cuore, il nostro peccato. Lo sappiamo bene per esperienza: anche per noi è tutt’altro che scontato che questa comunione resista.
Ma Gesù oggi ci chiede di non contare sulle nostre forze, ma sulle sue; non sulla nostra fedeltà, ma sulla sua. Ci chiede di rimanere ad abitare quell’amore che pure noi feriamo con le nostre incostanze, ma che in Lui rimane saldo.
Noi, ogni volta, non siamo qui all’eucarestia perché abbiamo modo di dire che ce la meritiamo. Siamo qui perché facciamo conto più sulla sua fedeltà che sulla nostra. È Dio, infatti, che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore: questo ci ricorda san Paolo e ci incoraggia a far tutto senza mormorare e senza esitare. Diceva Ghandi: Se vuoi cambiare il mondo intorno a te, devi cominciare a cambiare te stesso. Il cambiamento inizia proprio quando cominci ad amare il mondo: le persone che ti stanno accanto, i luoghi dove abiti, le situazioni che vivi. Solo la forza di un amore che ti raggiunge e che diventa la tua regola di vita, comincerà a trasformare dal dentro te e fuori, e comincerà a trasformare e cambiare tutte quelle cose di cui ti lamenti, di cui piangi, per cui brontoli. Chi ama e chi non ama.
Mormorare ed esitare non risolve molto; Amare è una strada certo più impegnativa, ma l’unica lungo la quale potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato.



