Cristo Re, Signore dell’Universo

tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli

Meraviglioso il volto di Dio che ci è svelato in questo Vangelo. Un Dio che solo alla fine dei tempi, quando tutti i popoli saranno radunati davanti a lui, separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Agli uni dirà: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo.
Agli altri dirà: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Meraviglioso che questa separazione avvenga solo all’ultimo giorno. Fino all’ultimo vi è una possibilità di sentirsi dire: venite, benedetti del Padre mio.
La nostra vita è una rincorsa a quel piccolo gesto di bene. È un allenamento mai concluso della nostra carità, dalla nostra capacità di essere come buoni samaritani attenti al prossimo, ai suoi bisogni, anche piccoli. Un allenamento a correggere il nostro egoismo, a contenere il nostro ego che cerca sempre il primo posto, che ci fa guardare e giudicare tutti e tutto solo dal nostro punto di vista come fossimo noi il centro del mondo o il re dell’universo, timorosi che l’altro ci superi e ci metta in ombra.
Fino all’ultimo abbiamo tempo, ma non aspettiamo all’ultimo a fare il bene, anche per poter imparare a fare il bene non per guadagnare il paradiso, ma per imparare a costruire qui, qualcosa che assomigli al paradiso o per dirla con le parole del Vangelo che assomiglia al regno dei cieli.
Meraviglioso ancora è questo Dio che non ci misura su quello che abbiamo fatto a lui, ma su quello che abbiamo fatto ad uno solo dei suoi fratelli più piccoli…
Io credo che questa cosa non dovremmo stancare di ricordarcela.
A noi, abituati ad osservare il mondo dal nostro esclusivo punto di vista, dimenticando che è solo un punto di vista, un piccolo punto; che siamo abituati a far girare tutto intorno a noi, incuranti del mal di testa che a volte provochiamo agli altri con questo nostra stare al centro; che siamo soliti calcolare la bontà della vita e delle situazioni sul nostro personale tornaconto; che siamo abituati a misurare e a giudicare gli altri su come si comportano con noi; a noi, fa solo bene guardare quale metro di misura adoperare per dichiarare una vita benedetta o meno. Il bene fatto agli altri e non a noi solitamente ci scatena gelosia se non addirittura invidia. Il racconto del Vangelo oggi ci parla di un Dio che gioisce nel ricordare il bene che semplicemente ha visto fare ad altri.
Ciò che ci rende simili a Dio è questo saper gioire della gioia degli altri; questo vedere il bene che gli altri compiono e saperlo apprezzare anche se non è direttamente per noi perché la felicità degli altri è sorgente davvero inesauribile della propria felicità.
Saper godere della felicità altrui, anzi, contribuire alla gioia e anche alla gloria dell’altro ci libera dall’egoismo, dalla gelosia e dall’invidia.
Non ci rende certamente simili a Dio quel nostro far diventare il tornaconto e guadagno personale il metro di misura degli altri. Quel nostro misurare gli altri su quello che mi ha fatto o non mi ha fatto, mi ha detto o non mi ha detto, mi ha salutato o non mi ha salutato. Insomma su quello scrutare l’altro solo dal proprio stretto punto di vista.
C’è una benedizione da parte di Dio che non ha bisogno di sacerdoti, né di acqua santa, né non ha bisogno di riti particolari, una benedizione che è già contenuta in tutti quei piccoli gesti di amore che la vita già ci offre di poter compiere: benedetto perché ti sei preso cura di tuo figlio, benedetto perché non hai trascurato tua madre anziana, benedetto perché a quel tuo amico in difficoltà non hai voltato le spalle, benedetto perché al tuo vicino hai offerto sostegno nel  momento del dolore.
L’altro lo conosciamo bene tutti: ogni nostro giornata è fatta di incontri da sera a mattina, in casa e fuori casa e ognuno di questi incontri nasconde una benedizione se vissuti nella bontà, nella stima e nel rispetto reciproci.
Prenditi cura di qualcuno perché questo è il miracolo possibile per ciascuno di noi, perché questo è il modo migliore per riconoscere il Signore Gesù, questo è l’unico modo di essere riconosciuti e accolti da Lui.

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