Ecco arrivati alla solennità della Trinità, la festa di Dio. Una festa che non ci invita a ricordare cosa Dio fa, ma chi Dio è. Forse è per questo che questa festa ci risulta difficile da comprendere e vivere. Più facile comprendere il Natale, più facile comprendere la Pasqua, nella stessa maniera che per ciascuno di noi è più facile parlare di cosa fa nella vita piuttosto che raccontare direttamente chi è. Più facile descriversi parlando delle proprie opere che delle proprie qualità, ma così facendo spesso nascondiamo chi siamo davvero.
Maneggiamo infatti più facilmente il verbo fare che il verbo essere, dimenticandoci che le cose che facciamo raccontano certamente di noi, ma nessuno di noi è solo quello che fa. C’è una parte di noi certo non trascurabile e certamente degna di attenzione, di cura e di rispetto che non sempre si esprime attraverso azione, ma accompagna le azioni.
C’è una parte, inoltre, di noi stessi che è definita dalle relazioni che abbiamo.
Alla domanda “chi sono io?” non possiamo rispondere solo raccontando di quello che facciamo e non possiamo neppure rispondere solo guardando dentro a noi stessi.
Per rispondere a “chi sono io?” dobbiamo avere anche la pazienza e l’accortezza di guardarci intorno e fare attenzione alle persone con cui noi siamo in relazione e con cui abbiamo un rapporto. Siamo madri, padri, sorelle, mogli, amici o nemici, generosi con alcuni, duri con altri, con altri ancora severi oppure gentili. Oggi la Trinità ci parla anche di questo; di relazioni; di comunione; di amore. Ci parla di un Dio che puoi capire e conoscere pensandolo come Padre, come Figlio e come Spirito Santo. Ci racconta di tre Persone che puoi conoscere e comprendere solo nell’essere in relazione tra loro e nell’essere dentro la relazione capaci di custodire la propria originalità, senza confondersi, nascondersi o annullarsi o peggio annullare. Ci pone di fronte ad un Dio che ci invita a guardare oltre noi stessi. A non sentirci il centro del mondo. Non lo è il Padre da solo, non lo è il Figlio, non lo è lo Spirito. Nessuna di questa tre persone ambisce a questo ruolo perché ciascuno sa il tutto è molto più della semplice somma delle parti, e che la loro forza nasce dall’essere uno a favore dell’altro. Detto così, può sembrare ancora difficile da comprendere, ma certo non impossibile.
Una squadra di calcio non vince perché ci sono 11 campioni in campo, gli 11 migliori giocatori nel rispettivo ruolo, ma per il loro saper essere una squadra; per il loro sapere che il tutto è molto di più della somma delle parti; del loro sapere che si vince insieme come si perde insieme; del loro sapere di non essere nessuno senza gli altri.
Un altro esempio ci è dato da un’orchestra. Questa è sempre molto di più della totalità delle singole parti. I diversi strumenti suonano, ma devono suonare insieme. Una tromba non è un violino; un violoncello non è un oboe. Ciascun strumento ha la sua partitura, ha il suo timbro inconfondibile e diverso dagli altri. Il compositore scrive la parte di ciascuno in modo tale che il timbro di ogni strumento raggiunga il suo massimo effetto e unitamente esalti l’insieme; al direttore tocca condurre e vigilare su questa sinfonia di voci perché ciascuno dia il meglio, ma nessuno faccia il protagonista.
Anche una famiglia è molto più dell’insieme di un papà, una mamma e dei figli. Non è una questione numerica che sbriga con una somma: “siamo in 4 in famiglia” non dice ancora molto della famiglia. Siamo in 4 e ci vogliamo un gran bene, dice molto di più e di molto più significativo.
In queste domenica abbiamo più volte sentito nel Vangelo parole simili, quasi fino alla noia: Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi.Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui. Io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Oggi ci viene detto che queste non sono solo parole. Sono possibilità. Sono invito. Sono promessa. Sono un luogo dove abitare.
Il salmo oggi ci ha fatto pregare così
Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.
Una cosa chiediamo al Signore, una cosa sola: di abitare questa comunione del Padre e del Figlio e dello Spirito, partecipi di questo amore che lega loro e li costituisce in unità e di vivere con la stessa intensità e lo stesso stile ogni nostra relazione.
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