4° domenica di Pasqua

Come Lui ha amato me

Come Lui ha amato me

Ricordatevi di come vi parlo… fate memoria, senza stancarvi, delle preziose parole che prima di consegnarsi alla sua passione, Gesù disse ai discepoli al termine dell’ultima cena. Fuori ormai è buio. Giuda, preso l’ultimo boccone è appena uscito. Era notte: così annota l’evangelista Giovanni, dando una indicazione temporale, ma nello stesso tempo descrivendo il momento drammatico e insieme intenso. Ed eccolo qui, altre parole da ricordare; parole capaci di dare gioia e di rendere la gioia piena; parole che proprio perché non vengano dimenticate, vengono ripetute più volte. Anche solo rileggendo questi pochi versetti ci accorgiamo dell’insistenza posta sul verbo rimanere e sul verbo amare. Io sono stato amato dal Padre. Questo ha permesso a me di amare voi. Ora, raggiunti da questo amore, amatevi gli uni gli altri. Rimanete in questo amore. Sono parole così semplici che diventa difficile commentarle senza correre il rischio di sciuparle o peggio renderle banali. Ma in queste parole noi abbiamo bisogno di sostare, oggi possiamo proprio dire, abbiamo bisogno di rimanere. Abbiamo bisogno di rimanere in quell’amore di cui ciascuno di noi ha bisogno di ricevere, ma che abbiamo anche bisogno di dare. Triste la vita di chi non è amato da nessuno, ma triste anche la vita di chi non ha nessuno da amare.
Provo allora a fare due semplici considerazioni. La prima. L’evangelista Marco ci racconta che allo scriba che interroga Gesù su  «qual è il primo di tutti i comandamenti?»,  Gesù risponde: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso».  Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato sembra essere ora “rivisto e corretto”: il criterio dell’amore non è più il “come te stesso”, ma diventa il “come io ho amato voi”.
Il criterio e la misura dell’amore non sono più io, ma è il Cristo. Il “come te stesso” appare ora criterio troppo piccolo, troppo fragile, troppo circoscritto se non addirittura troppo chiuso. Non è forse vero che a volte il nostro amore è così piccolo che non basta neppure ad amare noi stessi e a prenderci cura della nostra vita?!
Questione determinante per l’essere cristiano, prima ancora che l’amare, è sentirsi amati da Dio. È sperimentare sulla propria pella, nella propria carne, nel proprio intimo, l’essere amati da Dio. È sperimentare e gustare su di sé la grandezza della misura dell’amore di Dio. Amare gli altri lo fanno in molti e in molti modi, ma non tutti riescono a sentirsi e a lasciarsi amare da Dio.
La seconda. Ritornando alla notte dell’ultima cena, quando Gesù pronuncia queste parole, non ci è difficile immaginare la pesantezza di quelle ore, eppure qui, unico momento di tutto il Vangelo, Gesù parla di gioia, la annuncia, la promette ad una semplice condizione: rimanete nel mio amore, osservate i miei comandanti, amatevi come io vi ho amato.
Altra questione determinante per l’essere cristiano, spesso fraintesa, è il riconoscere che per essere discepoli di Gesù non occorre rinunciare a ciò che ci rende felici e alla gioia, ma è saper trovare in lui la sorgente della vera gioia, quella piena. Il cristiano non segue Gesù per mortificarsi o per il gusto di sacrificarsi, ma perché intuisce che così facendo troverà quella gioia che ogni uomo cerca. Questa gioia la trova chi sa non fermarsi a se stesso per arrivare fino al Signore. Chi sa quanto è amato da Dio oltre ogni merito e oltre soprattutto la necessità di conquistare meriti. Come scriveva sant’Agostino, ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te. Il cuore di ogni uomo si stanca e si affatica solamente quando non ama secondo la misura di Dio. Non ci è chiesto di vivere sacrificando il nostro io, ma non vanificando il sacrificio di Gesù, non sperperando quel tesoro immenso dell’amore che Dio ha riversato su ciascuno di noi. Non ci è chiesto di obbedire per dovere al comandamento dell’amore, ma di aver fiducia nella bellezza dell’amare. A parole lo sappiamo, ma basta una briciola di umiltà per riconoscere che non lo sappiamo mai abbastanza.

C’è qualcosa di Dio nel modo in cui mi ami, mamma.
Le altre persone non sono grandi quanto te, le altre persone non sopportano la vita quanto te. Le altre persone piangono, soffrono, viaggiano nella vita in cerca del modo migliore di vivere. Ma tu mi ami, mamma. Tu mi ami così, senza condizioni, e sembra che mentre mi ami neppure esisti. Te ne stai lì, semplicemente, a vedermi esistere, e così scopri e mi insegni che la vita si riduce al veder vivere chi ami.
C’è qualcosa di impossibile nel modo in cui mi ami, mamma.
Il possibile dovrebbe pretendere che ti fermassi quando stai male, che ti fermassi quando il mondo ti costringe a inventare nuovi modi di darmi tutto ciò che mi serve.
Il possibile ti direbbe di no, che una persona sola, così piccola e grande come te, non può sostenere tutto il peso di due vite. E tu sei ancora lì, forte come soltanto tu sai essere, impossibile come soltanto tu, a sorridere quando mi vedi con il quaderno in mano e dici che sono il primo della classe. Certo, essere bravo a scuola è importante, ma il mio più grande orgoglio è essere figlio della madre più impossibile del mondo. C’è qualcosa di geniale nel modo in cui mi ami, mamma.
Le altre persone non inventano il tempo come fai tu, non riescono a capire qual è l’equazione che consente di star sempre dove bisogna stare, le altre persone arrivano in ritardo, mancano alle responsabilità, a volte si dimenticano delle cose da fare, le altre persone non riescono a vivere facendosi bastare la metà delle cose di cui avrebbero bisogno. E tu riesci a fare il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei corpi, sei al posto giusto in cui ho bisogno di te nel momento esatto in cui ho bisogno di te con le precise parole di cui ho bisogno, a parlarmi di quanto sia importante credere di non sapere nulla, e io ti ascolto e capisco che il segreto della tua esistenza è sapere che soltanto l’amore batte la matematica, e che nessun numero è all’altezza di te quando mi abbracci.
C’è qualcosa di me tutto intero nel modo in cui mi ami, mamma.
E se dovessero chiedermi quanti anni hai, dirò che hai l’età del per sempre.
Pedro Chagas Freitas

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