Il tempo lo puoi contare in anni, lo puoi contare in mesi, in settimane o in giorni, in ore o in minuti. Dipende da cosa conti e da quanto vale per te quello che conti.
La vita la conti in anni. Festeggiamo compleanno dopo compleanno. Anche la durata di un matrimonio ha la sua giusta misura in anni. Ci sono gli anni di scuola; ci sono le mattine sui banchi e le ore che a volte non passano mai. Una partita di calcio la misuri in minuti, 45 per tempo; i minuti iniziali quando la partita prende il via non hanno lo stesso valore di quelli finali, specialmente se il risultato non è ancora al sicuro e da un momento all’altro la sorte della partita può cambiare. Per chi ama il basket sa che a volte sono preziosi anche i secondi.
Una quaresima la contiamo in settimane. Ma una volta arrivati alla Domenica delle Palme ci accorgiamo che dobbiamo cominciare a contare in giorni perché ogni giorno si fa importante.
Arrivati poi al Giovedì Santo ci accorgiamo che ogni attimo si fa importante. In quel giorno non puoi perderti le parole e i gesti di Gesù dentro il cenacolo; quel pane spezzato e condiviso, quel calice offerto, entrambe come partecipazione alla vita di Dio; la lavanda dei piedi; il tradimento di Giuda; l’arresto nell’orto degli ulivi, l’inizio del processo e il rinnegamento.
Il Venerdì Santo conosci attimi drammatici: la conclusione del processo; la condanna urlata dal popolo intero: sia crocifisso; la croce caricata sulle spalle di Gesù, la crocifissione, l’ultimo grido, la morte.
Arriva poi il lungo silenzio del Sabato Santo, quando il tempo non passa mai: la percezione della sconfitta, la rassegnazione e la tristezza fino a quando, il mattino dopo, risuona la domanda sconvolgente: perché cercate tra i morti colui che è vivo?
Durante la Settimana Santa il tempo non lo puoi più misurare in settimane come abbiamo fatto lungo la quaresima. La lettera agli Ebrei ci raccomanda così: dopo aver deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
La nostra percezione del male si è fatta in questi anni ancora più acuta e pungente. Anche se qualcuno ancora ci riesce, non ci permette più di rimanere così facilmente indifferenti.
L’aria di festa che si respira il giorno dell’ingresso a Gerusalemme non è pienamente sincera: La grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!». Ma lo scontro è solo all’inizio e ogni attimo sarà decisivo. Il tempo allora non si conta in settimane, si conta in giorni, forse anche in ore. Si conta in attimi, gli attimi della settimana santa, autentica, dove ogni parola e ogni gesto sono veri. Il mistero del male sembra avere tutti i favori del pronostico, esattamente come accade ancora oggi. Perfino i discepoli di Gesù passano al nemico e fanno il suo gioco. Giuda tradisce, Pietro rinnega, degli altri non c’è traccia.
Mi sconvolge ogni volta leggere dell’intenzione dei capi dei sacerdoti che decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù. Questa decisione di uccidere colui che Gesù aveva strappato alle mani della morte, mi mette davanti alla testardaggine dell’uomo – e alla mia testardaggine – che sembra non imparare nulla neppure dalla storia, che sembra non saper fare tesoro prezioso della Grazia di Dio. Eppure Gesù rimane il protagonista indiscusso di questa vicenda, perché di fronte agli eventi che accadono – per quanto drammatici e orribili – ciò che decide la storia, ciò che rimane in nostro potere, è la risposta che ad essi decidiamo di dare. In ogni attimo, non domani, non tra un anno. Ora.
Siamo assediati dal male, siamo assediati dal peccato – il nostro e quello del mondo –; siamo affannati dal male che ci sovrasta; siamo spaventati da una guerra che non abbiamo voluto e che non possiamo fermare; siamo sgomenti di fronte ad orrori che abbiamo sperato o forse ci siamo illusi di poter considerare passati, ma possiamo prendere su di noi questa croce con lo stesso animo di Gesù. In ogni momento siamo chiamati ad attraversare il nostro tempo rispondendo con l’amore alle vicende della vita, l’unica risposta possibile per vincere il male e la morte.
Entriamo con gioia dentro questa nuova settimana santa, consapevoli che non siamo invitati a parteciparvi per rattristarci della morte, ma per imparare a gioire della vita, chiedendo come Gesù stesso ci ha insegnato a dire: liberaci dal male.
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