2° domenica di Quaresima

camminerei adagio adagio verso una fontana...

camminerei adagio adagio verso una fontana…

“Buon giorno”, disse il piccolo principe “Buon giorno”, disse il mercante. Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete.  Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere. “Perché vendi questa roba?” disse il piccolo principe.  “È una grossa economia di tempo”, disse il mercante.  “Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano 53 minuti la settimana”.  “E che cosa se ne fa di questi 53 minuti?”  “Se ne fa quel che si vuole…”  “Io”, disse il piccolo principe, “se avessi 53 minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…”

Quando mi trovo davanti al racconto della samaritana, ripenso a questo dialogo tra il mercante di pillole e il piccolo principe, trovando una certa somiglianza con il dialogo tra Gesù e la donna incontrata al pozzo di Sicar. Questa donna sarebbe certo stata una buona cliente del mercante: «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Questa donna forse confonde Gesù con un mercante di pillole che risolvono tanti problemi della vita e tolgono la sete. Ma mi ritrovo a pensare a come anche il mio sguardo sulla vita sia simile a quello del mercante e di questa donna con quella brocca, simbolo del continuo andare e venire dai pozzi della vita a cui abbiamo bisogno di andare per spegnere la nostra sete, la sete procurata da tanti bisogni che abitano il cuore. Ma poi ascolto le parole del piccolo principe e mi sento invitato ad una logica diversa, a guardare alla bellezza di 53 minuti a disposizione da usare per camminare adagio adagio verso una fontana, dove poter spegnere la sete. E comincio a capire che quella sete in fondo non è solo una scocciatura che mi costringe ad andare avanti e indietro dal pozzo, ma è semplicemente e terribilmente insieme il segno della nostra finitezza, del nostro limite. La sete è ciò che da dentro ci ricorda il desiderio e il bisogno di qualcosa che non possiamo in alcun modo darci da soli. Ci ricorda che dipendiamo da altri. Non è dentro di noi il cibo che ci tiene in vita. Non è dentro di noi l’acqua: siamo fatti d’acqua, ma non siamo una sorgente. Non è dentro di noi l’amore di cui abbiamo bisogno; abbiamo piuttosto l’amore di cui altri hanno bisogno per rimanere in vita. La storia di questa donna ci ricorda anche questo: la sua sete di amore, come quella di ciascuno di noi, è grande e nessuno dei 5 uomini che aveva incontrato aveva saputo spegnerla. Le parole di Gesù di fronte a quella donna ci ricordano che se ai bisogni puoi rispondere con una pillola, i desideri hanno bisogno di una brocca, di un sentiero da percorre adagio adagio e hanno bisogno di 53 minuti. Hanno bisogno di imparare a camminare adagio adagio verso una fontana, senza che il cuore si stanchi di quel viaggio, senza che il passo si affretti, sapendo, passo dopo passo, ascoltare il rumore dell’acqua e pregustarne la freschezza. Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”. Camminare adagio adagio significa accettare la nostra sete non come limite, ma come spinta. Significa amare l’acqua ancora prima di berla; prepararsi alla gioia e al piacere; imparare ad assaporarla piano piano. Il viaggio non conta meno del traguardo. L’attesa e il desiderio hanno un valore che chiedono di essere conosciuti e apprezzati. La voracità e l’avidità non sono l’unica risposta alla nostra sete, anzi non sono affatto la risposta.  I nostri desideri non hanno bisogno di pillole; chiedono di essere spenti, come fossero fuoco che scotta, sotto un getto di acqua gigantesco e impetuoso. Il tutto e subito travolge e devasta, spegne e mortifica. Sant’Agostino scrive: “La nostra vita è una ginnastica del desiderio. Il santo desiderio sarà tanto più efficace quanto più strapperemo le radici della vanità ai nostri desideri: per essere riempiti bisogna prima svuotarsi… Se tu devi riempire un recipiente e sai che sarà molto abbondante quanto ti verrà dato, cerchi di aumentare la capacità del sacco, dell’otre o di qualsiasi altro contenitore adottato.” Per i nostri bisogni non abbiam bisogno di Dio, ma i nostri desideri hanno certo a che vedere con lui e hanno molto da chiedere a lui. Sembra volerci ricordare che per quanto sia grande il mondo, è troppo piccolo perché possa riempire il nostro cuore. Siamo fatti per altro. È altro che ci sfama, è altro che ci disseta, è altro che ci fa vivere. È un’altra la sorgente verso cui incamminarci: chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna“Io”, disse il piccolo principe, “se avessi 53 minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…”

Questa voce è stata pubblicata in Riflessioni, Vangelo della domenica. Contrassegna il permalink.