Domenica 27 luglio 2014
vangelo Luca (Lc 13,22-30)
In quel tempo. Il Signore Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
Commento
“Spesso la nostra fede è vissuta superficialmente e sembra quasi che il dirsi cristiani è sufficiente per salvarci. Facciamo un po’ quello che facevano gli antichi giudei Si diffondeva, infatti, nel mondo giudaico la convinzione che l’appartenenza al giudaismo era condizione necessaria e sufficiente per salvarsi. Gesù e San Paolo, nella liturgia odierna, sgomberano il campo da questa convinzione diffusa. La salvezza non è un fatto scontato per nessuno. Questo vale anche oggi: non basta dire di essere cristiani, mettersi un’etichetta. Occorre professare la verità, e dimostrare questa professione di fede con le opere. Papa Francesco ci dice che Gesù nel Vangelo ci sprona affinché l’essere cristiani non è avere un'”etichetta”!”



