Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Da più di un anno la domanda è sempre la stessa: quando finirà questa pandemia? Purtroppo, non mi pare sia cambiata la risposta: non lo sappiamo. Nessuno lo sa. Nemmeno fossimo già tutti vaccinati, nessuno lo può ancora dire. Forse un anno fa, avevamo ancora la speranza che non sarebbe durata tanto: l’estate, le cure, un vaccino ci avrebbero presto liberato dalla pandemia, ci avrebbero restituito la nostra vita. Ora questa speranza di uscirne così in fretta, mi sembra indebolita.
Allora propongo una seconda domanda che mi pare possa essere più utile e possa anche aiutarci ad entrare dentro a questo Vangelo: cosa abbiamo imparato e cosa è bene imparare prima che finisca?
Credo ci siano cose che capiremo meglio una volta liberi dagli affanni di questa situazione, ma credo ci siano cose che possiamo capire solo stando dentro a questa situazione, solo stando dentro alla prova, con il coraggio di non nasconderla, di non negarla, di non cercare scorciatoie, di non darci per vinti e peggio per morti.
Allora Signore, prendici di nuovo per mano, con la stessa pazienza che hai avuto con il popolo di Israele dentro il deserto, con la stessa pazienza che hai avuto con i giudei quel giorno che con arroganza e sfacciataggine ti hanno gridato: “Chi credi di essere?”. Prendici per mano proprio ora che questo virus è diventato il nostro deserto e sta dicendo a noi: ma chi credevi di essere?
Guarda quanto poco è bastato per smontare pezzo per pezzo l’ordine del mondo, i suoi meccanismi, le sue sicurezze; le nostre personali sicurezze, abitudini, e certezze.
Guarda quanto poco è bastato per farci saltare i nervi, per perdere le calma e la fiducia; per mostrarci quanto poco erano sicure le fondamenta su cui poggiava la nostra casa, quando insidiose e mal lastricate erano le strade lungo cui camminavamo incontro ad un futuro di cui ti sentivi padrone.
Cosa abbiamo imparato e cosa è bene imparare prima che finisca?
«Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
Abbiamo bisogno di imparare che la nostra libertà non può fare a meno della verità.
Adesso, non dopo. Adesso, proprio per porre termine più facilmente e velocemente a questa pandemia.
Per attendere di essere vaccinati con la legittima preoccupazione, ma non con la diffidenza di chi non si fida più di nessuno e si immagina un nemico e un complotto dietro ad ogni angolo. Per continuare ad usare tutte le giuste precauzioni, senza viverle come costrizioni, sapendo che quando proteggiamo gli altri, stiamo proteggendo anche noi stessi e ricordandoci che gli altri stanno facendo lo stesso con noi.
Quando la nostra libertà pensa di potere fare a meno della verità si sbriciola, crolla. Frana la possibilità buona del vivere comune. Diminuisce la nostra sicurezza, quella reale e quella percepita. Finiamo per essere preda facile di chi alterando con furbizia le informazioni e nascondendo la verità, vuole manipolarci, vuole metterci paura, vuole metterci l’uno contro l’altro. “Divide et impera” ricorda il motto latino, tuttora valido e applicato: dividi e soggioga.
Abbiamo bisogno di imparare che se trascuriamo la ricerca della verità, come il popolo di Israele, smettiamo di credere in Dio per costruirci i nostri idoli d’oro a cui consegnarci: “Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi”.
Possiamo anche averlo sotto il naso, ma non lo riconosceremo, come successo a quei giudei di cui Giovanni dice pure che avevano creduto in lui.
E questa è forse un’altra cosa che abbiamo bisogno di imparare proprio mentre siamo nella prova: credere.
Questo tempo mette a nudo la nostra fede, le toglie due banali ma diffuse motivazioni.
Credo perché ho bisogno; allora ti prego, ti chiedo il miracolo proprio perché non so più a chi attaccarmi e che santi invocare.
Credo perché va tutto così bene e abito distratto il mio benessere, incurante di quello del mio vicino, che non posso che pensare che esisti e che mi vuoi bene.
Gesù chiede ai Giudei che avevano creduto in lui una verifica sincera e pratica della loro fede.
Non possiamo accontentarci di credere di credere. Rimanere fedeli alla Parola significa appunto metterla in pratica e saperla mettere in pratica proprio dentro tempi difficili, rimanere fedeli anche nel deserto, resistere ad ogni idolo. Sembra dirci oggi Gesù che credere non basta. I credenti non possono che essere anche praticanti! Non semplicemente perché vanno a messa, ma perché fanno la verità, la mettono in pratica.
Ascoltando la seconda lettura, la preoccupazione di san Paolo per le prove che gli amici di Tessalonica avrebbero dovuto affrontare, la consolazione derivante dalle parole di Timoteo, dobbiamo desiderare che anche di noi, al termine della pandemia, si possa dire: il Tentatore ci ha messi alla prova, ma abbiamo resistito; desiderare che chiunque passi in mezzo a noi, alle nostre case, possa un giorno portare a chiunque buone notizie della nostra fede e della nostra carità.



