Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Credo che la cosa più importante che oggi possiamo chiedere alla Parola del Signore è di dirci quali sono i buoni motivi per vivere questa Quaresima che la grazia di Dio ci dona di cominciare.
Sento che la cosa più importante che devo chiedere al Signore è di rendermi pronto a questa Quaresima.
Lo scorso anno il cammino è stato impervio. Lo abbiamo cominciato con la fiducia che la pandemia sarebbe presto finita e che quanto stavamo vivendo si sarebbe concluso presto: così non è stato. La vita stessa è diventata, settimana dopo settimana, una quaresima segnata da rinunce, timori, restrizioni, dolori, croci e sofferenze. Attualmente non si vede la fine. La vita assomiglia ancora così tanto ad una Quaresima che potrebbe essere lecito chiedersi a cosa ci serva la Quaresima.
Ecco, dunque, che sento fortemente il bisogno di chiedere al Signore di accompagnarmi dentro questo tempo che tanto assomiglia ad un deserto per essere capace di viverlo senza cedere allo sconforto e alla tristezza, senza cadere in alcuna tentazione che rivolva i problemi, allontanandomi però da Dio.
Ho cercato tra le Parole che il Signore ci rivolge qualche traccia e qualche segnale che indichi la strada per questa prima settimana. Ne ho trovati, non senza fatica, alcuni che mi sento di condividere nella speranza che possano essere utile a trovare i vostri.
Il primo indizio è questo: lo Spirito conduce Gesù nel deserto. Sono sicuro che dentro questa situazione non ci abbia spinto lui, come si spinge in acqua qualcuno nella speranza che possa imparare a nuotare.
Nello stesso modo, Gesù non è stato trascinato nel deserto dallo Spirito, ma dallo Spirito nel deserto è stato continuamente condotto e custodito. Sapere che Gesù, lungo ognuno di quei quaranta giorni, dentro ciascuno di quelle quaranta notti, non era solo, ma poteva contare sulla guida dello Spirito mi infonde coraggio. Egli lo ha scortato e quando Gesù ha avuto di fronte il diavolo, lo ha protetto.
Questo è, per la verità, più che un semplice indizio. È la possibilità che ci è data di credere che nessun deserto è mai completamente vuoto, nonostante le apparenze; il Signore cammina con noi, ci sostiene e difende; in ogni deserto c’è qualcosa di nuovo da imparare. San Paolo arriva addirittura a dire che il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria.
In ogni deserto ci è dato di imparare cosa davvero è necessario e cosa invece è superfluo, cosa è di peso per il nostro cammino e cosa è inseparabile da noi, cosa ci tiene in vita e cosa ci fa sentire vivi.
Ci è dato di misurare le nostre forze e di conoscere meglio noi stessi.
Nel deserto ci è possibile conoscere ancora meglio Dio e chi sono i figli di Dio. È curioso che le prime due tentazioni si aprano esattamente con questa prova: “Se tu sei Figlio di Dio”. Se lo sei allora trasforma i sassi in pane o gettati giù dal punto più alto…
Ma i figli di Dio non sono coloro che risolvono in questo modo le situazioni difficili della vita. Non aspirano all’abbondanza facile di pane, di potere, di successo. Sono coloro che non hanno parole da dire migliori di quelle uscite ed ascoltate dalla bocca di Dio, come fa Gesù per rispondere al Tentatore.
La grande sfida di ogni vita che desideri anche essere spirituale è proprio quella del vivere da veri figli e di riuscire a rimanerlo, sforzandoci di rimanere graditi a Dio, anche quando la vita si fa difficile e le preoccupazioni per il corpo sembrano diventare prioritarie rispetto a quelle per l’anima e si pensa di dover provvedere prima alle une che alle altre.
Il secondo indizio facendo un passo indietro l’ho trovato nelle parole di Isaia: Dio sembra volerci consegnare il suo biglietto da visita con l’indirizzo di casa: “In un luogo eccelso e santo io dimoro, ma sono anche con gli oppressi e gli umiliati, per ravvivare lo spirito degli umili e rianimare il cuore degli oppressi”.
A chiunque cerchi Dio, è data precisa indicazione su dove trovarlo.
In questo tempo di pandemia è facile curarci solo dei nostri affari: pensare alla nostra fame, alla nostra salute, al nostro futuro e trovare negli altri semplicemente dei concorrenti. È facile pensare che Dio debba occuparsi della nostra fame, della nostra salute, del nostro futuro in maniera diretta e immediata, liberandoci da ogni male che ci minaccia. Dio non è il grande assente dentro questo tempo e vivere la Quaresima significa imparare a cercarlo e a trovarlo proprio in mezzo a questo mucchio di rinunce, timori, restrizioni, dolori, croci e sofferenze che siamo chiamati a vivere per imparare a viverlo.
Vi è un uomo interiore di cui continuare a prenderci cura perché si rinnovi di giorno in giorno, perché mentre sentiamo la minaccia per il nostro uomo esteriore, non cessi la cura per quello interiore, per imparare a fissare lo sguardo non solo sulle cose visibili, ma anche su quelle invisibili così che superata la priva possiamo ritrovarci con un animo nuovo, rinnovato: per ricordarci che c’è un pane che ci tiene in vita e un Pane che ci fa sentire vivi.



