Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Metti in circolo il tuo amore
Signore, ma con chi ce l’hai e perché? Perché sei così infastidito e arrabbiato con i ricchi e con quelli che mangiano a sazietà? Sempre che tu stia alludendo solo alla sazietà della pancia. E che cosa ti hanno fatto di male quelli che ridono? Sei forse invidioso di quelli di cui si parla bene? Ti danno così tanto fastidio da arrivare a minacciare guai per ciascuno di loro o da arrivare quasi ad augurare dolore e lacrime?
C’è qualcosa di duro in questa parola. Di così duro che anche a noi forse viene voglia di dire: “troppo duro” e andarcene. E non lamentarti se poi in giro si trovano pochi cristiani, perché è davvero difficile capire il motivo di tanta ostilità nei confronti di desideri e traguardi così semplicemente umani.
Il desiderio di avere una sicurezza economica – quanto ci manca proprio ora e quanto poco consolati ci sentiamo; il desiderio di non veder mancare niente sulle nostre tavole; di una tranquillità del vivere, di non aver bisogno di nessuno; di godere di una buona reputazione e sentirci apprezzati dagli altri; il sano desiderio di poter assaporare di un po’ di allegria e serenità, di poter anche noi ridere e sorridere della vita.
E poi c’è questa strana beatitudine promessa proprio a chi si trova in situazioni che a noi tolgono il sonno. Beati i poveri, chi ha fame, chi piange, quelli che sono odiati e disprezzati…
Ma stiam scherzando? Come non bastasse, vogliamo parlare del resto: pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica.
C’è forse una cosa su cui potremmo provare ad andar d’accordo: come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Ma anche qui ho l’impressione che non sia così scontato perché questa regola non dice che devi fare agli altri quello che gli altri fanno a te. Così, in un attimo diventerebbe, la replica del dente per dente e ci vedrebbe chiudere presto bottega appena capiamo che gli altri non fanno a noi quello che vogliamo che facessero, che gli altri non ci danno quello che ci aspettiamo, che gli altri non restituiscono quello che noi abbiamo fatto. La regola è d’oro solo se tu cominci a fare quello che capisci essere il bene che anche tu vorresti ricevere e farlo quasi come un azzardo, senza la sicurezza di veder ricevere lo stesso trattamento: solo in obbedienza al tuo cuore e a ciò che senti essere bene.
Io vorrei che le persone mi parlassero senza gridare. Io vorrei che le persone mi dessero ogni tanto una carezza, un abbraccio, mi facessero un complimento e magari un piccolo regalo. Vorrei che le persone mi capissero prima anche che parli. Vorrei che fossero qui quando mi sento solo.
Desideri qualcosa di questo? Comincia a farlo. Tu, agli altri; non a pretenderlo dagli altri. Non ad aspettare che i conti siano sempre in pareggio. Comincia a pensare che, se lo fai tu agli altri senza aspettare che gli altri lo facciano a te, non sei il solito fesso. Non farlo semplicemente per pareggiare o per non sentirti in colpa.
Signore, noi siamo i “soliti fessi”. Quelli che “al dunque” non si tirano indietro: cosi recita una sorta di preghiera.
Quelli che non sanno mai trovare la scusa per dire: “Non sono potuto venire.” Quelli che dicono: “Ormai ci siamo impegnati, non possiamo tirarci indietro”. Quelli che si ritrovano “sempre gli stessi”. a lavorare, a sgobbare. Quelli che devono inghiottire amari bocconi perché gli altri oltre a non lavorare ti prendono anche in giro. Signore, è duro. Siamo sempre in tanti ad avere idee, a progettare, a programmare.
Ma poi, a lavorare, chi scappa di qua, chi fugge di là, chi non può, chi non si ricorda… E noi siamo i “soliti fessi”.
Invece noi siamo quelli che: perché devo salutarlo io, se lui non mi saluta? Ma perchè devo fargli un favore, quando lui nemmeno se lo supplichi te li fa? Perché devo cedere io per primo?
No, Signore, forse nemmeno su questo siamo tanto d’accordo.
Eppure la questione è forse proprio quella di accordarci; non trovare un semplice accordo o un banale compromesso, ma quello di accordarci al tuo cuore. Di vibrare con te, sulla stessa frequenza che è quella dell’amore. «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato.
E allora tu ci sazierai il corpo come l’anima; tu ci donerai un sorriso e ci rallegreremo perché grande è la nostra ricompensa nel cielo e questa ricompensa non la pretendiamo dagli altri, ma l’attendiamo da te e soprattutto la nostra ricompensa è già nel poter pensare di essere tuoi collaboratori che riceveranno a suo tempo la propria ricompensa. Ci vanteremo di poter fare il bene ancora prima di poterlo ricevere. Lo faremo perché sappiamo che è bello riceverlo e la gioia di chi lo riceve da noi, diventerà la nostra gioia. Allora terremo alla larga tanti guai che arrivano proprio quando ciascuno si ferma a pensare a quello che vorrebbe ricevere e avere e non a quello che potrebbe fare e donare.
Come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Sembra la regola facile in mezzo a parole ben più impegnative. Cominciamo da qui e saremo già a buon punto, ma attenzione perché è meno facile di quel che si pensi. Occorre ribaltare il mondo. Guardarlo a rovescio. Non a partire da noi stessi, ma da chi ci sta di fronte e domandarci sinceramente: cosa posso fare di buono, di bello, di bene per lui?



