Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
C’è un uomo saggio, uno che cerchi Dio?
Mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito: accadeva ai tempi di Noè.
Mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano: accadeva ai tempi di Lot.
È quello che accade normalmente in ogni tempo. È quello che stavamo facendo fino a prima della comparsa del virus. È quello che stiamo cercando di tornare a fare ora, nonostante il virus.
Lo facevamo senza pensiero che qualcosa o qualcuno ci impedisse di farlo, senza il minimo sospetto che qualcosa potesse avere il potere di stravolgerci la vita. Non è stato un diluvio, non è stata una pioggia di fuoco e zolfo dal cielo; niente di così spettacolare; un virus, capace di piovere dentro la vita di ciascuno di noi mentre ce ne sentivamo padroni spensierati…
Dove era la nostra colpa? Dove era la colpa degli uomini del tempo di Noè? E degli abitanti di Sodoma, concittadini di Lot? Il libro di Ezechiele una risposta la offre in questi termini: “Guarda: questo fu il delitto di Sodoma, tua sorella: superbia; abbondanza di pane e dolce benessere ebbero lei e le figlie, eppure non diede aiuto al misero e al povero”.
Le nostre città erano sorelle di Sodoma, incapaci di dare aiuto al misero e al povero perché miseri e poveri rappresentavano la minaccia, finchè ci siamo accorti che miseri e poveri potevamo e possiamo diventarlo anche noi. Finché non ci siamo accorti che i miseri e i poveri potevano avere il volto del nostro vicino, del nostro amico, di un nostro parente. Allora ci è apparsa chiara non solo la possibilità, ma la necessità di farci prossimo.
Ci è venuto pensiero di poter cambiare, di poter essere migliori. Ci si è accorti di quanto fosse fragile ciò che avevamo creato, comprando, vendendo, piantando, costruendo, ma non diversi da quell’uomo che il salmo definisce stolto mentre pensa: tanto Dio non esiste.
Allora abbiamo cercato un’arca su cui salire per salvarci, ma nessuno l’aveva preparata; un luogo in cui fuggire come Lot, ma nessuno conosceva la strada. In tutto il mondo si è fatta la gara a costruire ospedali in pochi giorni, quando prima si era impegnati a ridurre le spese per la cura. Troppo tardi.
Abbiamo allora cominciato a capire e credere alla Parola del vangelo mentre si faceva carne in medici, infermieri e personale ospedaliero: “chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva”. Li abbiamo chiamati eroi mentre loro erano semplicemente, ma fieramente impegnati a fare bene il loro dovere: disposti a perdere la vita per salvarne altre. Papa Francesco ci ha ricordato che peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla chiudendoci, senza imparare nulla. Ora è il tempo di credere; è il tempo del vangelo.
La Parola di oggi ci ricorda che Dio non è colui che vuole distruggere il mondo. Certo, anche Lui come noi probabilmente è un po’ stanco di vederci rovinare la sua opera e di rovinare noi stessi: il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: «Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti».
Ma Egli è anche colui che dal cielo si china sui figli dell’uomo per vedere se c’è un uomo saggio, uno che cerchi Dio. Lo trova in Noè, uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. Le istruzioni per l’arca della salvezza sono precise e per tempo: ecco come devi farla… Arrivano prima del diluvio. Lasciano il tempo per l’accoglienza e la messa in pratica. Dio non ama cogliere di sorpresa l’uomo. Preferisce avvisarlo, indicare una rotta diversa, una via di redenzione che non passa per la punizione.
È tempo di non vivere più senza pensieri, come se mai potesse accaderci qualcosa. È il tempo di ascoltare gli avvertimenti di Dio che non sono minacce, ma appelli appassionati di Dio a cambiare strada prima di finire a sbattere.
Dovremmo imparare ad alzare lo sguardo verso il cielo non solo quando vediamo scendere il fuoco, il diluvio, o comparire una qualsiasi minaccia o pericolo che non sappiamo come affrontare, come se in cielo ci fosse il colpevole con cui prendersela o solo l’assistenza tecnica da chiamare in caso di guasto: pronto ho un problema!
Questo racconto non ci dice della durezza del cuore di Dio che ai tempi di Noè, stanco della cattiveria dell’uomo, inonda il mondo di acqua facendo morire tutti o della cattiveria di Dio al tempo di Lot che facendo piovere fuoco e zolfo dal cielo, di nuovo semina morte in una città.
Questo racconto di Genesi e le parole di Gesù ci raccontano della infinita pazienza di Dio nei confronti dell’uomo e della altrettanto infinita stoltezza dell’uomo che non vuol sentir ragioni.
Anche Noè mangiava, beveva, aveva preso moglie e fatto figli… ma quando c’è stato da ascoltare la voce di Dio, quella voce che nessuno ha considerato, lui ha saputo ascoltare, fidarsi e obbedire.
Nel film “Un’impresa da Dio” a un certo punto Dio dice ad Evan, l’uomo scelto e incaricato di costruire una nuova Arca, proprio come fece Noè: “A chi pregando chiede pazienza, credi che Dio dia pazienza? O dia invece l’opportunità di essere paziente? A chi chiede coraggio, Dio lo concede… o dà l’opportunità di essere coraggiosi? A chi chiede la gioia di una famiglia più unita, credi che Dio regali sentimenti rassicuranti o l’opportunità di dimostrare amore? Questo è il tempo di fare crescere la pazienza, di dar prova di coraggio, di dimostrare amore!
Questo è il tempo di chiedere allo Spirito di portare frutti su questa terra: amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. È tempo di non sprecare questa crisi.



