Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Dovremmo provare con l’amore
La fisica e la matematica lo chiamano effetto farfalla: il minimo battito d’ali di una farfalla si dice sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo.
Ci hanno scritto libri, canzoni, girato film; costruito teorie e modelli matematici che riguardano il meteo, il clima, l’economia. Una singola azione può determinare imprevedibilmente il futuro. Un singolo evento innesca una serie di eventi di cui non si può conoscere l’esito finale. Un virus che ha avuto origine chissà dove e chissà come, nel giro di meno di un anno, ha cambiato e stravolto le vite di milioni di uomini.
Oggi la Parola di Dio ce lo dice così: come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte.
Siamo tutti sulla stessa barca: questo ci ricordava papa Francesco nella preghiera del 27 marzo. E se vogliamo essere salvati non possiamo sgomitare per esserlo per primi; ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme», «ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme», aprendo «nuove forme di ospitalità, di fraternità e di solidarietà».
Ci siamo resi conto che quel mondo in cui abitavamo, Dio ce lo ha affidato come custodi e non come padroni.
Mi auguro che ci siamo anche resi conto che le regole con cui pensavamo di abitarlo non erano delle migliori.
“La tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi, di fatto non è in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, e per questo a volte risolve un problema creandone altri. Continua in un altro punto: L’obiettivo non è di raccogliere informazioni o saziare la nostra curiosità, ma di prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo, e così riconoscere qual è il contributo che ciascuno può portare.
Ancora il papa: “Il peggioramento progressivo di ciò che si è convenuto chiamare l’“ecosistema” rischia di condurre a una vera catastrofe ecologica” Ma era il 16 novembre 1970, papa Paolo VI.
Quarantacinque anni e quattro pontificati dopo, la constatazione di papa Francesco è identica, formulata con le stesse parole: Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi”.
Pensare di fare a meno di Dio, come spesso anche noi facciamo, è folle.
Oggi la scrittura ce lo ricorda descrivendoci come era la terra prima che Dio si mettesse in azione: nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata; ma forse raccontandoci anche come rischia di tornare ad essere la terra se non cambiamo atteggiamento; se non torniamo a coltivare un atteggiamento di gratitudine e non avidità, di lode e non di pretesa.
Sono belle le parole del salmo, lo stesso che abbiamo ascoltato e pregato nel giorno di Pentecoste: Benedetto il Signore che dona la vita. Quante sono le tue opere, Signore! Le hai fatte tutte con saggezza; la terra è piena delle tue creature.
Nei giorni di marzo e aprile avevamo sotto gli occhi una natura traboccante di bellezza: anatre che si facevano il bagno nelle fontane delle piazze; lepri che si rincorrevano nei parchi di Milano; delfini che nuotavano vicino alle barche ormeggiate nei porti; livelli di inquinamento scesi a livelli minimi e aria respirabile; Venezia, come tante altre città di mare, con acque di nuovo azzurre e trasparenti. Erano i giorni di una primavera che sbocciava, indifferente alle nostre preoccupazioni e alle nostre paure o meglio, semplicemente al lavoro, preoccupata di ricordarci che il mondo e la terra non sono un luogo pericoloso e minaccioso ma lo diventano se noi non ne abbiamo rispetto, se noi dimentichiamo di avere nel cuore quell’atteggiamento umile e fiducioso che sempre il salmo descrive così: Tutti da te aspettano che tu dia loro il cibo a tempo opportuno. Tu lo provvedi, essi lo raccolgono; apri la tua mano, si saziano di beni.
Se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
La tua Parola oggi Signore, ci invita ad affidarci a questa grazia abbondante che ha creato il mondo all’origine e lo custodisce ogni giorno. Ci inviti a ricordare che ogni nostra azione è in grado di dare inizio a quella rivoluzione e a quel cambiamento che tutti attendiamo e di cui abbiamo bisogno, ma che chiede la nostra collaborazione, il nostro battito di ali, una nostra parola, una nostra azione, una nostra rinuncia, un nostro anche piccolo sacrificio.
È necessario che “ognuno si penta del proprio modo di maltrattare il pianeta, perché «nella misura in cui tutti noi causiamo piccoli danni ecologici», siamo chiamati a riconoscere «il nostro apporto, piccolo o grande, allo stravolgimento e alla distruzione dell’ambiente»”.
La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre dentro le quali è più facile “trascurare l’impegno di coltivare e mantenere una relazione corretta con il prossimo, verso il quale ho il dovere della cura e della custodia… Quando tutte queste relazioni sono trascurate, quando la giustizia non abita più sulla terra, la Bibbia ci dice che tutta la vita è in pericolo”.
Abbiamo inquinato la terra
nascosto le polveri
sotto il tappeto del mare
disboscato foreste per allargare i campi
dei nostri banchetti avari
e ora la terra ricambia il favore,
siamo noi a tossire adesso
di nascosto
come le fabbriche nel turno di notte,
ora siamo noi ad avere problemi
di respirazione,
proprio come l’Amazzonia
quando bruciava
e l’abbiamo lasciata soffocare
non abbiamo teso la mano
ma abbiamo puntato il dito
a chi da sud correva verso le nostre coste
per scappare dalla guerra,
il sudore salato seccato dal vento
ha fatto sulle loro guance
un collage di polvere da sparo,
li abbiamo lasciati morire tra le onde,
a quello che è riuscito ad approdare
gli abbiamo sottratto il documento
che lo dichiarava uomo,
pari a noi
adesso siamo noi gli immigrati del cosmo
spaventati dalla guerra
di un’influenza sovrana,
siamo il sud in mano ad una bussola
che delusa
non vuole indicarci nessun nord,
i nostri treni, le loro barche
le loro onde, la nostra febbre,
la loro paura, la nostra paura,
condividendo lo stesso unico e amorevole desiderio:
rivedere i nostri figli,
non lasciarsi perdere le nostre madri
e stare in pace, che cavolo
e forse ora è chiaro
che riceviamo quello che diamo
che se paghiamo con l’ira
abbiamo il resto in collera
e che tutto quello che facciamo
prima o poi
in una forma o nell’altra
torna da noi
dovremmo provare con la compassione
un giorno,
con la tenerezza
l’immedesimazione
il rispetto,
dovremmo provare con l’amore. [Gio Evan]



