Il Cestino della solidarietà

Oggi  vorrei attirare la vostra attenzione su questo cestino

Cestino 2020È il cestino che solitamente passa subito dopo lo scambio della pace per raccogliere le offerte. È inutilizzato e perciò vuoto da nove domeniche.
Non intendo lamentarmi delle mancate entrate, ma piuttosto fare una semplice considerazione.
Statisticamente, nel cestino la maggior parte delle persone getta una moneta da un euro. Alcuni anche da due. Qualcuno getta banconote, ma vi si trovano anche monete degli altri tagli, centesimi compresi.
È l’abitudine di molti che si è interrotta in queste domeniche; mi fa sempre tenerezza veder passare la monetina dalla mano del genitore a quella del bambino perché impari a gettarla nel cestino. Siamo diventati grandi in questo modo e anche così abbiamo imparato la generosità e a non essere egoisti.
Non è mia intenzione lamentarmi o preoccuparmi delle mancate entrate, perché penso che abbiano motivi ben più grandi di preoccupazione molte famiglie che non hanno visto arrivare lo stipendio in queste stesse nove settimane, o l’hanno visto arrivare in percentuale minore se hanno potuto usufruire della cassa integrazione; penso a chi ha dovuto chiudere la propria attività in attesa della riapertura che non si sa quando e come avverrà. Nel frattempo non è certo venuta meno la necessità di fare la spesa, di pagare rate di mutui e bollette, tasse, assicurazioni…
Penso molto a queste preoccupazioni e mi domando cosa posso fare.
Da solo, certamente poco, ma insieme…
In questa situazione di emergenza, abbiamo allora bisogno davvero ora più che mai di vivere il vangelo per davvero.
Così troviamo scritto nel libro degli Atti degli Apostoli (4,32-35): “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.”
La fede si nutre dei sacramenti, e possiamo certo soffrire della mancanza di questi doni di Grazia, ma il cristiano vive anche di carità: quella che può fare e quella che riceve.
Allora molto semplicemente mi domando:
e se ciascuno di coloro che era abituato a mettere la moneta del valore di un euro, in queste nove domeniche avesse messo da parte la sua moneta per poterla mettere a disposizione della provvidenza e poter così distribuire poi quanto raccolto tra coloro che ne hanno bisogno?
Chi metteva la banconota, deciderà personalmente se può continuare a metterla o se ora serve più a lui. Chi metteva le monetine di rame dei centesimi si farà la stessa domanda.

Di certo messo tutto insieme sono sicuro che potrebbe diventare una apprezzabile somma; senza fare a gara a chi mette di più, senza sentirsi inutile se mette di meno; senza fare nulla di più di quello che abbiamo imparato e siamo abituati a fare.
Credo che questo sia il modo migliore per testimoniare che ogni Eucarestia a cui abbiamo partecipato ci ha aiutati a diventare uomini e donne che praticano la carità e credono alla provvidenza di Dio; si fanno pane spezzato per i fratelli perché si sentono nutriti del Pane spezzato che è Gesù.
“Fate questo in memoria di me” non è solo invito a partecipare all’Eucarestia, ma è comando di amarsi gli uni gli altri come lui ci ha amati. “Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri” Gv 15,17
Mentre ci auguriamo che l’emergenza sanitaria abbia presto fine e abbia fine la conta dei morti, non possiamo che immaginare che l’emergenza economica deve per certi versi ancora cominciare a far vedere i suoi effetti.
A nessuno dovrà mancare il necessario, e tutti, secondo le nostre possibilità, possiamo dare una mano.
Non avremo in questo modo tutte le risorse necessarie per risolvere ogni problema, ma possiamo provare a tendere la nostra mano e insieme con l’ente pubblico, aver cura che a nessuno manchi quanto basta per mangiare, per dormire, per curarsi.
Un’ultima parola la spendo per dire questo: mentre invito chi può a tendere la propria mano per offrire il proprio aiuto nella misura che gli è possibile, vorrei incoraggiare anche chi è nel bisogno a tendere la propria mano per ricevere aiuto senza vergogna.
Il dispiacere più grande sarebbe vedere che quanto raccolto non riesce ad arrivare a chi serve ostacolato dalla vergogna di chiedere e dall’imbarazzo di ricevere.
Per chi ha bisogno e si lascia aiutare, sono sicuro arriverà presto il giorno in cui potrà farsi a sua volta segno della provvidenza.cestino 2020A
Appena conclusa questa prima fase di emergenza, daremo indicazioni su quando e come consegnare la propria “moneta”.
Continuerete anche a trovare nelle Chiese la cesta della raccolta degli alimenti perché chi era abituato a sostenere i bisogni altrui in questo modo continui a farlo.
Per chi invece sentisse di poter e voler contribuire in maniera più significativa di una moneta, questo è l’iban della Parrocchia su cui far pervenire il proprio aiuto indicando nella causale: per il  cestino

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