Parrocchia S. Agata – Monticello Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Impauriti o spavaldi?
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
Abbiamo celebrato la Pasqua, ma, fermi sulle persistenti preoccupazioni per la situazione presente, pare così lontana… Tuttavia la liturgia ci ricorda che sono passati solo otto giorni, non una vita. La situazione che stiamo vivendo del resto sembra aver cambiato anche il senso del tempo: abituati ad andare così di fretta, questo tempo di quarantena cominciato ai primi di marzo sembra una vita…
Abbiamo celebrato la Pasqua e oggi come la sera di quel giorno, il primo della settimana, le porte sono ancora chiuse, ma soprattutto nel cuore nostro e di quei discepoli abita ancora la paura e la preoccupazione. Sono certamente diversi i motivi, ma il risultato è quello: le porte sono chiuse, il cuore impaurito.
La Pasqua sembra non aver sortito ancora il suo effetto sui discepoli, ma il vangelo di oggi ci rassicura: a Gesù non è bastato tornare in vita. Lui non è il sopravvissuto alla croce, è il Risorto, ancora meglio è il Vivente e desidera che siano viventi anche tutti coloro che credono in lui.
Non aveva forse promesso questo a Marta in lacrime per la morte del fratello Lazzaro: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?»
Ancora più rassicurante, soprattutto in questo tempo in cui non ci è possibile riunirci in Chiesa per l’Eucarestia, è questo andare del Risorto di casa in casa, di luogo in luogo, alla ricerca di ciascuno di quei discepoli impauriti e confusi con parole semplici: non temete, pace a voi!
Rassicurante è anche questo suo ritornare per cercare chi non ha ancora trovato forse perché spavaldo aveva lasciato quella casa: Tommaso!
E noi chi sentiamo di essere a otto giorni dalla Pasqua al tempo del Covid? Siamo quei discepoli che nel cuore hanno certezze impaurite e poco convincenti: abbiamo visto il Signore o siamo come Tommaso, discepolo spavaldo prima ancora che dubbioso che avanza pretese: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo»?.
Mentre cerchiamo la risposta, stiamo intanto certi che il Signore sta inseguendo anche ciascuno di noi e mettiamo anche nel conto che potremmo essere sia “l’uno” che “gli altri”. Stiamo certi che non ci lascerà rifugiare dentro false certezze o vuote formule e neppure dentro inservibili spavalderie!
Quelle ferite mostrate a Tommaso come testimonianza della Pasqua ci provocano, ci interrogano, ci sfidano.
Avevamo in tutti i modi provato ad eliminare dai nostri pensieri e dal nostro agire non solo la morte, ma anche la sofferenza, la debolezza, il dolore, la fragilità e ora il Signore come garanzia della sua resurrezione ci chiede di toccare le sue ferite: «metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!»
L’uomo di fede non è colui che chiede a Dio come prova dell’essere un Dio che merita la nostra fiducia di allontanare la sofferenza e la morte, ma è colui che prega Dio di sostenerlo quando la sofferenza e la morte lo toccano da vicino e di non lasciar vacillare in quelle circostanze la propria fiducia.
L’uomo di fede non è colui che indifferente alla sofferenza e alla morte si accontenta e si rifugia nelle formule di fede: “abbiamo visto il Signore”. Il discepolo del Risorto è colui che si lascia strattonare dalla vita.
Attende la grazia per l’oggi, facendo memoria di quella ricevuta ieri perché la grazia come la manna accade ogni giorno. Spera che ciò che affligge il presente possa essere seme fecondo per la resurrezione di domani: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. Abbandona la pretesa del controllo e si consegna senza condizioni alla misericordia. Non ha bisogno di vedere Dio, ma preferisce sentirsi guardato e custodito da Dio. Non ha pretese da avanzare, ma preghiere da innalzare. Il discepolo non è l’uomo spavaldo che ritiene di dovere e potersela cavare anche da solo. Umile, il discepolo, si domanda ogni volta se la prova è troppo grande o se piuttosto la prova sta scoprendo la sua debolezza e cerca la presenza del Signore crocefisso e risorto.
Non voglio negare la durezza di questo tempo: il nostro spazio era il mondo, la misura del nostro tempo l’attimo; ora lo spazio si è ristretto, il tempo si è dilatato ed è come se ci avessero tolto la terra da sotto i piedi e rubato il futuro. Scopriamo di essere fragili. Siamo disorientati, feriti, confusi, pieni di dubbi anche nei confronti del Signore, ma sentiamo di non volere e non poter perdere, come una cosa tra le altre, anche la fede nel Signore. Questo è il tempo in cui anche noi come Tommaso e gli altri discepoli siamo invitati a non essere increduli, ma credenti, perché credendo abbiamo la vita nel suo nome.
La Pasqua non è lontana alle nostre spalle, indifferente alla nostra vita, alle nostre paure o alle nostre spavalderie. Il Signore sta venendo a cercarci e a prenderci per dirci: pace a voi!
Impauriti o spavaldi? Credenti!

Il volantino per seguire la Santa messa



