Quinta domenica di quaresima – di Lazzaro – 29 marzo 2020

apri le porte2920Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

E se questo miracolo non accadesse? Continueremmo a fidarci di Dio e a pregarlo?
Vi ricordate questa domanda che domenica scorsa ho lasciato in sospeso, quasi nascosta?
Abbiamo iniziato questa quaresima, io per primo, pensando che per Pasqua saremmo stati fuori da questa emergenza. Erano i giorni in cui pochi capivano cosa stava succedendo e cosa ancora doveva succedere. Erano i giorni in cui con fiducia sentivamo dire: “Milano non si ferma”; in cui davamo per sicuro che la Pasqua avrebbe portato con sé anche la fine di questa epidemia: una Pasqua vera e gioiosa come non mai!
Oggi, siamo sicuri che la Pasqua non la celebreremo come ci invita a fare il preconio pasquale: “Esultino i cori degli angeli… gioisca la Chiesa madre nostra, irradiata di vivo splendore, e questo tempio risuoni per le acclamazioni del popolo in festa… Infine, perché tutto il mistero si compia, il popolo dei credenti si nutre di Cristo.”
Il tempio sarà vuoto. Niente domenica delle Palme e benedizioni degli ulivi. Niente Coena Domini. Il venerdì santo non spoglieremo altari perché sono già spogli. Tutto già assomiglia ad un silenzioso sabato santo. Niente comunione pasquale. Niente di ciò a cui siamo abituati. Anche la confessione, solitamente un fastidio, ci mancherà.
A meno di un miracolo. Quel miracolo che ha chiesto papa Francesco con forza e noi con lui: Signore, svegliati! Salvaci. Un miracolo che ancora non è arrivato.
Così la domanda rimane: dove sei Dio? Dormi?
O come ci ha ricordato il vangelo dei discepoli nella tempesta: Dio non ti importa proprio nulla di noi?
Così le stesse parole di Marta e Maria che abbiamo ascoltato nel vangelo le ritroviamo nel nostro cuore: Signore, se tu fossi stato qui! Tutto questo non sarebbe successo. E dopo che ti abbiamo chiamato, perché non sei arrivato, come Marta e Maria ti avevano chiesto e come tutti ora ti stiamo implorando?
Qui sono morti e continuano a morire i nostri amici, i nostri nonni, i nostri genitori e anche qualche nostro figlio. Ci sentiamo anche noi come il popolo di Israele al quale hai promesso la libertà e la terra, ma che ora si trova con davanti il mare e dietro l’esercito egiziano.  Indietro non si torna, avanti non sappiamo come andare e il pericolo ci sovrasta minaccioso.  E tu dove sei? Ti abbiamo chiamato e ancora non sei venuto!? Cosa aspetti? Cosa vuoi in cambio?
“Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”
Ci vuole tanta fede per far nostre le parole di Marta che seguono: “Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà”.
Questo virus ha sepolto la nostra vita, l’ha resa irriconoscibile. Ha trasformato le nostre case in piccoli sepolcri o quanto meno prigioni. Sta minacciando ogni nazione, facendosi beffe dei confini e delle nostre economie.
Eppure a te pare tutto chiaro e normale: “Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate”. Come è possibile credere in un Dio che non capiamo?
Perché io non capisco cosa tu voglia ora da noi. Questo virus è così spietato che ci impedisce di stare vicino ai nostri malati. Non abbiamo modo di dare degna sepoltura ai nostri morti. Non possiamo consolare gli afflitti. Il futuro e anche il presente di molte famiglie sono già compromessi. E tu?! Che fai? Come è possibile credere in un Dio che non capiamo? Eppure tu ci inviti a credere: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Credere prima di capire. Credere per capire e per vivere.
Signore, metto da parte allora la mia incomprensione. Mi costa e decido di fidarmi o almeno di provarci anche se quello che dico mi pare folle: forse questo non è ancora il tempo della resurrezione. C’è qualcosa in noi che prima deve morire. Come Lazzaro, prima che tu arrivi a guarirci, dobbiamo morire. A noi stessi. Alle nostre presunzioni.
Questo è ancora il tempo di morire. Noi, a ben pensarci, stiamo ancora resistendo solo per tornare fuori come prima. Alle stesse preoccupazioni e alle stesse occupazioni. Alle stesse condizioni. Per rimettere semplicemente le cose a posto il più in fretta possibile.
Promettiamo cambiamenti: saremo migliori dopo questo. Ma pare più un auspicio o un augurio che una promessa, quasi più una moneta di scambio con la fine di tutto questo che un reale desiderio che stiamo già costruendo.  lazzaro2029
La paura di morire solitamente ci fa dare il meglio di noi stessi e ci costringe al cambiamento, ma la maggior parte delle volte, passata quella, tutto torna come prima.
Sì, Signore, la dico grossa, ma mi sembra coerente con il ritardo con cui ti sei presentato a Betania: Lazzaro doveva morire per essere resuscitato. Non ci basta la paura di morire, dobbiamo prima morire a noi stessi se vogliamo rinascere. Se tu compissi il miracolo ora, per molti di noi che ancora confidano di farcela da soli – io per primo -, sarebbe solo un pericolo scampato e non una resurrezione. Non è questo che hai sempre chiesto a chi voleva dirsi discepolo? “Se qualcuno vuole venire dietro a me, smetta di conoscere e di preoccuparsi solo di se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Allora anche a noi dirai quelle parole tanto attese: vieni fuori! Liberatelo e lasciatelo andare.
Prima occorre morire. Perché la strada della Pasqua passa per il venerdì della croce. Andrà tutto bene, ma chi non avrà l’audacia di passare dal calvario, sarà semplicemente un sopravvissuto, non un risorto. Lo dobbiamo anche a chi non ci sarà.

DOPO IL VANGELOcomunione2920
Difensore dei deboli, protettore dei disprezzati,
salvezza di chi non ha altra speranza,
Dio dei nostri padri e di Israele tua eredità,
Signore dei cieli e della terra, creatore delle acque,
sovrano di tutto il creato, ascolta le nostre preghiere.
La vita non è uno scherzo
La vita non è uno scherzo
prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro,
ad esempio,
le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni,
ad esempio,
pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte,
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia. (Nazim Hikmet)

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