IV domenica Tempo di Pasqua

pecoraDomenica 7 maggio 2017
vangelo Giovanni ( Gv 10,11-18)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Commento

Nell’immagine che il vangelo ci regala sono nascoste molte indicazioni per la nostra vita quotidiana che non può rinchiudersi nell’abitudine di se stessi, né l’abitazione, né la parrocchia, né il proprio giro di amicizie, non può essere lo sport, né il proprio club, tanto meno una sala giochi nulla deve diventare un luogo di chiusura e di separazione, di ogni luogo dobbiamo conoscere l’uscita di sicurezza; ma occorre essere attenti alle false uscite che si avvalgono della tecnologia, delle finestre virtuali dalla realtà filtrata, o quelle che sfruttano la nostra debolezza per offrirci trasgressione e sballo. Occorre superare i propri limiti, quelli personali, quelli ambientali, quelli indotti e raggiungere uno spazio ampio dove poter vivere con cuore aperto.

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