Domenica 4 dicembre 2016
vangelo Matteo ( Mt 21,1-9)
In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
Dite alla figlia di Sion:
Ecco, a te viene il tuo re,
mite, seduto su un’asina
e su un puledro, figlio di una bestia da soma.
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava:
«Osanna al figlio di Davide!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Osanna nel più alto dei cieli!».
Commento
Il cristiano è un uomo e una donna di gioia. Questo termine non è da confondersi con allegria. L’allegria è sicuramente importante, ma la gioia lo è ancor di più perché non è congiunturale è più profonda mentre l’allegria rischia di trasformarsi in superficialità.
La gioia si fonda nella sicurezza che Gesù è con noi e con il Padre e per questo non va assolutamente trattenuta anzi va predicata, annunziata e allunga la strada anzi l’allarga.
Santi tristi non esistono, ci offrono una teologia della gioia.



