Domenica 24 gennaio 2016
vangelo Matteo(Mt 15,32-38)
In quel tempo. Il Signore Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini.
Commento
Gesù, Sapienza e Amore, si è fatto uomo e ha parlato il linguaggio degli uomini perché questi potessero capire come vivere, realizzarsi ed essere felici. Egli non ha insegnato solo con le parole, bensì con la sua stessa vita.
In una società, che è spesso una folla di solitudini, un’esistenza donata per l’unità e la riconciliazione, si offre come una possibilità di rinascita, un segno di contraddizione eloquente e liberante.
Certo, “Senza di me non potete far nulla” (Gv.15,8) ha detto Gesù e quindi a tutti è chiesto anzitutto di pregare il Signore Gesù, perché renda possibile a ciascuno la realizzazione della propria chiamata.



