III domenica Tempo di Avvento

giovanni batista precursoreDomenica 29 novembre 2015
vangelo Luca ((Lc 7,18-28)

In quel tempo. Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto:
Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero,
davanti a te egli preparerà la tua via.
Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio più grande di lui.

Commento

La fede cristiana non va confusa con il possesso di un blocco granitico di certezze teologiche che faccia da basamento al nostro agire. Essa è piuttosto una domanda con la quale continuamente rimandiamo a un Altro il fondare la nostra vita. Il rischio di chi spegne il fuoco delle domande con l’estintore delle certezze è quello di morire congelato in una fede che ha perso il calore della relazione, del dialogo fatto di ascolto, replica, domanda, risposta con il Padre che ordinariamente si ri-vela. E’ il rischio – sempre quello – dell’autosufficienza, del fai-da-te. E’ il rischio del porre la Legge al posto di Dio. L’antidoto alla sensazione di fragilità e debolezza che le domande e i dubbi insinuano non è il rifugiarsi nella gelida prigione delle certezze rocciose, ma il consegnarle a Colui che è il grembo capace di comprenderle. Questa consegna, questa domanda, si chiama Fede.

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